http://www.larena.it/stories/Home/183427_mamma_accoltella_la_figlia_e_dopo_tenta_il_suicidio/
Una lite in famiglia, l'ennesima anche se mai era stata così grave come ieri sera. Madre e figlia che litigano, urla, sedie che si rovesciano. La rabbia che non fa più capire alcunchè. E quel coltello da cucina, di quelli da tavola che si pianta una, due, tre , quattro volte fino ad arrivare a dieci nella schiena della trentatreenne Anna Vlaskina, ucraina, ex hostess che abita da oltre due anni in via Cesare Marchi 37, una nuova lottizzazione residenziale vicino a via Marconi, a Villafranca. «Non ne posso piùùùùùù», urlava quella madre cinquantaquattrenne mentre affondava la lama del coltello nella schiena della figlia che qualche tempo fa era stata vittima di un incidente, era stata in coma e da allora non era stata più la stessa, per colpa di un'emiparesi agli arti inferiori. «Non ne posso piùùùù, mi ammazzo e tu, tu, vieni con me», urlava.
Erano le 20 circa di ieri sera. Una amica delle donne suona al primo piano della palazzina e la porta si spalanca. Deve consegnare dei cataloghi. Ad aprire è mamma Nadiya, insanguinata che guarda con la faccia allibita. Poi richiude l'uscio. E questo dà la dimensione di quanto ormai non ci fosse più ragione in quella testa. Dall'altra parte di quella porta chiusa Anna chiede aiuto: «Aiuto, mia madre mi vuole ammazzare», grida.
La vicina scende di corsa la prima rampa di scale e incrocia un altro vicino cui racconta quello che ha visto. Partono le telefonate al 112 che allerta la polizia locale, ma i vicini sentendo il trambusto chiamano anche i vigili del fuoco temendo che ci sia la trentenne che ha qualche problema ipotizzano che la donna sia caduta e rimasta chiusa in casa. E infatti anche i vigili del fuoco partono verso Villafranca.
Sul posto arriva la polizia locale, anche il comandante e un suo collaboratore, assieme a un vicino, visto che dalla porta di ingresso non c'è verso di entrare in casa si arrampicano sulla grondaia, scardinano gli scuri e buttano giù la finestra. Sbucano nel bagno, accendono la luce e trovano, seduta sul divano, catatonica la madre con lo sguardo fisso. Poco più in là vicino al tavolino la figlia seduta sulla sedia che dice che la madre ha tentato di ucciderla. Sangue sui vestiti della figlia, la madre piena di tagli alle braccia, ai polsi, al collo.
Polizia locale e carabinieri parlano con le due donne, ma all'inizio instaurare un minimo di contatto con la madre sembra impossibile. Sguardo fisso, bocca immobile. Esausta dopo il raptus, incapace di capire cosa le sta accadendo attorno. Arrivano i carabinieri della sezione investigativo- scientifica, raccolgono il coltello insaguinato, repertano, fotografano. La madre viene medicata, così come la figlia. entrambe saranno poi trattenute in ospedale, la madre verrà ascoltata di nuovo oggi, in una situazione più tranquilla, ieri sera era stata sedata. Per lei adesso ci sarà una perizia psichiatrica. Il contesto in cui tutto quanto è avvenuto verrà valutato. Per questo e anche perchè non sono state inferte ferite gravi, per la madre il sostituto procuratore ministero di turno non ha disposto nessuna misura. Prima è necessario valutare e capire.
Una lite in famiglia, l'ennesima anche se mai era stata così grave come ieri sera. Madre e figlia che litigano, urla, sedie che si rovesciano. La rabbia che non fa più capire alcunchè. E quel coltello da cucina, di quelli da tavola che si pianta una, due, tre , quattro volte fino ad arrivare a dieci nella schiena della trentatreenne Anna Vlaskina, ucraina, ex hostess che abita da oltre due anni in via Cesare Marchi 37, una nuova lottizzazione residenziale vicino a via Marconi, a Villafranca. «Non ne posso piùùùùùù», urlava quella madre cinquantaquattrenne mentre affondava la lama del coltello nella schiena della figlia che qualche tempo fa era stata vittima di un incidente, era stata in coma e da allora non era stata più la stessa, per colpa di un'emiparesi agli arti inferiori. «Non ne posso piùùùù, mi ammazzo e tu, tu, vieni con me», urlava.
Erano le 20 circa di ieri sera. Una amica delle donne suona al primo piano della palazzina e la porta si spalanca. Deve consegnare dei cataloghi. Ad aprire è mamma Nadiya, insanguinata che guarda con la faccia allibita. Poi richiude l'uscio. E questo dà la dimensione di quanto ormai non ci fosse più ragione in quella testa. Dall'altra parte di quella porta chiusa Anna chiede aiuto: «Aiuto, mia madre mi vuole ammazzare», grida.
La vicina scende di corsa la prima rampa di scale e incrocia un altro vicino cui racconta quello che ha visto. Partono le telefonate al 112 che allerta la polizia locale, ma i vicini sentendo il trambusto chiamano anche i vigili del fuoco temendo che ci sia la trentenne che ha qualche problema ipotizzano che la donna sia caduta e rimasta chiusa in casa. E infatti anche i vigili del fuoco partono verso Villafranca.
Sul posto arriva la polizia locale, anche il comandante e un suo collaboratore, assieme a un vicino, visto che dalla porta di ingresso non c'è verso di entrare in casa si arrampicano sulla grondaia, scardinano gli scuri e buttano giù la finestra. Sbucano nel bagno, accendono la luce e trovano, seduta sul divano, catatonica la madre con lo sguardo fisso. Poco più in là vicino al tavolino la figlia seduta sulla sedia che dice che la madre ha tentato di ucciderla. Sangue sui vestiti della figlia, la madre piena di tagli alle braccia, ai polsi, al collo.
Polizia locale e carabinieri parlano con le due donne, ma all'inizio instaurare un minimo di contatto con la madre sembra impossibile. Sguardo fisso, bocca immobile. Esausta dopo il raptus, incapace di capire cosa le sta accadendo attorno. Arrivano i carabinieri della sezione investigativo- scientifica, raccolgono il coltello insaguinato, repertano, fotografano. La madre viene medicata, così come la figlia. entrambe saranno poi trattenute in ospedale, la madre verrà ascoltata di nuovo oggi, in una situazione più tranquilla, ieri sera era stata sedata. Per lei adesso ci sarà una perizia psichiatrica. Il contesto in cui tutto quanto è avvenuto verrà valutato. Per questo e anche perchè non sono state inferte ferite gravi, per la madre il sostituto procuratore ministero di turno non ha disposto nessuna misura. Prima è necessario valutare e capire.









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