17 maggio 2015

di Martina Cecco - giornalista pubblicista - 19 settembre 2008

Puo’ essere chiamata violenza domestica verso l’uomo, mobbing maschile, discriminazione verso il maschio: ha una serie infinita di definizioni e di sfumature, chiamatela come volete, ma non si puo’ non notarla, visto che e’ uno dei pochi frutti “nuovi” della moderna interpretazione del concetto di famiglia.
Si va sempre piu’ diffondendo, nella societa’ moderna, rispetto allo specchio inverso del passato, l’abitudine di mobbizzare e di escludere dalla vita familiare il maschio, che da qualche tempo a questa parte, specie nei casi di separazioni con figli, e’ la vittima tra i due componenti la coppia.
La violenza sull’uomo e’ spesso taciuta per una forma di vergogna: e’ strano che sia una donna ad avere la meglio sul compagno, in fatto di sopruso, come del resto, a volte, sono piu’ le situazioni - la famiglia di lei, le circostanze, la societa’ - a seminare odio e rancore verso il maschio della coppia separata.
Il traguardo della parita’ dei sessi ha portato con se’ anche questa dinamica: la donna forte non ha paura di essere sola; il maschio disorientato non riesce a mantenere la situazione in equilibrio: per questo le liti si accentuano e spesso a pagarne il prezzo e’ il maschio incapace di adeguarsi ai tempi.
La violenza al femminile e’ diversa dalla violenza al maschile: meno istintiva e piu’ ragionata, e’ una violenza fatta di piccole azioni logoranti e di vendette insulse, che pero’ alla fine portano alla rottura dell’equilibrio psicologico dell’uomo. La donna arrabbiata fa della vendetta la sua ragione di vita, e questo ai figli, certo bene non fa per farne degli adulti perbene.
Il maschio? Lentamente perde il suo ruolo di uomo, di padre, di componente sociale attivo e diventa “l’uomo nero” che deve andare via e allontanarsi dal nucleo familiare. Ma le cose stanno sempre cosi? A giudicare dall’alto numero di maschi che si suicidano per separazione, pare che le vittime non siano sempre le donne, nei casi di cui sopra, ma anche gli uomini.
I figli dei separati, quando affidati solo alla mamma, perdono il rapporto d’amore col padre, il quale, oltre a perderne l’affetto, ne perde anche il filo diretto che permette di dare al bimbo una immagine obiettiva, che rispetti lui e lei, di quello che sono stati i due genitori.
Con meno soldi, senza la prole e con tutte le difficolta’ del caso, piu’ spesso l’uomo separato e’ la vittima: la nuova vittima della societa’ moderna. La sfida e’ grossa: riusciranno le donne a portare l’equilibrio anche in queste situazioni, per dimostrare che la parita’ dei sessi e’ un bene effettivo anche nelle difficolta’?

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di Ernesta Adele Marando - psicologa, CTU al Tribunale di Roma - 28 luglio 2010

Il tema è la violenza agita sugli uomini da parte delle loro ex-mogli. Bisogna sfatare una volta per tutte il dogma "del sesso debole" e con questo si identifica il genere femminile. Stiamo assistendo in questi ultimi anni ad una recrudescenza di crudeltà mentale e vendetta trasversale delle "deboli donne" contro il macho. Che più che essere macho è un derelitto perseguitato con metodiche "politicamente corrette", ridotto ad andare "per cartoni".
Nel senso che trova riparo a ridosso di essi lungo i marciapiedi per essere stato spogliato di ogni suo avere. Dignità calpestata, colpevole a prescindere, per il sol fatto di appartenere al genere maschile, al "sesso" forte e per questo deve mantenere "il sesso debole" essendo evidentemente le appartenenti a questa categorie donne inette ed endicappate. Perchè così si debbono ritenere quelle donne che si fanno mantenere a prescindere. Nonostante siano nell'età in cui la vigoria e gli ormoni siano alle stelle. Mentalità da gheise.
Oggi assistiamo ad un ritorno e rivolta del matriarcato che porterà all'azzeramento della famiglia. All'insorgere di gruppi "sinciziali" dove le donne, in un rigurgito di lesbismo camuffato da solidarietà, espellono il corpo estraneo, quel maschio servito per ingravidarle e renderle potenti. Come si espelle la placenta quando la sua funzione vivificatrice è terminata. Non madri, ma sultane.
La maternità vera è un'altra cosa. E' amore, accoglienza, comprensione. Unione. Invece assistiamo ad un eccitamento orgastico quando le suocere, madri delle figlie femmine, possono entrare nel nido della figlia maritata per demolirlo e riportare a casa propia la figliol prodiga. In genere si tratta di figlie schiacciate dalla personalità della madre. Dipendenti da esse. Al guinzaglio. Queste madri virago ritornano nel loro nido vuoto portando il bottino: figlie inebetite e nipoti sconvolti. Ma ci penserà lei a sistemare le cose. Le ritorna una vitalità eccezionale. Sistema tutti dettando ordini camuffata da povera vittima della situazione che " è stata costretta" a prendere in mano . In questi casi il di lei marito è una figura satellitare, assente. Forse anche vedova, ritorna a rivivere espropriando la vita della figlia facendola propria. Il genero? Si butta via. E' servito per procreare. Poi non serve più. Si scaccia come un cane rognoso.
Questo che scrivo è uno spaccato della mia esperienza professionale quasi ventennale come CTU nel Tribunale ordinario di Roma, chiamata dal giudice a valutare le personalità delle coppie separate, dei loro figli, del loro entourage familiare allargato, per indicare al giudice quale possa essere il regime di affido dei figli minori ai genitori. Le condizioni. In tre casi su cinque circa ho potuto osservare come le ingerenze delle madri su figlie loro dipendenti psicologicamente portassero allo sfacelo di famiglie che sarebbero potute essere felici. Passando sopra i cadaveri dei figli e dei padri. Non una parola per mediare. Per mettere pace. Ma acido versato scientificamente per corrodere legami.
Molti avvocati, psicologi, assistenti sociali anzicchè mediare costruiscono le loro fortune aizzando gli animi e attizzando i fuochi. Quando basterebbe tanta pazienza e il classico buon senso della casalinga intelligente. In genere gli uomini hanno una forza bruta ma non sono velenosi. Le donne sanno essere vendicative oltre ogni ragionevole limite e velenose come uno scorpione quando non sono illuminate dall'amore e da una intelligenza costruttiva. In genere. Con le dovute eccezioni.
Quanto è importante un ambiente sereno per crescere in maniera equilibrata . Un ambiente rispettoso e accogliente. I figli di famiglie distrutte sono ad altissimo rischio di psicopatologie. E di continuare la catena di disgregazione della loro personalità e del loro futuro. Poniamo riparo a questi fallimenti annunciati. Tutti gli esseri umani, uomini e donne hanno uguali doveri e uguali diriti. Non c'è bisogno di scomodare la Costituzione per comprendere questa elementare verità.
Ci si può e ci si deve separare quando sussistano gravi motivi che minacciano la vita psicofisica delle persone, ma questo non significa spogliare il marito di ogni bene. Sia materiale, scippandogli la casa e pretendendo assegni spropositati, che affettivo quale la sottrazione dei figli. Allora ci troviamo non davanti a povere mogli costrette a separarsi perchè subiscono gravi torti. Ma davanti a donne che al posto del cuore hanno un registro di cassa. E queste donne sono state mai capaci di amare? Si sono sposate per amore o per vendetta cieca contro gli uomini? Per avere lo stato di mogli e di madri che da potere? E quando si stancano del gioco, finito il viaggio di nozze tirano fuori la clava e fanno morti e feriti. Quando due persone si sposano dovrebbero sapere che il bene supremo da salvaguardare sono i figli, innocenti di avere quei genitori. Figli da amare e proteggere sopra ogni cosa.
Sarebbe meglio davanti a conflitti insanabili dei coniugi lasciare la casa ai figli e trovarsi ognuno un proprio alloggio. A turno accudire i figli che restano nella casa dove sono nati. Nel loro habitat. E gli adulti si cercassero una sistemzazione tale da poter vivere dignitosamente e in maniera adulta senza farsi mantenere da "papà". Il divorzio è un lusso e se non ce lo si può permettere si rinuncia. Finchè non arriva il momento opportuno. Per amore della propria dignità e del dovere verso i propri figli. Bisogna impare a vivere da persone libere non da guappi che pretendono il pizzo. O da prostitute che si fanno pagare per essere mantenute con la scusa dei figli di cui in realtà non sanno che farsene.
Quasi tutte le coppie che ho visionato si sono separate per apparenti banali motivi. Il motivo vero era affondato nel loro inconscio e non emerso alla coscienza ed era un motivo legato al proprio vissuto prima del matrimonio e agito nel matrimonio.
Se ci si può permettere il lusso di separarsi bisogna farlo tenendo presente che quando un genitore distrugge l'immagine dell'altro genitore agli occhi dei figli, quando sottrae il mondo affettivo dell'altro, nonni, zii, amici, ambiente familiare, compie un crimine prima di tutto contro i propri figli. Si uccide la loro fiducia. La loro voglia di vivere. Medea docet. Non bisogna schiacciare la dignità delle persone. E' un boomerang che colpirà alle spalle quando meno lo si aspetta.
Penso che la furia omicida che si scatena da parte di uomini lasciati contro le donne che lasciano nasca da frustazioni profonde. Un odio verso le donne nato da odio contro la madre. Quella figura femminile che non li ha saputi capire ed amare. Che li ha schiacciati da bambini. E da adulti questi uomini agiscono vendette. Parimenti si può dire delle donne che puniscono i mariti. Che esempi hanno avuto in casa propria da bambine? Sono state abusate? Petanto non focalizziamo lo sguardo sull'ultimo anello pezzato della catena. Si rompe l'anello il più fragile, quello che non sopporta una lunga tensione. Volgiamo uno sguardo al passato e cerchiamo la cura. Il rimedio. Senza nè vincitori nè vinti.
Mi rivolgo alle Istituzioni. Ai politici, ai legislatori. Più scuole, più asili, più posti di lavoro. Più case. Più attenzione. La famiglia è la cellula della società. Curiamola per avere una società sana e costruttiva.
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Polizia: proliferano false accuse di abusi delle ex mogli contro i padri separati
Nell’ambito del sempre più vasto e complesso universo delle separazioni coniugali e della frequente conflittualità genitoriale sull’affidamento dei figli minori che ne consegue, si assiste attualmente al progressivo incremento di due opposti fenomeni che affondano le loro radici nei mutamenti di ordine sociale e legislativo che hanno investito la famiglia e i suoi componenti.
Da un lato si osserva l’aumento del numero di padri separati che, consapevoli del ruolo fondamentale che anche la figura paterna riveste nella vita dei figli e sinceramente interessati al loro armonico sviluppo, reclamano l’affido condiviso, il diritto/dovere cioè di frequentare con assiduità la prole, e la concreta possibilità di esercitare il ruolo genitoriale pienamente ed efficacemente. Dall’altro si registra una epidemia di denunce nei confronti di ex mariti e padri, accusati, fra l’altro, di maltrattamenti ed abusi sessuali sui loro stessi figli.
Alcune di queste accuse sono purtroppo fondate come recenti e terribili fatti di cronaca confermano, ma molte di esse, spesso le più infamanti, si dimostrano, dopo un iter doloroso e certamente non breve, false o inattendibili.
Le denunce “false” costituiscono un’ampia gamma di resoconti non corrispondenti alla verità/realtà dei fatti che vanno dalle dichiarazioni menzognere sostenute dalla precisa volontà e finalità di danneggiare l’ex marito-padre, alle dichiarazioni erronee a causa dell’interpretazione distorta dei messaggi e/o dei comportamenti del minore, in alcuni casi corroborata da pareri molto superficiali forniti dagli esperti consultati.

Psicologa CTU Sarah Viola: "madri possessive verso i figli e vendicative verso i padri"


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Prima donna australiana ad essere condannata all'ergastolo senza condizionale, Katherine Knight (nata 1956) aveva una storia di violenza domestica.
Fracassò la dentiera ad uno dei suoi ex mariti e tagliò la gola al cucciolo di otto settimane di un altro marito, davanti ai suoi occhi.
Una sua relazione con John Charles Thomas Price divenne di pubblico dominio a seguito di un ordine di cattura per violenza familiare che Price aveva ottentuo contro la Knight e si concluse con Price pugnalato a morte dalla Knight, con un coltello da macellaio; fu pugnalato almeno 37 volte, davanti e dietro, riportando molte ferite penetranti ad organi vitali; poi lei lo scuoiò, appese la sua pelle allo stipite della porta in salotto, gli tagliò la testa e la pose nella zuppiera, cucinò le natiche al forno e preparò sugo e contorno di verdure per accompagnare l'"arrosto". Il pasto, con una lettera dai toni di vendetta, fu apparecchiato per i bambini: fortunatamente fu scoperto dalla polizia prima che essi tornassero a casa.
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La Spezia - Fa ammazzare il padre dei suoi figli per gli alimenti
23 luglio 1987 - La vicenda del meccanico ammazzato da un killer per una strana storia di una donna che amava tre uomini, non è finita con l' arresto dell' omicida e del suo complice. Ieri, all' improvviso, il capo della squadra mobile Giuseppe Gallucci ha fermato anche la donna che si è trovata al centro di una trama torbida e passionale, e che all' inizio pareva soltanto la causa principale del delitto, ma non certo quella che lo aveva organizzato. L' accusa, che adesso il magistrato sta decidendo se confermare con l' arresto definitivo, è di concorso in omicidio aggravato e premeditato.
Tutto sembrava risolto, una settimana fa, quando nel giro di 12 ore la polizia di Spezia aveva arrestato a Massa Carrara un giovane napoletano, Luigi Palumbo, 25 anni, e un suo complice, Michele Gallo, 20 anni, due sbandati che tiravano avanti con traffici sul filo della legalità e spesso anche oltre. Palumbo aveva subito confessato, aveva spiegato di essere stato lui a sparare tre colpi di pistola alla testa, poche ore prima, al meccanico Giorgio Gravati, 31 anni, nella sua officina. Era stata una scena agghiacciante nella sua freddezza: lui era entrato, aveva chiesto all' unico cliente dov' era Giorgio, lo aveva raggiunto nel suo ufficio e lo aveva fulminato con tre pallottole in testa, poi se n' era andato in motorino. La pistola l' aveva avuta dal suo amico, Michele Gallo.
Aveva anche spiegato che da qualche mese loro due vivevano assieme a Giuseppina Jacona, 31 anni, una donna originaria della provincia di Agrigento, che da tempo abitava a Spezia. Giuseppina aveva conosciuto il giro della prostituzione e aveva ricevuto più di un foglio di via. Poi si era sistemata con Giorgio Gravati. Tutti i due volevano rifarsi una vita: lui dimenticare un passato con qualche grana giudiziaria per via di una rapina ad una tabaccheria, lei per la sua storia, fatta anche di tre figli che aveva tenuto con sé.
Il padre di Giorgio aveva una catena di lavanderie, l'officina marciava bene, Giuseppina aveva dato due figli al suo compagno. Poi erano sorti i primi dissidi, lui voleva imporre il suo cognome ai bambini, lei non voleva. Anche per questo, pare, si erano separati, e lei era andata a vivere con i due ragazzi napoletani.
La molla del delitto pareva proprio la gelosia. Lei litigava con Giorgio per la faccenda del nome dei figli, ma faceva capire ai due ragazzi che continuava ad ammirarlo. Teneva le sue foto in casa, nei portaritratti, lo paragonava a loro due, ne parlava sempre. Per questo, si era concluso, accecati dalla gelosia, lo avevano ucciso. Ma il commissario Gallucci non si è fidato fino in fondo di questa versione, e si è convinto che il vero cervello dell' omicidio sia stata proprio Giuseppina.
Dopo lunghi interrogatori, l'ha rinchiusa in guardina. Il segreto istruttorio non consente di conoscere per ora i motivi e le prove contro di lei, ma gli inquirenti si sono convinti - nonostante lei abbia assunto l' atteggiamento della donna perdutamente innamorata - che in realtà Giuseppina odiasse il suo ex compagno, al punto da progettarne l' omicidio, convincendo i due napoletani ad eseguirlo. Lo odiava, probabilmente, da quando si erano separati, e subito dopo lui aveva smesso di passarle gli alimenti per i bambini. Fin qui il nuovo movente, ma i dettagli sono ancora top secret.
Pare che la donna sia stata vista in compagnia dell' omicida subito prima e subito dopo il delitto. Forse si sentiva al sicuro, ma il commissario ha pensato: non si uccide con tanta freddezza se la spinta è la gelosia. Dietro, ci dev' essere qualcos' altro e qualcun altro, cioè Giuseppina Jacona.
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Roma - Raid a casa dell'ex marito
10 giugno 1997











Roma - Fa uccidere il marito per tenersi la figlia
29 ottobre 1999


Termoli (CB) - Nonna materna inventa rapimento nipotina per non mandarla dal padre separato
8 gennaio 2002


Vercurago (LC) - Madre e nonna rapiscono il bambino di 5 anni al padre separato
8 marzo 2004 - La Squadra mobile di Lecco, dopo un mese e mezzo di indagini, ha rintracciato le due donne che sul finire del gennaio scorso rapirono un bimbo di cinque anni residente a Vercurago per portarlo in Sudamerica.
Rispettivamente nonna e mamma del piccino erano state bloccate poche ore dopo all'aeroporto di Zurigo-Kloten mentre stavano per salire in aereo. Ed è proprio nella città svizzera, dopo che erano riuscite a far pardere le tracce mentre il bambino veniva riportato dal padre (che vive separato dalla prima moglie), che le donne sono state individuate.
La Procura di Lecco, titolare dell'inchiesta che le accusa di sequestro di minore, ha chiesto alle autorità giudiziarie elvetiche il loro interrogatorio per rogatoria e l'estradizione per poterle arrestare.
Resta ancora da individuare una loro amica, quella che il giorno del sequestro avrebbe guidato l'auto della fuga fino alla stazione ferroviaria di Como-San Giovanni da dove nonna e mamma, con il piccino, presero il treno per Zurigo.
Si teme che la presunta complice sia riuscita a far perdere le tracce volando oltre oceano. Secondo la Procura di Lecco è necessario l'arresto di nonna e mamma perchè potrebbero nuovamente tentare di rapire il piccolo.
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Ururi (CB) - Uccise l'ex marito a calci e pugni perché voleva la bimba
10 ottobre 2004 - In un pomeriggio ancora caldo, Nicola Primiani fu ucciso a calci e pugni dall'ex moglie, l'albanese Evijanda Rushkully (in compagnia del fratello minore). Nicola Primiani fu ammazzato barbaramente davanti alla propria abitazione nel piccolo centro bassomolisano. Troppo gravi le lesioni interne riportate. Infatti la corsa disperata verso il Vietri di Larino fu del tutto inutile.
La coppia era separata e l'affidamento della loro bambina era alla base dei continui dissapori tra i due. Tant'è vero che in quel tragico pomeriggio la donna, oggi 34enne, e il fratello, si recarono presso l'abitazione di Primiani per riprendersi la bimba (che era stata affidata alla madre ma comunque poteva trascorrere alcuni giorni della settimana in compagnia del genitore). Nicola Primiani si oppose, in quanto la bambina sarebbe potuta restare ancora un giorno in sua compagnia. In breve da un alterco verbale si è passò ai fatti. Sino al tragico epilogo che vide l'uomo morire. Il litigio sfociò in aggressione sotto i portici dello stabile dove risiede il fratello della vittima, a pochi metri dal campo sportivo di Ururi. Lì il falegname venne lasciato a terra sanguinante, dopo i calci e pugni sferrati. La Rruskulli venne arrestata (oggi si trova in libertà) e portata in carcere.
Poi, dopo le indagini, il rinvio a giudizio e il processo in corte d'Assise. In primo grado, il 23 marzo del 2006, la donna di origine albanese è stata condannata a 10 anni dalla giuria dell'allora presidente Sabusco. Il Pm Luca Venturi aveva chiesto 26 anni di reclusione, parlando di volontarietà nell'omicidio. La Corte invece citò gli articoli 584 e 110 del codice penale, ovvero omicidio preterintenzionale e concorso di reato (la Rrushkulii, per la cronaca, fu anche interdetta, in perpetuo, dai pubblici uffici e condannata «al risarcimento, in favore delle parti civili).

Poi, a distanza di un anno, e precisamente nel marzo del 2007 l'Appello per la donna difesa dall'avvocato Piunno. La pena fu ridotta notevolmente. La Rruskulli infatti fu condannata a 4 anni e 6 mesi (ma usufruì di uno «sconto di pena»). Una vicenda chiusa in secondo grado poichè le parti non hanno mai presentato ricorso in Cassazione.
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Cremosano - Madre separata fa ammazzare il suo ex per non fargli vedere la figlia
1° novembre 2007 - Un uomo di 45 anni, Angelo Ogliari, è stato ucciso a martellate nella sua casa a Cremosano, in provincia di Cremona. Il corpo, immerso in una pozza di sangue, è stato ritrovato dal sindaco cui la vittima aveva confidato di sentirsi seguito. Sposato con una polacca, il 45enne da tempo si batteva per ritrovare la figlia Diana, portata dalla madre in Polonia e mai più rivista. Sul caso indagano i carabinieri di Crema.
Ogliari è stato massacrato probabilmente a martellate o a bastonate. Da tre giorni la vittima aveva detto allo stesso sindaco di non sentirsi sicuro e di avere la certezza di essere seguito da alcuni sconosciuti. Stando ai primi accertamenti, l'uomo sarebbe stato picchiato in garage e poi trascinato in casa dove è stato abbandonato il corpo ormai senza vita. Il decesso risalirebbe a mercoledì. Angelo Ogliari, 45 anni, aveva fatto parlare di sè perché l'ex moglie polacca, sposata nel 2000 e dalla quale si era separato nel 2002, gli impediva di vedere la figlia Diana di 7 anni che ora si trova a Poznan, in Polonia, con i nonni materni.
Ne era nata una causa che, in agosto, si era conclusa con una sentenza della magistratura polacca favorevole all'uomo: la donna avrebbe dovuto consentire all'ex marito di vedere la figlia, ma finora non l'aveva fatto.
Secondo gli inquirenti, l'ex moglie di Ogliari, Jolanka Lewandovska, e il suo convivente, un uruguaiano, sono sospettati di coinvolgimento nell’omicidio e sono pertanto ricercati. Il delitto sarebbe legato all’affidamento della figlia.
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Paternò (CT) - Donna maltratta figlia e marito perché "troppo legati"
13 maggio 2008I carabinieri della locale compagnia hanno tratto in arresto una donna di 42 anni, sordomuta, per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate: la donna aggrediva sistematicamente la figlia di 10 anni ed il marito, anche lui sordomuto.
La donna, dipendente dell'ospedale civile di Paternò, nella giornata di domenica ha aggredito la figlia perché colpevole, secondo lei, di essere troppo legata al padre. L'aggressione pare sia avvenuta per motivi futili; la donna ha causato alla figlia la rottura della clavicola.
Grazie alla segnalazione dell'azienda ospedaliera, i carabinieri hanno ricostruito la dinamica dell' accaduto: questo ha permesso ai militari di arrestare la donna. Dopo le formalità di rito, la stessa e' stata accompagnata presso la casa circondariale di Piazza Lanza.

Canada - Figlia di genitori separati, fa causa al padre istigata dalla madre
23 giugno 2008 - TORONTO - Fa causa al padre per non averla fatta andare in gita scolastica. Protagonista della singolare vicenda una bambina canadese di 12 anni che è ricorsa alla vie legali contro il genitore che si era rifiutato di firmare il permesso di mandare in gita la figlia, come punizione per essere stata su internet più del tempo stabilito.
La ragazzina ha deciso allora di andare a vivere con la madre, dal momento che i genitori sono divorziati. E' stata la donna ad incoraggiare la figlia a portare il padre in tribunale per poter andare in gita.
Con una decisione che ha sorpreso, il giudice Suzanne Tessier ha dato ragione alla piccola, annullando la punizione. L'uomo ha ora deciso di fare appello per ripristinare la propria autorità paterna e evitare che la bambina faccia quel viaggio.
La vicenda ha rivelato che sempre più teenager canadesi ricorrono al tribunale per mettere in discussione l'autorità dei genitori. L'età dei ragazzi che fanno causa è scesa negli ultimi tempi da 16 a 14 e ora a 12 anni. Secondo alcuni esperti, i ragazzi ricorrono alla legge perché non hanno idea di cosa stiano facendo e delle conseguenze che rischiano, come essere allontanati dalla famiglia per andare in istituti o da genitori adottivi.
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Matera - Separata vuole sottrarre figlio a marito: arrestata
22 ottobre 2008 - Tenta di sottrarre il figlio minore affidato all'ex marito: arrestata. In manette con l'accusa di violenza privata, violazione di domicilio aggravata, sottrazione di minore incapace, mancata esecuzione dolosa del provvedimento del giudice, lesioni e danneggiamento, e' finita una donna della provincia di Matera che, questa mattina, si e' presentata a casa dell'ex coniuge, nonostante il divieto del giudice, per prelevare il figlio. Al rifiuto dell'uomo, e' nata un violento battibecco interrotto dai carabinieri chiamati dai familiari. Nei mesi scorsi la donna era stata protagonista di episodi analoghi per i quali era stata denunciata dall'ex coniuge.(AGI)
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Reggiolo (RE) - Figli affidati a lui: lei lo ammazza

31 ottobre 2008 - Carcere a vita. È la condanna inflitta dalla corte d’Assise di Reggio al grafico milanese Davide Ravarelli (36 anni) e a Francesca Brandoli (34 anni) per aver ucciso, la sera del 30 novembre 2006, l’ex marito di lei, l’artigiano Christian Cavaletti, davanti alla sua casa di via Caboto a Reggiolo. [...] Fu un agguato premeditato con un movente preciso: la donna non sopportava che il tribunale avesse affidato i due figli al marito nella causa di separazione e voleva riprenderli. […] La corte ha quindi accolto la tesi e le richieste del pubblico ministero Valentina Salvi. Cavaletti fu ucciso da entrambi. Ravarelli lo aggredì per primo con un coltello con una lama di 18 centimetri, i fendenti furono dieci. L'ex moglie lo finì invece colpendolo con nove martellate.
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Caltagirone (CT) - Uccide il marito per i figli contesi
6 gennaio 2009 - Una giovane donna ha ucciso il marito al culmine di una lite per l'affidamento dei figli, una bimba di 10 anni e un maschietto di 5.

E' accaduto ieri sera, intorno alle 10.30, a Caltagirone. La vittima si chiamava Ugo Alba, 29 anni, raggiunta da un colpo di pistola all'addome. La donna, Zaira Ritrovato, 29 anni, si e' costituita alle forze dell'ordine e non sapeva che suo marito fosse morto.
L'uomo, infatti, e' deceduto dopo essere stato trasportato all'ospedale Gravina di Caltagirone.
Secondo una prima ricostruzione, la donna ha bussato alla porta dell'agriturismo Casale San Basilio in contrada Galletto lungo la strada che collega Caltagirone al bosco di Santo Pietro, un bed and breakfast gestito dal marito da cui e' separata da tempo.
Con lui ha avuto una violenta discussione davanti al cancello, perche' la figlia piu' grande voleva restare con il papa', mentre invece, in base agli accordi sull'affidamento stabiliti dal giudice, avrebbe dovuto trascorrere la notte con la mamma. Zaira Ritrovato, forse esasperata per i continui litigi - marito e moglie in passato si erano piu' volte denunciati a vicenda per minacce e ingiurie - ha tirato fuori una pistola e ha sparato una sola volta. Il proiettile ha colpito Ugo Alba al petto. Poi e' fuggita via e alla polizia, in un grande stato di confusione ha raccontato di avere sparato al marito, ma di non ricordare dove aveva preso la pistola e dove l'ha gettata dopo averla utilizzata. La donna e' stata interrogata per tutta la mattina dal sostituto procuratore della repubblica Eliana Dolce.
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Savona - Donna accusa marito d violenza alla figlia, ma viene condannata per percosse al figlio
13 febbraio 2009Un anno e otto mesi di reclusione per una donna di 45 anni, K. C. D., accusata di maltrattamenti in famiglia: tra l’altro, minacce, lesioni e ingiurie nei confronti dell’ex marito e percosse al figlio di cinque anni.
Gli episodi risalgono al 2004. Il giudice ha però assolto la donna dalla calunnia: durante una lite aveva accusato l’ex marito di aver violentato la figlia (di lei) ma subito dopo aveva ritrattato.

Francia - Arrestata la madre della piccola Elise, con un "commando" aveva rapito la bambina e massacrato il padre di botte
13 aprile 2009 - E' stata arrestata in Ungheria Irina Belenkaya, madre della piccola Elise, rapita il 20 marzo da un "commando" per essere portata, secondo quanto ha sempre sostenuto il padre, in Russia. Al momento dell'arresto, hanno fatto sapere fonti della polizia francese, la bambina era con lei. Poche settimane fa Mosca aveva negato a Parigi la richiesta di arresto della donna rischiando di inasprire i rapporti diplomatici tra le due capitali, l'Interpol russa -infatti- aveva fatto sapere, attraverso una nota, di non poter arrestare Irina Belenkaya poiché si trattava di una cittadina russa che non può essere arrestata in territorio russo su richiesta francese.
La notizia del rapimento, avvenuto a metà di marzo, aveva mosso a viva preoccupazione l'intera Francia. La piccola Elise, mentre si trovava in bici con il padre nella campagna di Arles era stata sequestrata da due uomini vestiti da agenti di sicurezza e una donna in abiti scuri con una parrucca vistosa avvicinatisi a bordo di un'auto. Mentre i due uomini immobilizzavano il padre con i taser (lo storditore elettrico), la donna aveva sfilato la bambina dal seggiolino fissato dietro la bici e l'aveva caricata in auto. I tre si erano poi allontanati in tutta fretta, speronando la bici dell'uomo, che è stato trovato svenuto ai margini della strada. La vettura - una Renault Modus, affittata a nome della Belenkaya - era poi stata ritrovata abbandonata a Montpellier.
Non si trattava della prima volta che Irina ricorreva a metodi del genere per riavere la figlia con sé. Dopo un divorzio molto litigioso, la donna l'aveva portata in Russia senza il consenso del padre. Per questo rapimento, su di lei pende un mandato d'arresto internazionale dal 2008. Di recente, Andre era riuscito a rintracciarle ed era andato a riprendersi la figlia. La madre lo aveva denunciato e aveva lanciato una campagna mediatica contro di lui.
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Roma - Madre danese rapisce figlia a padre italiano e la costringe ad assistere a sesso con nuovo compagno
16 luglio 2009(Adnkronos) Sei mesi di reclusione sono stati inflitti dal Tribunale di Roma ad una cittadina danese, Christiana Bech Post, processata con una duplice accusa: d'aver fatto atti sessuali insieme con il nuovo compagno coinvolgendo la figlia di appena 5 anni, che aveva sottratto al legittimo marito portandola con se' in Danimarca; ed aver costretto, in altre occasioni, la bambina ad assistere alle sue effusioni con il nuovo compagno.
I giudici della quarta sezione del Tribunale hanno assolto la coppia per il primo reato, ma li hanno condannati per la seconda imputazione. Inoltre, per quanto riguarda la donna, hanno dichiarato la decadenza della patria potesta' sulla bambina, che oggi ha 12 anni.
Il processo trae origine da una vertenza cominciata dal giugno 2003 quando la Bech Post, con un pretesto, riusci' a portare la figlia in Danimarca, togliendola al padre. Da allora questi, che nel processo si e' costituito parte civile dal 2003, assistito dall'avvocato Antonio Cardamone, non ha piu' visto la figlia.
"Speriamo - ha spiegato l'avvocato Cardamone - che dopo la sentenza pronunciata oggi le autorita' danesi, alle quali abbiamo rivolto numerose istanze, consentano che almeno periodicamente la bambina, che oggi ha 12 anni, possa essere visitata dal padre".


Vittoria (RG) - Minacce ed insulti all'ex marito quando veniva a prendere il figlio
18 agosto 2009 - N.B., vittoriese di anni 58 e la figlia, G.B., anche lei vittoriese, di anni 36, sono stati segnalati all’autorità giudiziaria per minacce e molestie telefoniche a seguito di querela sporta dall’ex marito di G.B. Quest’ultimo, in alcune occasioni nelle quali doveva prendere il figlio con sé, così come stabilito dalla sentenza di separazione, veniva insultato dall’ex moglie e, successivamente, minacciato a mezzo del telefono dalla stessa nonché dal padre di lei, N.B.

Sannicola (LE) - Prende i figli e fugge: denunciata per sottrazione di minori
16 ottobre 2009 - Dalla meta' di settembre, si era allontanata dalla sua casa di Sannicola (Le) con i due figli di 10 e 7 anni, in seguito ad una lite con il marito e non aveva piu' dato notizie. La donna e' stata rintracciata nelle ultime ore dai carabinieri in un paese della Calabria, dove si trova insieme ai bambini, ed e' stata denunciata con l'accusa di sottrazione di minorenni e inosservanza dell'obbligo all'istruzione, in quanto non avrebbe iscritto i figli a scuola. Le indagini dei carabinieri sono partite dopo la denuncia del marito.


Padova - L’ex moglie non gli fa vedere il figlio, si strangola davanti alle fotografie del bambino
4 dicembre 2009 - Ha sparso sul letto tutte le foto che lo ritraevano con il figlio e con la moglie, quando ancora erano felici, poi si è tolto la vita strangolandosi con una striscia di stoffa, il nodo stretto al collo sul davanti.
Così è stato trovato morto nel suo appartamento nel centro di Padova un piccolo imprenditore di 35 anni, disperato perché da quando aveva avviato la pratica di separazione dalla consorte non riusciva più a vedere il figlio di 6 anni quanto avrebbe voluto.
Il giudice aveva affidato il ragazzino alla madre, lasciando che il papà potesse incontralo due giorni a settimana, uno dei quali nel week end. Non poteva però far dormire il figlio a casa sua, e questa era la cosa che faceva più male all'uomo, causa anche di un ultimo litigio con la moglie, sabato scorso. Da allora, a parte un'ultima telefonata con il padre, nessuno lo aveva più visto.
E' stato il padre a trovarlo cadavere ieri pomeriggio - ma la notizia si è appresa oggi - nell'appartamento dove viveva da solo da alcuni mesi. L'anziano genitore ha chiamato subito la polizia, intervenuta con i sanitari del Suem ed il medico legale della Questura. Ma non c'era più nulla da fare. L'uomo - gli investigatori propendono per il suicidio - era morto da parecchi giorni, forse 4 o 5.
Per spiegare le motivazioni del suo gesto, il 35enne ha lasciato una lettera indirizzata ai familiari in cui ricostruisce una situazione di crescente disagio e rabbia nei confronti della moglie, dalla quale si stava separando, per le difficoltà che aveva nel vedere il figlio. Nei giorni precedenti l'imprenditore aveva confidato al padre la sua profonda prostrazione.
Venerdì scorso è stato l'ultimo giorno in cui ha visto il bambino. Sono stati insieme tutta la giornata, ma quando è giunta la sera, l'uomo ha cercato di insistere con la moglie per tenerlo a dormire a casa. La donna si è però rifiutata. Ha raggiunto il marito, con il quale ha avuto un'accesa discussione, al termine della quale ha portato il bambino con sé, rifugiandosi a casa dei genitori. E' stato questo, probabilmente, l'episodio scatenante per la disperazione del 35enne.
L'uomo ha avuto sabato mattina un'ultima telefonata con il padre. Poi ha staccato il cellulare. Per alcuni giorni nessuno lo ha più sentito, ma i familiari non si sono preoccupati, perché in altre occasioni, quando era di umore nero, il giovane era solito tener spento il telefono. Invece l'uomo aveva deciso di farla finita. Nel foglio scritto a mano, trovato in casa, ha chiesto al padre di prendersi cura del bambino.
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Mamoiada (NU) - A 10 anni fugge, nel gelo della notte, per raggiungere il babbo separato

5 dicembre 2009Voleva raggiungere il padre a Mamoiada, così è uscita silenziosamente da casa mentre la madre dormiva e si è incamminata da sola sulla tangenziale, determinata a farsi venti chilometri a piedi nonostante l'oscurità e il freddo pungente di una notte da lupi. Alcuni automobilisti l'hanno notata mentre, spaventata e infreddolita, vagava avvolta nel suo piumino all'interno della pericolosissima galleria di Mughina e, senza perdere tempo, hanno avvisato i carabinieri, che fortunatamente l'hanno raggiunta nel giro di pochi minuti e portata subito al sicuro. Protagonista della struggente fuga una bimba di dieci anni, che da quando i genitori si sono separati vive con la madre a Nuoro.
IL PIANO L'episodio, che poteva avere conseguenze tragiche, è accaduto nella notte di giovedì. Quasi certamente la piccola aveva studiato il suo piano da tempo, ma ha deciso di metterlo in pratica solo l'altro ieri, quando ha trovato il coraggio necessario. Dietro la fuga non ci sarebbe infatti alcun litigio con la madre, ma solo la disperata voglia di stare insieme all'amatissimo padre e vivere con lui. Un desiderio di cui probabilmente in pochi si erano accorti, di certo non i giudici che hanno deciso a chi tra i genitori affidarla.
LA FUGA Così giovedì la bimba ha deciso che era arrivato il momento di correre dal babbo: ha atteso che la madre andasse a dormire, poi si è alzata dal letto e si è rivestita, stando attenta a non fare il minimo rumore. Poi ha preso con sé pochi effetti personali, si è infilata il giubbotto imbottito di piume ed è uscita dal portone. La mamma non si è accorta di nulla e ha continuato a dormire tranquillamente.
Una volta in strada la bimba ha percorso alcune vie cittadine, passando da piazza Veneto e ridiscendendo la strada che costeggia l'Anfiteatro comunale. Pochi minuti ed è arrivata all'imbocco della tangenziale, con in testa la folle idea di percorrerla tutta per arrivare così sino alla statale 389 che porta a Mamoiada. Un percorso che la bimba conosce bene, visto che l'ha fatto tante volte in auto insieme al padre. E che aveva deciso di ripetere a piedi, pur di coronare il suo sogno.
L'ALLARME Attorno all'una e trenta alcuni automobilisti che transitavano nella galleria di Mughina l'hanno vista camminare a passo spedito rasente alla parete del tunnel. Non si sono fermati, forse per paura di provocare incidenti. Ma non hanno esitato un attimo a prendere il cellulare e comporre il 112. «C'è una bimba che sta camminando dentro la galleria della tangenziale - hanno detto alla sala operativa dell'Arma - intervenite subito perché rischia di essere investita». I militari non hanno perso un secondo e una pattuglia che si trovava in zona è stata subito spedita nel punto indicato dai testimoni.
I SOCCORSI Quando la gazzella è arrivata nella tangenziale la bimba era ormai uscita dalla galleria e stava proseguendo la sua marcia in direzione della 389. Con molta delicatezza i militari l'hanno soccorsa, facendola salire in auto. Lei ha detto solo una frase: «Voglio andare da babbo». Poi, una volta in caserma, ha rivelato il suo nome. Quando i carabinieri hanno bussato alla porta di casa sua, la madre dormiva ancora. Non si era accorta di nulla. Ora rischia una denuncia per omesso controllo di minore.
unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/158033

Verona - Sottrazione di minore all'estero: condannata madre polacca
16 aprile 2010 - Gli ha portato via la figlia di soli 10 anni il 20 agosto del 2008, costringendola con la forza a trasferirsi in Polonia. Da quel giorno, la piccola non è più tornata a Verona. Dall'Italia, però, questa volta arriveranno brutte notizie per la madre: ieri è stata condannata a due anni di carcere e a 75mila euro di risarcimento nei confronti dell'ex marito, un veronese di 42 anni. L'accusa parla di sottrazione di minore: la polacca di 35 anni ha trattenuto con sè la figlia da quasi due anni nonostante ci sia un provvedimento del giudice di Verona che affida provvisoriamente la bimba al padre.
Il giudice Paola Vacca non ha concesso la sospensione della pena e se la donna non farà appello, la condanna diventerà esecutiva. Il risarcimento è stato riconosciuto al veronese per le spese dei viaggi sostenuti in Polonia in questi mesi oltre che per le sofferenze morali patite dal giorno della partenza della bimba.
Durante l'udienza di ieri, c'è stata la lunga deposizione del padre che ha parlato delle traversie vissute con l'ex moglie dalla quale si è separato nel giugno del 2008 dopo la celebrazione delle nozze nel 1995. Una testimonianza interrotta un paio di volte per la commozione del padre che non riusciva più a raccontare questi ultimi, difficili anni senza poter vedere la sua piccola. A partire dal momento più difficile vissuto da quella famiglia già spezzata verificatosi il 20 agosto 2008.
Quel giorno, la donna avrebbe caricato la figlia a forza sul furgone passeggeri che fa la spola tra l'Italia e la Polonia. La bimba avrebbe subito telefonato al cellulare, fornitole dal padre perchè preoccupato dell'atteggiamento della madre in quel periodo, chiedendogli tra le lacrime che le evitasse la sua partenza.
Quella chiamata, però, s'interruppe subito per l'intervento forse della stessa madre e il viaggio proseguì senza fuori programma fino in Polonia. Da quel momento, le comunicazioni tra padre e figlia sono state sempre molto difficili fino a quando il veronese non ha regalato un nuovo cellulare alla piccola che, questa volta, l'ha potuto usare senza interferenze della madre. Nell'aprile 2009, il marito si è recato in Polonia ma anche in quell'occasione trovò l'atteggiamento di chiusura della donna che non gli diede il permesso di vedere la figlia. Il veronese non si arrese e si rivolse alla polizia. Gli agenti svolsero così la funzione di mediatori e riuscirono a far vedere la piccola al padre.
Nel frattempo, la battaglia del padre continuava a Verona davanti al giudice Giuseppe Iannetti per ottenere l'affidamento della figlia. L'istanza è stata accolta dal tribunale ma mai eseguita anche se poi si è rivelata fondamentale per la sentenza di condanna di ieri della polacca. Nella motivazione della sentenza, il giudice ha sottolineato che nella condotta della donna è mai emerso alcun tipo di ravvedimento.
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Arezzo - Nega il figlio al padre: condannata
15 maggio 2010



Caltanisetta - Dopo la separazione, figli affidati alla madre: che li trascura ed impedisce loro di vedere il padre
10 agosto 2010 - Deferita in stato di libertà G.L., nissena di 34 anni, separata, casalinga, per “abbandono di minori” e “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”. La donna, incurante delle prescrizioni imposte dal decreto di separazione coniugale, precludeva al marito di incontrare i figli minori, che più volte lasciava in stato d’abbandono.

USA - "Ho preso i tuoi soldi e tua figlia: ora anche la tua carriera"


By JAMES A. KIMBLE - Union Leader Correspondent
20 agosto 2010 - Brentwood - Kristin Ruggiero, madre di 34 anni, passerà dai 7 ai 14 anni in prigione per quello che la polizia ha definito un disegno criminale durato anni per utilizzare il sistema penale, offerto dalla giustizia, contro il suo ex che è stato incarcerato ed ha visto compromessa la sua carriera lavorativa, nel corso di un aspro divorzio.
Il giudice Kenneth McHugh ha detto che il tentativo di Kristin Ruggiero di rivalsa sul suo ex-marito e l’uso del sistema giuridico come arma, è diverso da qualsiasi altro caso che egli abbia mai visto.
“Ci sono molte persone - ha detto il giudice Mc Hugh durante la sua sentenza - normalmente donne, che sono state oggetto di abusi da persone a loro vicine”: le azioni di Kristin Ruggiero hanno danneggiato quei casi e la sicurezza di quelle donne. Le implicazioni sono più grandi di quanto successo al singolo Sig. Ruggiero”.
La giuria ha rilevato che Kristin Ruggiero intestò un telefono cellulare usa e getta a nome del suo ex-marito e con quello fece recapitare a se stessa una dozzina di sms minacciosi e di istigazioni al suicidio. Nel maggio 2008 denunciò alla polizia di East Kingston che il suo ex-marito aveva violato la condizionale di una causa penale per minacce: il tutto in realtà fabbricato dalla madre 34enne Kristin Ruggiero, come ha successivamente scoperto la polizia.
Kristin Ruggiero, secondo i pubblici ministeri, presentava se stessa come una vittima, ingannando la polizia locale e dipingeva il suo ex marito, Jeffrey Ruggiero, come un mostro violento, mentre la coppia stava attraversando un contenzioso di divorzio nei tribunali di famiglia. La coppia disputava per questioni economiche e per l’affidamento della loro figlia di 7 anni.
Secondo la testimonianza resa in tribunale, l’assistente procuratore della contea Jerome Blanchard ha informato il tribunale che mentre Jeffrey Ruggiero era sotto indagine, la sua ex-moglie lo chiamava a qualsiasi ora e lo derideva per telefono.
"Lei lo scherniva; lo prendeva in giro. Gli diceva: “Ho preso tutti i tuoi soldi, ho preso tua figlia e ora sto per prendere la tua carriera”. L’assistente ha aggiunto che la follia di Kristin Ruggiero è venuta fuori perché le denunce nel tribunale penale - diversamente dai tribunali di famiglia - attivano delle indagini: le false accuse sono respinte e perseguibili, al contrario di quanto era successo con tutte le accuse fatte al suo ex-marito nella causa civile davanti al “tribunale di famiglia”.
"Purtroppo per lei, non siamo più in un tribunale di famiglia", ha detto Blanchard.
Blanchard ha sostenuto che Kristin Ruggiero ha continuato a cercare di manipolare il sistema giudiziario, anche dopo la sua reclusione in prigione a maggio.
In una serie di telefonate registrate dal carcere ed ascoltate in tribunale, Kristin Ruggiero chiedeva a sua madre di procurarsi una lettera da un medico, che certificasse che lei soffriva di una forma di psicosi derivata dalla dipendenza da alcool e Adderall. "Vado a giocare la carta della salute mentale, sai cosa voglio dire?" ha detto Kristin Ruggiero durante la telefonata che è stata ascoltata in tribunale. "Devo andare a delle visite ambulatoriali incompatibili col carcere negli Stati Uniti, e posso vivere a casa".
Ma ieri Kristin Ruggiero singhiozzava davanti al giudice; si è scusata per i suoi commenti relativi ai quattro bypass cardiaci del giudice, commenti ascoltati in altra sua telefonata. “Papà indovina? Il giudice McHugh ha quattro bypass” diceva Kristin Ruggiero nella telefonata, di cui una piccola parte è stata ascoltata in aula. Il giudice McHug ha detto che ai fini della sentenza non era necessario ascoltarla.
McHug ha detto che probabilmente Kristin Ruggiero non poteva essere riabilitata. Ha detto alla Ruggiero che trovava le sue scuse non sincere.
L'avvocato difensore Chuck Keefe ha sostenuto che la sua cliente è una madre premurosa, il cui discernimento potrebbe essere stato alterato dalla dipendenza da alcool e droga.
"Vorrei affermare che quanto lo Stato propone è una sentenza da sterminio", ha detto Keefe, proponendo una condanna di 12 mesi per Kristin Ruggiero.
Secondo i Pubblici Ministeri, prima del suo arresto nel settembre 2008, Kristin Ruggiero aveva quasi ingannato la giustizia penale e civile familiare. Un giudice della corte distrettuale aveva condannato l’ex-marito Jeffrey Ruggiero per reati di minacce ed affini, ma aveva respinto di condannarlo al carcere. In questo modo Jeffrey Ruggiero potette rimanere libero su cauzione e tornare al suo lavoro come sottufficiale della US Coast Guard.
Questa decisione infuriò tanto Kristin Ruggiero da tramare l’invio degli sms minacciosi e istiganti al suicidio. La Ruggiero è stata condannata per 12 imputazioni di falsificazione di prove materiali, ciascuna delle quali può comportare una reclusione da 3 anni e mezzo a 7.
Il caso, che ieri McHugh ha ripetutamente descritto come “bizzarro”, potrebbe non essere concluso. I pubblici ministeri durante l’ascolto della sentenza, hanno rivelato che una nuova investigazione criminale è in corso su Kristin Ruggiero. Kristin Ruggiero è stata condannata a pagare 19.000 dollari di risarcimento al dipartimento di polizia di East Kingstone che ha svolto le indagini.
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Padova - L'ex moglie gli impedisce d'incontrare i figli, lui tenta 5 volte il suicidio
6 settembre 2010 - Non sono bastati cinque tentati suicidi per intenerire i cuori. E' il calvario esistenziale di un operatore sanitario padovano trentottenne che da otto anni, dopo la separazione dalla convivente, chiede inutilmente di poter avere un preciso ruolo paterno con i due figli ormai adolescenti e affidati alla madre. Una storia costellata di incomprensioni, ripicche, acrimonie e ricatti affettivi che verrà definita con tanto di processo immediato all'ex moglie dell'infermiere, fissato per il 2 novembre.
All'imputata si contesta di avere «dolosamente eluso l'esecuzione del provvedimento del Tribunale di Padova di affido dei due minori alla madre, omettendo d'informare il padre di tutto ciò che riguardava i figli: salute, impegni scolastici, scelte educative importanti, tempo libero ed altro». Fatti accaduti dall'estate 2004 al 12 dicembre 2005, data della querela presentata dal padre dei due minori.
In primo grado, l'allora gip Claudio Marassi emette (2007) nei confronti dell'imputata, su richiesta del pm Roberto D'Angelo, un decreto penale di condanna determinata in 570 euro di multa, peraltro interamente condonata per gli effetti dell'indulto. Contro tale decreto penale, il difensore dell'accusata propone opposizione chiedendo che sia ammessa al giudizio abbreviato, condizionato all'audizione di quattro testi. Ma il gip Cristina Cavaggion (23 novembre 2007) rigetta l'istanza per «insindacabile esigenza di economia processuale» e dispone il giudizio immediato.
In attesa del processo, la diatriba tra ex coniugi continua. Il papà dei ragazzi è sempre più sconsolato e depresso. L'ultima sua denuncia è freschissima. Alle 21 del 27 agosto si presenta ai carabinieri della stazione principale di via Rismondo per raccontare un episodio accaduto alle 18 del 27 luglio, quando la sua ex moglie gli telefona per informarlo d'aver ricevuto da Equitalia una cartella esattoriale riferita ad una multa riconducibile all'auto di sua proprietà all'epoca della loro convivenza.
Stando alla querela, la donna pone questa condizione: sì all'affidamento del ragazzino più piccolo al padre, dal 31 luglio all'8 agosto, solo se paga «la spesa della sanzione da lei ricevuta». Quando il genitore va a prendere il figli per portarlo in vacanza, l'ex compagna oppone un perentorio rifiuto. Scena avvenuta a casa della nonna materna. E' la sera del 31 luglio. Un'altra battaglia perduta dall'infermiere che sale in macchina, riaccompagna a casa della madre il ragazzo. Lo stringe forte con gli occhi umidi di pianto. Poi riparte cercando per la quinta volta d'incontrare la morte. «Avvertivo dentro di me un'ansia travolgente. Mi sentivo perduto. Per tre anni consecutivi non ho potuto vedere i miei bambini. E mio padre è morto nel 2008 senza salutarli per l'ultima volta. Analoga scena si verificò nel 2006, quando rimase in Rianimazione 11 giorni perché colpito da infarto. La madre impedì ai figli di andare all'ospedale dal nonno. E vietò loro di essere presenti anche alla mia festa di laurea in Psicologia, avvenuta l'11 luglio 2006. Non sono stato neppure invitato alla comunione e alla cresima delle mie creature. Un danno affettivo irreparabile. Il tempo che mi è stato rubato in questi anni non lo recupererò mai più».

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USA - Figlia di separati ritrova padre dopo 26 anni: era stata rapita dalla madre

8 ottobre 2010 - Decide di cambiare nome prima di sposarsi e scopre di essere uno dei casi più vecchi di rapimento mai risolti. Eva Marie Fiedler, 32 anni, era davanti allo sportello del tribunale del Nevada, negli Usa, in attesa, quando i dipendenti hanno cominciato ad agitarsi. Via vai di fogli, telefonate, consulti.
Poi la domanda: “Ha mai usato un altro nome?”, Eva rispondeva: “No”. Ecco allora la rivelazione: “Lei è sul registro dei rapimenti irrisolti da 26 anni”. La madre di Eva, Nancy Dunsavage, 57 anni, l’aveva rapita e fatta sparire nel nulla. La donna è stata arrestata martedì scorso nella sua casa vicino al lago Tahoe.
Eva viveva nel New Jersey con mamma Nancy e papà Greg. Ma non ha nessun ricordo né della fuga né del padre. Greg, invece, non ha mai smesso di cercarla e non ha mai abbandonato in tutti questi anni la speranza di ritrovarla. Per 26 anni di indagini private, spostamenti e avvocati, Fiedler ha speso più di 100 mila dollari.
Nancy e Greg avevano divorziato nel 1983 e alla donna era stata affidata la custodia della figlia. Dopo varie udienze, Greg aveva ottenuto di vedere Eva in giorni prestabiliti, ma il 23 agosto del 1984, l’uomo era tornato davanti al giudice sostenendo che l’ex moglie gli negava anche quelle visite. Dopo l’udienza Nancy era uscita dall’aula con Eva scomparendo nel nulla.
Fiedler aveva denunciato il rapimento e pochi mesi dopo la sparizione gli era stata concessa la custodia legale della bambina. Era iniziata la caccia a Nancy. Le ricerche avevano portato la polizia in California dove la donna si era nascosta con Eva dalla sorella, Karen. Ma quando Greg e gli agenti erano arrivati sul posto madre e figlia non c’erano più.
Karen e il marito Robert Gluck, nel 1988, erano stati ritenuti complici di Nancy e processati per aver interferito con un ordine di custodia e per oltraggio alla corte. Durante il processo Karen aveva confessato di aver ospitato la sorella e la nipote dal novembre 1984 al febbraio 1985, risparmiando a lei e al marito una condanna. Nancy ed Eva avevano cominciato la loro vita raminga per gli Usa cambiando più volte città, stato e nome.
Eva dopo aver scoperto la sua storia ha voluto parlare con il padre, ma solo telefonicamente, dopo quasi tre decenni.
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Vittoria (RG) - Dopo il divorzio, figli affidati al padre: il nuovo convivente di lei tenta di ucciderlo
aggiornamento del 27 ottobre 2010
Non voleva concedere l’affido dei figli all’ex moglie nella causa di separazione: sarebbe stato questo il movente del tentativo di omicidio di Tommaso Giordanella, gravemente ferito con diversi colpi di arma da fuoco il 29 agosto scorso a Vittoria.
E’ quanto emerso della indagini della squadra mobile della Questura di Ragusa che ha arrestato i due presunti esecutori dell’agguato: Pietro Noto, di 37 anni, e Gabriele Barrera, di 24, che sono stati arrestati in esecuzione di un ordine di custodia cautelare in carcere per tentativo di omicidio.
Secondo la ricostruzione della polizia, Noto, che era il convivente dell’ex moglie della vittima, avrebbe tentato di uccidere Giordanella per mettere fine ai contrasti tra i due separati in sede di divorzio. Barrera, ex cognato del ferito, avrebbe aiutato Noto nel tentativo di omicidio.
Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal Gip di Ragusa, Giovanni Giampiccolo, su richiesta del sostituto procuratore Monica Monego.
Ancona - Estorce denaro al suo ex per fargli vedere la figlia
29 ottobre 2010 - Doveva versare su una carta prepagata somme di denaro per poter vedere la figlia di due anni e mezzo. Questo l'accordo al quale si è dovuto sottoporre un artigiano di 46 anni ad Ancona, per poter vedere la bambina nata da una relazione con una sudamericana.
La ragazza pretendeva soldi dall'uomo per poter acquistare un biglietto aereo. All'ennesima richiesta, però, l'artigiano si è rivolto ai Carabinieri, che sono riusciti ad arrestare la madre in flagranza di reato, mentre prendeva 500 euro dall'ex compagno.
Dopo aver guadagnato attraverso minacce oltre 25.000 euro, è al momento accusata di estorsione.

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USA - Trascura la figlia ed accusa l'ex marito
12 novembre 2010 - E' salva la piccola Sharia Starr, 5 anni appena, notata per caso da un autista di passaggio mentre girovagava smarrita per le strade di Pensacola, in Florida.
Camminava sul ciglio della strada e stringeva a sè il suo cucciolo, ma non aveva nè vestiti, nè scarpe nè genitori.
Gli investigatori hanno cercato di ottenere informazioni dalla bambina ma lei ha saputo solo dire il suo nome e quello dei genitori. Non conosceva i cognomi nè l'indirizzo.
Dopo 24 ore di ricerche, la madre è stata finalmente trovata. Si chiama Alisha Jefferson, ha 26 anni e non aveva nemmeno denunciato la scomparsa della figlia.
Per fortuna, la proprietaria dell'abitazione nella quale la famiglia viveva ha riconoscoito la bambina mentre guardava il telegiornale, ha contattato le Autorità e telefonato alla madre, la quale ha riferito di trovarsi all'ospedale dove lavora e che la figlia era con il papà, dal quale è separata.
Ma la signora stava mentendo, infatti il padre di Sharia si trovava a Chicago ed era ignaro di tutto, nonchè profondamente sconvolto per l'accaduto.
La piccola sta bene ed è stata affidata al Dipartimento dei servizi sociali della Florida.
La madre è stata arrestata con la pesante accusa di abbandono di minore.
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Pescara - Lei non si rassegna per affido figli e persèguita ex marito
29 novembre 2010 - Nonostante l'ammonimento del Questore di Pescara ed un decreto del tribunale che le vietava di avvicinarsi sia all'ex marito che ai figli, questa mattina ha scatenato l'ennesimo litigio con l'ex coniuge, che però le è costato l'arresto. Protagonista della vicenda una 29enne rumena, arrestata dalla Volante con l'accusa di stalking.
Poco prima delle otto gli agenti sono intervenuti in centro a seguito della segnalazione di un'animata lite fra un uomo ed una donna. Si trattava della rumena e dell'ex marito, in lite per l'affidamento dei figli.
Il tribunale de L'Aquila ha disposto nei suoi confronti il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dai figli e la sospensione della patria potestà, ma la decisione evidentemente non è stata accettata dalla donna
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Treviso - Prima accusa l'ex marito di aver abusato la figlia, poi la rapisce

22 gennaio 2011 - Da oltre un anno un padre separato sta cercando la sua bimba. La piccola di 5 anni sembra inghiottita nel nulla: sparita insieme alla madre senza lasciare tracce. Né la Procura, né l'investigatore privato a cui l'uomo si è rivolto, sono riusciti a trovarle.
E la donna è ora a processo con l'accusa di sottrazione di minore. E' l'epilogo di una separazione difficile.
Il processo con rito abbreviato a carico della madre, accusata di sottrazione di minore e inosservanza del provvedimento del giudice, si terrà il prossimo mese in tribunale a Treviso, davanti al giudice Luisa Napolitano e agli avvocati Anna Deidoné e Luigi Fadalti.
E' l'epilogo giudiziario di una difficilissima separazione iniziata nel settembre 2007 tra un operaio trentaquattrenne e la compagna di qualche anno più anziana: sono entrambi italiani, senza problemi economici, senza disagio sociale (non diamo ulteriori elementi per tutelare la bambina e non renderla in alcun modo riconoscibile, ndr).
La loro è una separazione costellata di denunce, anche molto gravi, finita con la sparizione della donna insieme alla figlia di cinque anni. La fuga - perché di questo si tratta - risale al 28 ottobre 2009 quando il giudice istruttore dispone l'allontanamento della bambina dalla madre e il suo affidamento ai Servizi Sociali.
Una decisione che la donna non accetta al punto da decidere la sparizione.
Il padre, che aveva l'autorizzazione a incontrare la piccola ogni mercoledì negli uffici dei Servizi Sociali, comincia la disperata ricerca della sua bimba rivolgendosi sia alla Procura di Treviso che a a un investigatore privato.
Le indagini sono però senza risultato. All'indirizzo della casa, a Treviso, madre e figlia non si trovano più, il telefono risulta disattivato, la bimba non è stata iscritta ad alcuna scuola materna statale e la donna ha lasciato il posto di lavoro.
Possibile che una donna e una bimba di 5 anni spariscano in questo modo, senza lasciare alcuna traccia?
«Il padre è disperato e arrabbiato come può esserlo un padre che da più di un anno non riesce a vedere, abbracciare e parlare con la sua bambina», spiega l'avvocato Deidoné.
E certamente anche per la madre la decisione di nascondersi insieme alla bimba, è una scelta sofferta. Ma come si è potuto arrivare a tanto?
Tutto, appunto, inizia con la separazione a Verona. La donna accusa l'ex marito di abusi sulla piccola. La perizia del giudice esclude la pedofilia: il padre può incontrare la piccola che vive con la madre, affidata però ai Servizi Sociali.
I rapporti tra ex restano molto tesi e a marzo 2009 la donna decide di trasferirsi insieme alla bimba a Treviso (dove abitano i familiari), nonostante il parere contrario del giudice istruttore. Che a ottobre dispone l'allontanamento della bambina dalla madre. E qui inizia la fuga. Ancora senza fine.

S. Giovanni in M. (RN) - Madre separata ostacola incontri fra padre e figlio: denunciata a piede libero
11 febbraio 2011 - La squadra Mobile ha deferito a piede libero una marchigiana di 34 anni con l'accusa di sottrazione di persona incapace.
A denunciarla era stata l'ex marito. In seguito a banali litigi, la donna aveva impedito all'uomo di vedere il figlio minorenne, benché lui ne avesse pienamente diritto.
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San Vito (BL) - Dopo separazione, figlie affidate (come sempre) alla madre: che le maltratta
16 marzo 2011 - È stata condannata a due anni di reclusione una donna straniera di 40 anni, residente a San Vito, accusata di aver maltrattato le due figlie minori ed il marito, nel periodo tra il gennaio 2007 ed il novembre del 2008. La sentenza è stata emessa ieri mattina dal giudice Antonella Coniglio. Tra i reati contestati, anche la violenza privata e l'inottemperanza agli ordini dell'autorità giudiziaria. Il giudice ha anche accolto le richieste del difensore di parte civile, l'avvocato Pierangelo Conte, disponendo un risarcimento alle due figlie di 15.000 euro ciascuna, e all'ex marito di 7.500 euro, oltre al pagamento delle spese legali di parte civile. Il legale dell'imputata, l'avvocato Paolo Zornitta, valuterà l'eventuale impugnazione della sentenza in Corte d'Appello solo dopo aver letto le motivazioni. Sullo sfondo della vicenda, com'è emerso anche dalle udienze dibattimentali, c'è un contesto di cattivi rapporti tra i due coniugi, con l'ex marito che ora si è trovato una nuova compagna. Secondo l'accusa, pur non usando in modo sistematico la violenza fisica, i maltrattamenti si sarebbero verificati soprattutto attraverso scenate, insulti e minacce, qualche strattonamento nei confronti dell'ex marito e delle due figlie. Episodi che si sarebbero ripetuti per tutto il 2008 ed il 2009 tra Cortina e San Vito, anche nella scuola materna all'epoca frequentata dalle figlie. Nel corso della discussione, il pubblico ministero ha chiesto complessivamente la condanna dell'imputata a 3 anni e 9 mesi: due anni per maltrattamenti, un anno per l'inottemperanza agli ordini dell'autorità giudiziaria (perché non avrebbe rispettato le regole imposte nell'affidamento delle figlie) e 9 mesi per violenza privata (per le condotte che hanno ostacolato il marito nell'avere le bambine).
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Alessandria - Uccide a sprangate l'ex marito che aveva l'affido del figlio
4 maggio 2011 - Insieme al patrigno ha ucciso l'ex marito, a sprangate, poi ha nascosto il corpo in garage, dentro un fusto d'olio: "Mi maltrattava", ha raccontato la donna ai carabinieri, confessando il delitto. La vittima Giampierluigi Cannetti, 35enne nato e residente a Piazza Armerina, è stato ucciso ad Alessandria, nella casa della ex consorte, con la quale - secondo quanto accertato dai carabinieri - stava cercando di ricucire il rapporto. E' stata la donna, 34 anni, insieme al patrigno, 59 anni, a confessare il delitto. I due si sono presentati ieri sera in procura ad Alessandria, accompagnati dal loro avvocato e hanno raccontato tutto. Ora sono in stato di fermo per omicidio volontario pluriaggravato. Ma - spiegano i carabinieri di Alessandria che stanno indagando - ancora molti contorni della vicenda sono da chiarire, soprattutto per quanto riguarda il movente, e, mentre si attende il risultato dell'autopsia, i militari continueranno ad ascoltare testimonianze di conoscenti e vicini.
Secondo quello che i due fermati hanno raccontato ai carabinieri, il delitto è avvenuto tra sabato e domenica. Hanno detto di avere ucciso Cannetti a sprangate, poi di aver messo il corpo in garage, chiuso in un fusto d'olio. Dove i militari lo hanno poi trovato. Non è ancora chiaro il ruolo svolto dai due, né il movente. "Mi maltrattava", così la donna ha detto a carabinieri e pm durante la confessione. Ma non risulta alcuna denuncia in merito, l'unica denuncia fatta dalla donna è per stalking e non contro l'ex marito. I militari hanno accertato che la vittima era regolarmente residente in Sicilia, a Piazza Armerina, divorziato con l'affidamento del figlio 13enne, che quindi non abitava con la madre. Negli ultimi mesi la coppia aveva cercato di ricomporre la famiglia, e l'uomo da circa due mesi era andato ad abitare ad Alessandria a casa della ex moglie.

Busto A. - Sottrae figlie ad ex marito: denunciata madre
7 giugno 2011 - Ieri gli Agenti del Commissariato di Busto Arsizio hanno denunciato in stato di libertà alla locale Procura della Repubblica una cittadina italiana di anni 45, ritenuta responsabile del reato di sottrazione delle figlie minori al momento affidate al marito. Lo scorso 1°giugno, il giudice per le indagini preliminari della Procura della Repubblica di Ragusa aveva provveduto infatti ad affidare le due figlie minori di 6 e 8 anni al padre, un cittadino italiano di 51 anni residente a Busto Arsizio: causa del provvedimento era stato il comportamento della madre che, contravvenendo ad un provvedimento del Giudice, aveva portato con sé le due bambine a Ragusa. Il marito, responsabilmente e in considerazione della frequenza scolastica che avveniva nella città siciliana, aveva lasciato che le bambine finissero l’anno per poi portarle a Busto Arsizio.
Nella mattinata di ieri il padre delle due bambine si era presentato in Commissariato visibilmente sconvolto ed aveva segnalato, poi formalizzando la denuncia-querela, che la sua ex moglie, giunta da Ragusa, si era recata nei pressi della sua abitazione e, dopo aver contattato le bambine telefonicamente, le aveva invitate ad uscire, sottraendole alla nonna paterna che, accortasi dell’allontanamento, aveva dato l’allarme.
Il personale della Squadra Investigativa e dell’Ufficio Minori del Commissariato ha immediatamente avviato le indagini ed informato l’Autorità Giudiziaria, mentre le pattuglie della Squadra Volante hanno esteso le ricerche indirizzandole verso le ferrovie, aeroporti e autostrade. Le bambine e la madre, individuate attraverso la localizzazione della cella telefonica, sono state rintracciate all’interno di una villetta a Cardano al Campo dopo poche ore, dove erano ospiti di conoscenti. Entrambe le bambine erano in buone condizioni e nel primo pomeriggio di ieri sono state nuovamente affidate al padre.

Firenze - Per l'affido dei figli aggredisce prima il marito e poi gli agenti
24 giugno 2011 - Stava litigando col marito ma, una volta intervenuti i poliziotti per sedare la focosa discussione, ha aggredito anche loro. Protagonista una donna di 46 anni.
La donna aveva chiesto un intervento alla volante per sedare il litigio con il suo ex marito, un cittadino congolese, per l'affidamento dei figli. Al loro arrivo, i poliziotti hanno costatato che la donna versava in uno stato di agitazione. Si e' scagliata contro gli agenti, dapprima lanciando una bacinella e successivamente menando calci e pugni. E' stata fatta allontanare dalla casa dell'ex marito e denunciata per resistenza a pubblico ufficiale.

Spagna - Dopo separazione, bimbo affidato a madre (come al solito): che lo costringe a mendicare e ricatta padre
28 luglio 2011 - La polizia dominicana ha liberato mercoledì il minore a Puerto Plata (a nord della Repubblica Dominicana), rapito da circa dieci mesi dalla madre, dove abitava in condizioni precarie di igiene e nutrizione.
Il minore si trovava, “in condizioni pessime, in una capanna, accanto a dei porci, senza scolarizzazione, malnutrito e senza igiene”, ha dichiarato un portavoce del consolato generale di Spagna.
La madre, di nazionalità dominicana - l’identità della quale non è stata resa nota - si era recata il 15 settembre nella Repubblica Dominicana per trascorrere le vacanze con il proprio figlio, ma il soggiorno si era prolungato, finché ieri l’intervento della polizia non ha recuperato il minore.
“All’inizio parlavo al telefono con mio figlio, mi diceva di venire a prenderlo, ma quando la madre mi ha detto che sarebbe rimasto con lei è finita la comunicazione”, ha riferito il padre.
Durante questo tempo, secondo la Procura, la madre non si prendeva cura adeguatamente del minore, ed addirittura lo costringeva a mendicare.
La donna, nel frattempo, richiedeva al padre del bambino la consegna di due milioni di pesos dominicani (52.600 dollari), se voleva riavere il figlio.
(…)
Il padre presuppone che la giustizia inizierà un procedimento penale nei confronti della madre, anche se ha escluso di richiedere un risarcimento alla madre. “Voglio soltanto mio figlio” ha sentenziato.
Traduz. per CDVD a cura di Santiago G.

Enna - False accuse e sottrazione di minore: madre rischia l'arresto
8 ottobre 2011 - Quattro anni di vita difficile con la moglie, un bambino di 17 mesi e la decisione del giudice che finalmente fa chiarezza sull'inopportunità di alcuni tipici comportamenti che avvengono in corso di separazione.
Ad Enna il bambino, questa volta, é stato affidato al padre, anche se in tenera età (pretesto tradizionalmente usata nei tribunali per negare la genitorialità paterna). Nonostante i giornali più stereotipati parlino di "estremi tentativi di difendere il bambino, la donna rischia di essere arrestata perché contesta la decisione del giudice.
E’ la storia di una ragazza ennese, E.M., sposata nel maggio del 2006 ad un autotrasportatore di Catenanuova, A.T.. Dopo la nascita del bambino, la donna si rende conto di non amare più il marito, ma, anziché avviare una separazione civile e improntata al rispetto, la moglie comincia ad accusare l'uomo di improbabili violenze e "si rifugia" con il bambino a casa dei suoi genitori.
Così, a seguito dell'istruttoria, la madre rischia nelle prossime 72 ore l’arresto per sottrazione di minore. L’affidamento esclusivo del bimbo al padre è stato notificato tramite ufficiale giudiziario.
fonte

Firenze - Rapisce i 4 figli affidati al padre e fugge in Russia
14 ottobre 2011 - Una donna russa, dopo aver denunciato il padre dei loro 4 figli per violenze riconosciute false, ne aveva perso l’affido. Secondo ArticoloTre il consulente tecnico del tribunale aveva ritenuto la donna 45enne affetta da «un quadro di personalità gravemente disturbato», per cui i figli erano stati affidati al padre.
L’avvocatessa del padre aveva sostenuto che «esiste un fondato timore che la signora si stia preparando per allontanarsi dall’Italia con i figli, possibilmente in Russia», ma la giudice non aveva ridotto le visite con la madre trasformandole in incontri protetti.
E così il 28 agosto 2011 i quattro ragazzi sono scomparsi.
Secondo ArticoloTre:
Le indagini hanno permesso di risalire all’accaduto. I ragazzi sono stati portati in Russia passando per Venezia e Zagabria, fino a Mosca e a San Pietroburgo, sfruttando il fatto che sul passaporto della madre erano segnati tutti quattro. Ci sono sospetti che il più grande sia stato drogato, infatti sono state ritrovate delle scatole di Tavor, un medicinale che potrebbe averlo ridotto in stato catatonico. Sono inoltre pervenute delle lettere in cui la donna delinea una sorta di strategia per incastrare il marito. E questo rientra nella condotta passata quando l’aveva accusato più volte di violenze, anche se le accuse sono state sempre archiviate.
La Russia ha firmato la Convenzione sulla sottrazione dei minori che doveva entrare in vigore lo scorso 1 ottobre ma mancherebbero ancora alcune formalità da parte italiana per renderla applicabile e reciproca.
Purtroppo la convenzione di Hague sulla sottrazione internazionale di minore ha come possibile scappatoia la falsa accusa: fingendo di proteggere i bambini viene automaticamente bloccato il loro rimpatrio in attesa di accertamenti, che in certi paesi possono durare anni.
La Nazione sottolinea le gravissime responsabilità del Tribunale di Firenze:
si è capito che la madre era pericolosa, ma si è scelto scientemente di correre il rischio che quei bambini sparissero, rapiti, rifiutando un minimo quanto doveroso controllo di una donna alla quale quei quattro figli, come deciso dal tribunale, erano stati già tolti e affidati al padre. La madre era pericolosa: si legge nelle carte che aveva «un’azione patogena». E cosa si è fatto per proteggere quei bambini? Un bel niente. Anzi, alla signora è stata gentilmente concessa piena libertà di movimento. O, meglio, di rapimento.

Firenze - Madre separata non manda figlio a scuola per non fargli incontrare il padre
12 novembre 2011 - Condannata in via preventiva a pagare un'ammenda da 50 euro all'ex marito ogni volta che non manderà il figlio a scuola nei giorni in cui tocca al padre andarlo a prendere. E' quanto stabilito dal giudice Domenico Paparo del Tribunale di Firenze che per la prima volta applica una condanna per ogni futuro inadempimento nel diritto di visita di un genitore a favore del figlio.
La vicenda riguarda una coppia divorziata e il ragazzo che all'epoca dell'inizio del procedimento aveva 10 anni che non veniva mandato scuola nei giorni nei quali doveva essere ripreso dal padre, un escamotage per non farli stare insieme. ''Il bambino non voleva – si è giustificata la madre – Non posso portarlo di peso dal padre''. Non è vero, replica il giudice nel provvedimento: la signora ''deve adoperarsi attivamente incoraggiandolo in tal senso'' anche perche', secondo il tribunale, l'ostilita' nasce proprio dal malanimo che la madre trasmette al figlio nei confronti del padre.
Il tribunale la accusa in generale anche di compromettere in maniera colpevole il rapporto tra figlio e genitore, ledendo il diritto del ragazzo di avere un rapporto equilibrato con lui. ''Finalmente – spiega il legale del padre, l'avvocato Iacopo Tozzi di Firenze – siamo riusciti a far applicare la legge a tutela dei diritti dei figli e dei genitori nella sua massima espressione: non solo si mira a condannare condotte passate, ma prevedendo anche sanzioni per cattive condotte future, in modo davvero da dissuadere il genitore inadempiente dal perseverare.

Canada - Catturata dopo 18 anni la madre che rapì la figlia quando aveva 20 mesi
3 dicembre 2011 - Si è conclusa la fuga di Patricia O’Byrne. La donna fuggita con la figlia di due anni nel 1993, è stata arrestata giovedì scorso a Victoria. La donna è ora accusata di aver sequestrato la figlia quando aveva 20 mesi. Ora la ragazza ha vent’anni e potrà finalmente conoscere suo padre, Joe Chisholm.
Le due donne erano registrate sotto falso nome e ciò ha reso vani tutti i tentativi di ricerca di questi anni. L’arresto di O’Byrne è stato reso possibile grazie a una segnalazione ricevuta nel settembre del 2011 attraverso la Missing Children Society of Canada. Una soffiata piuttosto precisa nella quale si diceva che la donna potesse vivere sull’isola di Vancouver.
Ora bisognerà attendere le decisioni della corte oltre all’incontro della ragazza, ora ventenne, con il padre mai praticamente conosciuto. La polizia ha dichiarato che il Canadian Centre for Child Protection sta offrendo il suo aiuto alla ragazza, che ora vive in British Columbia.

Cantalice (RI) - Per l'affido del figlio dà un pugno al convivente
11 dicembre 2011Una donna del 1979 è stata denunciata dai Carabinieri dopo che, forse per motivi legati all'affidamento del figlio di un anno, avrebbe colpito con un pugno il convivente.
Per l'uomo, trasportato all'ospedale di Terni, è stato riscontrato un «trauma emitorace sinistro» giudicato guaribile in 3 giorni.

Genova - Padre separato si uccide a Sestri: la moglie lo ostacolava nell'incontrare i figli
26 gennaio 2012

USA - Fa uccidere il marito per l’affidamento dei figli
31 gennaio 2012 - Philadelphia — Una donna, Morgan Mengel di 35 anni, è stata processata oggi con l’accusa di aver indotto il suo amante, il 21enne Stephen Shappell, ad uccidere il marito Kevin Mengel onde evitare, in sede di divorzio, una costosa battaglia legale sull’affidamento dei figli.
I procuratori hanno evidenziato nel corso del procedimento come la Mengel abbia cercato di convincere Shappell a prendersi la piena responsabilità dell’omicidio, spedendogli delle lettere mentre lui era in prigione ma che sono state intercettate. La signora ha cercato in quelle occasioni di impietosire il giovane spiegandogli che avrebbe dovuto prendersi cura della coppia di gemelli nati dalla loro relazione, e che non sarebbe riuscita ad assolvere quel compito se anche lei fosse rimasta coinvolta.

Reggio E. - Strappò il figlio al padre: condannata ad 8 mesi
22 febbraio 2012E' stata condannata a 8 mesi con pena sospesa per sottrazione di minore. Questa la decisione del giudice Cristina Beretti che ha così restituito a un papà il proprio bimbo sottrattogli con l'inganno dalla ex convivente brasiliana nel 2009, quando il piccolo aveva soltanto 2 anni. Il bimbo, a ogni modo, era già tornato con il padre un anno e mezzo fa dopo una vera e propria battaglia giudiziaria vinta a Londra attraverso una procedura internazionale. Il giudice, dando ragione all'uomo - difeso dall'avvocato Alessandro Verona nella causa penale e dall'avvocato Elisa Bergonzini per quella civilistica in Inghilterra - ha deciso che la donna paghi una provvisionale di tremila euro, oltre, logicamente, alle spese legali.
I fatti hanno origine nel 2007 con la coppia residente in provincia. Poco dopo la nascita del figlio, i due decidono di separarsi. La donna va a vivere a Londra, chiedendo all'ormai ex compagno di portare con sè il bimbo per ottenere il diritto alla casa.
Nel gennaio 2009 la madre riporta però il figlio dal padre, dicendo di non avere la possibilità di seguirlo perché nel frattempo ha trovato lavoro. Il papà accetta, dedicandosi al figlio e iscrivendolo all’asilo.
Dopo che per tutto il 2009, come riporta la denuncia, la madre è andata a trovare il bimbo solo una volta, facendosi sentire molto di rado, a dicembre la donna ritorna in Italia e di soppiatto, approfittando di un momento in cui il padre non poteva vedere, prende il bambino e l’auto dell’uomo, mandandogli un sms per dirgli di andare a recuperare l'auto alla stazione di Carpi. Da allora più nulla, con madre e figlio spariti.
Da allora è iniziata la battaglia dell'uomo per riavere il figlio, conclusasi un anno dopo a Londra.

Pisa - Condannata madre russa che rapì la figlia al padre
8 aprile 2012 - Era fuggita in Siberia, suo Paese di origine, con la figlia. oggi dodicenne eludendo il provvedimento del giudice che le aveva negato il consenso all’espatrio della bimba. Per questo reato e per quello di sottrazione di minore, una donna di 43 anni è stata processata e condannata dopo la citazione diretta in giudizio disposta dal sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Porpora.
Accogliendo il pieno la richiesta del pubblico ministero Molinaro, il giudice monocratico Luca Salutini ha condannato la madre (difesa dall’avvocato Anna Rosa Francini) a un anno e nove mesi di reclusione, pena sospesa a condizione del ritorno a Pisa della piccola, al pagamento delle spese di giustizia, nonché al risarcimento dei danni (che sarà quantificato in altra sede) al padre della bimba ed ex convivente della donna, il sessantaseienne pisano William Mochi, oggi pensionato, che si era costituito parte civile assistito dall’avvocato Enrico Pappalardo.
Nel 2006 madre e figlia furono bloccate in extremis dalla polizia di frontiera aerea mentre stavano per volare in Russia; fuga che invece venne portata a termine nell’aprile dell’anno successivo. Da quel giorno il padre della bimba non ha più visto la figlia e ha potuto solo parlare con lei al telefono pochissime volte.
Il 25 luglio 2006, a Malpensa, la mamma e la bimba vennero fermate all’imbarco per Mosca su segnalazione della Questura di Pisa. Nei giorni precedenti, infatti, il padre della piccola aveva revocato il nulla osta a suo tempo concesso per l’espatrio della figlioletta.
Tornata a Pisa, la bimba viveva gran parte della settimana nella casa del babbo e con la nonna paterna. Erano l’uomo e la sua attuale moglie ad accompagnarla a scuola e ad accudirla insieme alla madre.
Per due volte la madre si era rivolta al giudice tutelare per ottenere il permesso di espatriare con la bambina, ma in entrambi i casi i giudici - prima Nicola Pisano e poi Tommaso Gualano - avevano respinto le richieste.
Nell’ottobre 2009 i giudici del Tribunale per i Minorenni di Firenze disposero l’affidamento esclusivo della bimba al padre, «in quanto l’affidamento congiunto oggi risulta essere contrario all’interesse della stessa che sembra costituire più un peso che una risorsa per una madre assorbita quasi esclusivamente dalla cura di sé».

Milano - Madre sottrasse i figli all'ex marito: 1 anno e 8 mesi
25 aprile 2012 - E’ stata condannata a un anno e 4 mesi di carcere Marinella Colombo, la donna che sottrasse i figli al marito tedesco, cui il tribunale di Monaco (Germania) li aveva affidati.
La donna era accusata di sequestro di persona, maltrattamenti e sottrazione internazionale di minori: i giudici milanesi della II sezione penale hanno assolto dai primi due reati la donna che, dopo 8 ore di camera di consiglio, è stata ritenuta colpevole del solo reato di sottrazione internazionale di minori. Sospesa la potestà genitoriale.
fonte
aggiornamento del 22 aprile 2013(ANSA) Sale ad un anno e 8 mesi, rispetto al primo grado (un anno e 4 mesi), la condanna in appello per Marinella Colombo, la donna accusata di aver portato via da Monaco nel febbraio 2010 i figli avuti dall'ex marito tedesco.
La condanna arriva per sottrazione internazionale di minore e maltrattamenti. Condannata a 10 mesi la madre della Colombo.
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache_e_politica/Marinella-Colombo-condannata-mesi/22-04-2013/1-A_006060345.shtml

Montevarchi (AR) - Condannata madre lituana che rapì la figlia al padre
17 maggio 2012 - L'odissea di Leonardo Lovari, 53 anni, ex calciatore, residente a Montevarchi si è conclusa. La lunga battaglia combattuta in favore della figlia ha ottenuto un riconoscimento. Il tribunale di Arezzo ha infatti condannato a dieci mesi la lituana di 40 anni, ex compagna dell'uomo, per sottrazione di minore.
La vicenda di Lovari, ex portiere di Siena e Montevarchi, risale al 2008 quando, cioè, la ex compagna portò via la loro figlia e si trasferì a Vilnius. Per l'uomo iniziò una lunga lotta per vedere riconosciuti i propri diritti di padre.
Dopo una lunga battaglia legale Lovari riuscì, grazie anche alle pressioni del Ministero degli Esteri sulla Lituania ed alla sua tenacia, a far rispettare alla donna la sentenza che affidava la bambina in maniera esclusiva al padre, con il quale tuttora vive. L'ultima puntata di questa triste vicenda si è consumata nel tribunale di Arezzo con la condanna della donna.

Zelo Buon Persico (LO) - Madre 36enne balcanica denunciata per sottrazione di minore all'estero
1° giugno 2012 - I Carabinieri di Zelo Buon Persico, a conclusione degli accertamenti scaturiti dalla denuncia sporta da un magazziniere di 41 anni, hanno denunciato per sottrazione di minore e trattenimento di minore all’estero (art. 574-bis del codice penale) la sua compagna, da cui vive separato già da qualche anno.
La donna, un'operaia di 36 anni di origini balcaniche, la settimana scorsa, ad insaputa dell'uomo e senza il suo consenso sarebbe rientrata in patria, presso la famiglia originaria dell'ex marito, portando con sé la loro figlia minore. I carabinieri di Pandino si sono recati presso la scuola cremasca frequentata dalla bambina ed hanno accertato che il viaggio era stato programmato per tempo.

Foggia - Padre separato ucciso in un agguato dalla ex suocera, mentre andava a prendere il figlioletto

23 giugno 2012 - La squadra mobile non aveva avuto dubbi: Giovanni Battista Buono è stato ucciso dall'ex suocera. Lucia La Lumera, 52 anni, è stata arrestata con l'accusa di omicidio e tentato omicidio nei confronti dell'ex genero e dell'ex consuocero. Buono era separato da quattro anni dalla figlia di La Lumera e la donna non gradiva che il 43enne potesse vedere suo figlio di 6 anni, che era andato a vivere con la mamma nel villino del quartiere Salice, alla periferia di Foggia. "Se lo meritava", ha detto la donna che per sparare all'uomo era andata ad esercitarsi nei campi. Tra i due nuclei
familiari erano nate incomprensioni e liti molto accese, alimentate anche dal fatto che il tribunale aveva sancito l'affidamento congiunto del bambino che poteva essere visto dal padre tre volte la settimana e nei week end.
Tra le due famiglie non correva buon sangue e La Lumera ieri ha deciso di eliminare per sempre l'ex genero: la donna ha approfittato dell'assenza della figlia e ha atteso Buono nel villino. L'uomo, che avrebbe dovuto vedere il bambino come tutte le settimane, è arrivato in via del Salice Vecchio in compagnia del padre Rinaldo: i due hanno trovato Lucia La Lumera ad accoglierli con una pistola calibro 7.65 in mano, regolarmente detenuta dal marito. La donna ha esploso
sei colpi, cinque dei quali hanno raggiunto Giovanni Battista alla testa e al petto, mentre non è riuscita a colpire Rinaldo, che è fuggito prima di poter soccorrere il figlio morente.
Buono è caduto sull'asfalto ed è morto sul colpo, in una pozza di sangue. Sul posto i sanitari del 118 e gli agenti della squadra mobile della questura di Foggia, giunti immediatamente dopo l'omicidio. Gli uomini del vicequestore Alfredo Fabbrocini hanno immediatamente portato in questura la suocera di Buono e altre due familiari per interrogarle. Gli indizi di colpevolezza c'erano tutti e alla fine Lucia La Lumera, che ha confessato, dicendosi soddisfatta di quel che aveva fatto.
"Anche se andrò in carcere sono contenta, se lo meritava". La donna, è stato ricostruito, ha agito con premeditazione. Per uccidere l'ex genero si è esercitata con la pistola in campagna. Poi ha riposto l'arma nella borsetta e ha atteso l'arrivo dell'uomo. Il primo colpo lo ha esploso da killer professionista, senza neppure sfilare la pistola dalla borsetta. Poi ha finito l'ex genero colpendolo con due proiettili alla testa, quasi a bruciapelo.

Ascoli P. - Accusò falsamente l'ex convivente di abusare del figlioletto: giudice non la incrimina
25 giugno 2012“Ha abusato sessualmente del nostro bambino”. Un piccolo di pochi mesi. Questa la gravissima accusa lanciata da una donna contro il suo ex convivente.
Ma, a quanto pare, era tutto falso, così come quelle di abusare di alcol ed essere in possesso di droga. Infatti, l'inchiesta a carico dell'uomo era stata archiviata, e la donna denunciata per calunnia. Oggi l'assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Il giudice del tribunale di Ascoli Marco Bartoli chiude così una storia d'amore finita a carte bollate.
La donna aveva accusato il convivente anche di averla costretta ad avere rapporti sessuali e di maltrattamenti in famiglia. L'uomo, dopo la separazione, aveva lamentato di non poter vedere il figlioletto.

Roma - Condannata la madre che rapì la figlia per non farla vedere al padre
4 luglio 2012 - Otto mesi di reclusione e' la condanna inflitta a Federica Puma con l'accusa di sottrazione di minore per essere fuggita insieme alla figlia di 7 anni.
La vicenda va avanti dal 14 dicembre del 2011, quando la bambina su richiesta dei servizi sociali e' stata affidata alla casa famiglia di Roma. I genitori separati sono da anni in conflitto. Federica Puma e' stata condannata il 7 giugno scorso dal giudice della nona sezione penale del tribunale di Roma, Ettore Pedicini.









S. Benedetto del T. - Madre rapisce figlio di 2 anni e fugge in Slovacchia
12 settembre 2012 - Dopo un anno di battaglie legali con la moglie Vladimira, Marco Di Marco, noto fisioterapista di Porto d’Ascoli, ha visto avversarsi il suo peggior incubo: non sapere dove si trova suo figlio. La donna da circa un mese è tornata in Slovacchia con il piccolo Erik, il figlio di due anni dei coniugi separati da poco più di un anno. Valdimira è tornata nel suo paese di origine, nonostante il piccolo Erik fosse affidato in maniera congiunta ad entrambi i genitori.
Ed ora il padre del bambino non ha più alcuna notizia del figlio perché la madre non risponde al telefono e alle e-mail, continuando a negare ogni tipo di comunicazione con l’ex marito. Solo grazie al consolato Italiano a Bratislava ha appreso che Erik si trova con la madre in Slovacchia a casa dai nonni materni.
“Abbiamo attivato le procedure internazionali per ottenere il rimpatrio del minore – chiarisce la legale di Di Marco, Dina Losco - , auspicando che la Repubblica Slovacca abbia la stessa sollecitudine che le nostre autorità hanno nei casi in cui i bambini stranieri vengono condotti in Italia. Questo per evitare che le procedure possano dilatarsi nei termini non perentori e si possa creare un radicamento nella vita del bambino in un nuovo stato estero. Bambino che però, per due anni, ha vissuto in Italia, per cui, a tutti gli effetti, la sua residenza abituale dev’essere considerata l’Italia”.
Poi l’appello di Marco alla moglie Vladimira, un padre preoccupato che vorrebbe solo riabbracciare il figlio: “Ormai sono distrutto, disperato perché non vedo mio figlio ormai da un mese. Mi è stato sottratto in maniera illecita. Ci tengo molto a nostro figlio, quindi faccio un appello a mia moglie, affinchè riporti Erik il più presto in Italia, perché Erik ha anche bisogno di un padre; non è giusto che mi sia stato tolto. Sono preoccupatissimo, sto vivendo un incubo”.
Un appello accorato e il triste prosieguo di una vicenda matrimoniale burrascosa fatta di querele e discussioni. Nel luglio dello scorso anno fu, infatti, la madre a rivolgersi alla nostra emittente perché convinta che il marito le avesse portato via il figlio. Marco di Marco, invece, tornò dopo pochi giorni da una vacanza con il piccolo a Napoli. Da lì i rapporti rimasero sempre più tesi fatti ed ora si spera, per il bene di Erik, che la vicenda possa risolversi senza troppi strascichi legali, come invece accaduto per l’altro bimbo conteso, il piccolo Mario di Valle Castellana.
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Lucca - Impedisce di vedere il figlio all'ex marito
10 ottobre 2012La squadra mobile della questura di Lucca ha denunciato in stato di libertà, per i reati di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice ed ingiurie, una donna 38enne, già residente a Lucca e da qualche tempo trasferitasi per lavoro nella zona di Arezzo.
La donna era sposata con un coetaneo lucchese da cui ha avuto un bimbo, oggi adolescente; il matrimonio era naufragato e la donna per motivi di lavoro si era spostata in provincia di Arezzo. L’ex marito aveva ottenuto dal giudice, nella sentenza di omologazione della separazione, di poter vedere il figlio a fine settimana alternati, nonché anche un giorno aggiuntivo infra-settimanale.
La ex moglie mal sopportava questa - a suo dire - ingiusta imposizione del giudice, discutendo spesso con l’ex marito della questione.
L’ex marito ha puntualmente esercitato il diritto di visita a suo figlio, addossandosi il centinaio di km che separano le due città toscane per recarsi settimanalmente in provincia di Arezzo; un giorno però la donna era in ritardo al consueto appuntamento; ai rilievi dell’ ex marito la donna furente lo ha ingiuriato con epiteti irripetibili, sottolineando di essere stufa di vedere l’ex marito che, a suo dire, gli portava suo figlio via, anche se solo per il fine settimana.
Agli appuntamenti successivi, decisa evidentemente a non far più vedere i figlio al legittimo padre, la donna non si è più presentata; non ha più risposto al telefono ed addirittura ha cambiato abitazione, pur di impedire all‘ex marito di esercitare un suo legittimo diritto, peraltro imposto dal giudice. L’uomo ha sporto denuncia in questura; la squadra mobile al termine degli accertamenti ha denunciato la donna alla procura della Repubblica.
http://www.lagazzettadilucca.it/cronaca/2012/10/impedisce-di-far-vedere-il-figlio-all-ex-marito-denunciata/

Valtournenche (AO) - Rapì il figlio al padre per andare dall'amante: 8 mesi
12 ottobre 2012(ANSA) Lasciando all'oscuro il marito fuggi' per circa due mesi dalla Valle d'Aosta col figlio di 8 anni per andare in Veneto dal suo nuovo compagno.
Accusata di sottrazione di persone incapaci, F. C. (avvocato Manuela Ghillino) di 38 anni di Valtournenche (Aosta) e' stata condannata oggi a otto mesi di reclusione (pena sospesa) dal giudice monocratico del tribunale di Aosta Marco Tornatore.
Era stato il marito a querelare la moglie, dalla quale all'epoca non era ancora separato.
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/valledaosta/2012/10/12/Fuggi-marito-bimbo-condannata_7621132.html
Il giudice Marco Tornatore ha condannato a 8 mesi di reclusione, pena sospesa, una valdostana, C.F., per sottrazione di minore.
Nel dicembre del 2008 la donna, che si stava separando dal marito, C.M. , dopo una cena al ristorante con il figlio della coppia e il nuovo compagno, fece perdere le proprie tracce. Il padre non avendo più notizie del figlio si rivolse ai Carabinieri, denunciando l'ex compagna. Dalle forze dell'ordine l'uomo scoprì che la donna aveva portato il figlio in Veneto. Solo dopo tre mesi la madre tornò ad Aosta con il figlio, che il giudice decise poi di affidare ad entrambi i genitori.
Oggi il giudice Tornatore ha dato ragione al padre, difeso dall'avvocato Gianfranco Sapia di Aosta, condannando la donna a 8 mesi di reclusione, pesa sospesa condizionata al pagamento entro 3 mesi di 1.000 euro di risarcimento, oltre le spese legale.

Lido di Camaiore (LU) - Non fa vedere la figlia all'ex marito: Polizia la denuncia
29 ottobre 2012La Squadra Mobile ha denunciato infatti in stato di libertà una 38enne residente a Lido di Camaiore.
La donna si è separata dal marito, un coetaneo impiegato pubblico residente a Lucca, portandosi con sé la bimba. Gli accordi tra i due, poi omologati dal Tribunale di Lucca, prevedevano il versamento di un assegno alimentare mensile da parte dell’uomo, e il diritto di visita di questi alla bimba due volte a settimana, con possibilità di averla con sé a fine settimana alterni.
Stando alla denuncia presentata in Questura, l’uomo ha sempre ottemperato al versamento mensile degli assegni, mentre la donna, accampando diverse scuse, non gli ha quasi mai consentito di vedere o di portare con sé la bimba, addirittura facendogli spostare le ferie già concessegli (e facendogli perdere la caparra versata all’atto della prenotazione) all’ultimo momento.
La Squadra Mobile, analizzata la documentazione che l’uomo ha allegato alla denuncia e dopo aver sentito alcuni testimoni dei fatti, ha denunciato la donna alla Procura della Repubblica per non aver ottemperato a quanto stabilito dal Tribunale, accampando scuse dimostratesi risibili, se non addirittura vere e proprie rappresaglie verso l’ex marito.

Lucca - Madre separata insulta e minaccia l'ex mentre parla al telefona col figlio
30 novembre 2012 - La donna è separata da qualche tempo da un coetaneo lucchese, che vive a S. Maria del Giudice; l’uomo, una sera di qualche settimana fa, come di consueto aveva telefonato alla ex moglie ed iniziato a parlare con il bimbo che hanno avuto dal matrimonio. La ex moglie all’improvviso - stando alla querela successivamente sporta dalla vittima in Questura - ha strappato il telefono dalla mani del bimbo ed iniziato ad inveire contro l’ex marito e la sua attuale compagna, minacciando addirittura di dare fuoco alla loro casa.
Il querelante ha poi spiegato che non era la prima volta che ciò accadeva, e di essersi determinato a sporgere querela costretto dalla reiterazione dei comportamenti ingiuriosi della ex moglie. Al termine degli accertamenti la Squadra Mobile ha denunciato in stato di libertà la donna alla Procura della Repubblica.
Fonte
20 febbraio 2013 - La sezione reati contro la persona della squadra mobile ha denunciato, per i reati di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice ed ingiurie una 47enne residente nell’Oltreserchio.
La donna si è separata dal marito ed ha in affidamento i due bimbi nati dal matrimonio; non avendo “digerito” la separazione, pur in costanza di un provvedimento del Tribunale che fissa il c.d. diritto di visita da parte del padre verso i figlioli, e nello specifico la possibilità di averli con sé a fine settimana alterni, ha frapposto sempre ostacoli, negando con varie scuse (partite di pallone, feste con gli amici, indisposizioni varie) detta possibilità all’ex coniuge.
L'uomo si è dapprima rivolto ai servizi sociali, cercando di ottenere quello che gli spetta con la loro mediazione: la donna era sembrata collaborativa ma, dopo qualche tempo, ha ricominciato con quella che, in querela, l’ex marito ha definito una sorta di ritorsione. All’uomo non è rimasto che sporgere querela, sia per i reiterati episodi di cui sopra, sia per ingiurie, perché la donna condiva i dinieghi a lasciare i figli all’ex marito con epiteti offensivi.
Al termine delle indagini la donna è stata denunciata.

Grotte (AG) - Condannata madre che impediva incontri fra marito separato e figlia
29 gennaio 2013 - La sezione distaccata del Tribunale di Agrigento a Canicattì ha condannato una donna di Grotte, M.P., alla pena di 350 euro di multa, oltre a mille euro per le spese della parte civile, che è l’ex marito della donna, S.G., difeso dall’avvocato Gianfranco Pilato.
La donna è stata riconosciuta responsabile della mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, perché si è ostinata più volte a non consentire all’ex marito di incontrare la loro figlia minore.
http://www.canicattiweb.com/2013/01/29/grotte-nega-la-figlia-all%E2%80%99ex-marito-condannata/

Otranto (LE) - Rapisce il figlio affidato al padre in Romania, e si nasconde in Italia
16 marzo 2013 - Aveva scelto Otranto per scomparire dal mondo e vivere con il suo bambino di appena due anni, che il Tribunale aveva affidato in via esclusiva al padre.
Per quattro anni la 48enne rumena Lenuta Sivak è riuscita a nascondersi, poi gli uomini del commissariato idruntino l’hanno rintracciata e arrestata in vista dell’estradizione, con l’accusa di sottrazione di minore. È finita così la sua fuga dagli investigatori di mezza Europa, che la cercavano per indurla a rispettare la legge.
In Salento la donna è arrivata nel 2009, dopo che la Corte municipale di Zabok ha stabilito che il figlio avrebbe dovuto essere affidato al padre, con una sentenza confermata l’anno successivo dal Tribunale di Bucarest. Ordini del giudice, che Lenuta non aveva alcuna intenzione di rispettare, acquistando un biglietto di sola andata per l’Italia, imbarcandosi su un traghetto insieme al figlio. Nella città dei Martiri la rumena aveva trovato un lavoro come badante e aveva persino iscritto il suo bambino – che oggi ha quasi sei anni - a scuola.

Roma - Un morso gli stacca la carne La figlia in braccio, botte dalla ex
13 settembre 2013 - Calci, pugni e un morso sul braccio che gli ha strappato un pezzo di carne e di muscolo. Poi ancora schiaffi sull'orecchio sino a quando la furia non si è placata grazie alla bambina di tre anni che l'uomo aveva in braccio e che gli impediva di difendersi.
L'aggressore è una donna di 35 anni, Giulia. La vittima è l'ex, Luigi, 38 anni.
Luigi è un padre separato. La fine della relazione è recente e nessuno dei due ha avuto tempo e forse voglia di normare quella che tecnicamente viene chiamata “la gestione del minore”. Così Luigi di sabato mattina si reca a casa dell'ex, quartiere nord di Roma, per prendere la piccola e trascorrere con lei una giornata “da padre”.
L'ex scende in strada e chiede all'uomo di firmare il documento con il quale si autorizzano genitori, nonni e babysitter ad andare a prendere i bambini all'asilo. E' un atto formale che però ha la sua importanza. Luigi fa notare a Giulia che l'autorizzazione esclude i nonni paterni e qui scoppia la lite. L'uomo tiene la bimba in braccio e a quel punto l'ex inizia a sferrare calci e pugni. Si difende come può, stordito dalla reazione e preoccupato solo di proteggere la bimba. Giulia è una furia scatenata: lo morde ad un braccio e gli stacca un pezzo di carne, poi lo prende a schiaffi su un orecchio.
La scena è pubblica e si svolge sotto casa della donna ma nessuno interviene.
Alla fine Giulia ritrova la ragione e decide lei di chiamare il 113. Arriva la Volante per una chiamata con “aggressione in presenza di minore”. Ci vuole un minuto ma quando gli agenti arrivano la violenza è cessata. Decidono comunque di identificare madre e padre. Luigi a quel punto decide di non prendere la bambina e si va a far medicare al Pronto Soccorso.
Ferita sul braccio a parte, gli schiaffi ripetuti gli hanno procurato la rottura del timpano. La prognosi è lunga: l'otorino decide per un minimo di 15 giorni, raccomandando all'uomo di farsi verificare. Dolore e disturbi a parte, il danno all'orecchio per un esperto tecnico del suono è un dramma. Niente lavoro e niente cuffie sino a quando l'orecchio non sarà guarito.
Solo che il destino si accanisce contro la coppia. Luigi e Giulia fanno più o meno lo stesso lavoro e sono destinati a rincontrarsi. Ora le vicenda è in mano ai legali che dovranno negoziare su una probabile denuncia d'ufficio per violenza e lesioni aggravate. Poi ci sarà il risarcimento. In mezzo c'è la piccola.
Un esempio chiaro di come la violenza di specie sia una strada che non porta lontano. Commenta Ligi che ha affidato la sua storia ad Affaritaliani.it: “Mai alzata una mano in vita mia contro una donna, mai un reato. Mai nulla. Ora mi trovo di fronte al bivio: denuncio la madre di mia figlia perché mi ha staccato a morsi un pezzo di carne e rotto un timpano o faccio finta di niente. La violenza di genere non esiste, esiste solo la violenza e basta. Troppa demagogia e scarsa attenzione alle vicende familiari. Sono un uomo che ha subito una menomazione e ora dovrò andare davanti a un giudice il quale mi negherà l'affidamento di mia figlia. E' sempre la solita storia”.

Reggio E. - Accuse infamanti all'ex per tenersi la figlia: padre scagionato
26 novembre 2013 - È un incubo durato quasi tre anni, quello di un padre, accusato dalla moglie del reato più infamante: aver violentato la propria piccola di tre anni. Congetture orribili, che gli hanno anche impedito di poter veder crescere la figlia, dal 2011 a oggi.
Il castello di carte delle contestazioni, si è sgretolato per mancanza di prove. L’inferno, quello del cinquantenne, era basato sulle parole dell’ex compagna; che, contestualmente alla causa di separazione, aveva presentato la sua denuncia alla procura. La donna diceva che la bambina le aveva riferito delle molestie. Da lì, il capo d’imputazione provvisorio. Indagato per «aver abusato dell’immaturità personologica della piccola, approfittando dell’assenza di altre persone, costringendola più volte a palpeggiamenti reciproci delle parti intime e penetrazione parziale».
Lui, per tutto il tempo, continuerà a professarsi innocente.
Durante le udienze crolla l’impianto accusatorio. «La bambina ripete una risposta appresa», dice il consulente del giudice chiamato a valutare la sua attendibilità in previsione di un incidente probatorio. Un disco imparato a memoria, in pratica.
«Squalificata la fonte diretta», rimarrebbe la moglie. Ma non è un testimone imparziale, secondo il giudice per le indagini preliminari, Giovanni Ghini. Troppo «animosa, aggressiva, ansiosa e agitata nei confronti del marito», si legge nella stessa consulenza.
E, in assenza di prove, anche l’accusa — rappresentata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani — non può fare altro che chiedere l’archiviazione del caso. Il gip la accoglie. È finito così il calvario dell’uomo difeso dall’avvocato Federico Bertani. E ora, probabilmente, potrà anche tornare ad abbracciare la propria piccola.


Roma - "Mi ostacola nell'affidamento: dategli una lezione" - ex moglie ingaggia un sicario per 3.500 €
14 aprile 2014 - Accusava l’ex marito di non occuparsi del mantenimento dei due figli e anche di ostacolarla nell’affidamento dei piccoli. Così una donna di 36 anni, un’estetista del Prenestino, ha organizzato una spedizione punitiva contro l’ex coniuge che la sera del 14 aprile scorso, in via Ostuni, si è trasformata in un tentato omicidio a coltellate.
La vittima, di 48 anni, fu attirata in una trappola da un falso corriere che doveva consegnargli un pacco e massacrata a coltellate. Solo la sua prontezza di spirito consentì al quarantenne di evitare altri fendenti riparandosi dietro il portone di casa. Ora, a sei mesi di distanza, la polizia ha ricostruito la vicenda e arrestato l’ex moglie e altre due persone, mentre l’accoltellatore, un italo-tailandese di 21 anni, era già stato bloccato qualche settimana fa e si trova in carcere.
Le indagini sono state coordinate dal dirigente del commissariato Prenestino Mauro Fabozzi che con i suoi uomini ha notificato martedì mattina tre ordinanze di custodia cautelare per concorso in tentato omicidio. Il sicario ventenne fu rintracciato anche perché perse il passaporto sul luogo dell’aggressione e fu riconosciuto dalla vittima che nell’episodio riportò gravi lesioni permanenti.

Il ragazzo raccontò che due settimane prima del tentato omicidio conobbe tale «Brunello» in una sala giochi a Torrenova. Un giovane di 26 anni, arrestato martedì, che gli promise 3.500 euro per dare una lezione all’ex marito della donna. Con «Brunello» è finito in carcere anche un suo complice, di 38 anni, con il quale finse di rubare l’auto alla donna incendiandola poi nelle campagne di Cerveteri per incolpare poi l’ex marito.
Decisive per le indagini si sono rivelate le intercettazioni telefoniche che hanno dimostrato come il gruppo avesse preparato la messinscena dell’incendio e anche pianificato l’accoltellamento del quarantenne, rimasto a lungo ricoverato in ospedale.

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_ottobre_28/mio-marito-non-mantiene-figli-3500-euro-dategli-lezione-104b322c-5eb1-11e4-9933-2a5a253459da.shtml

Vicenza - Calunnia l'ex per tenersi la figlia: madre a processo
22 luglio 2014 - Avrebbe cercato vendetta utilizzando la via giudiziaria, raccontando bugie agli inquirenti pur di ottenere ragione contro quello che subito dopo è divenuto il suo ex marito. Il motivo? Voleva separarsi, ottenere gli assegni e anche l'affido esclusivo della figlia. Ma il suo pressing si sarebbe rivelato un autogol.
La procura, con il pubblico ministero Pecori, ha chiuso le indagini a carico di Alessandra S. (le iniziali sono a tutela della figlia minorenne, altrimenti riconoscibile) - 43 anni, oggi residente a Monticello Conte Otto - che rischia di finire a processo per difendersi dall'accusa di calunnia.

Il suo ex marito, Paolo A., 46, di Vicenza, si costituirà con ogni probabilità parte civile per chiedere un risarcimento dei danni che sostiene di avere subito per le azioni giudiziarie della madre di sua figlia, che oggi ha nove anni e vive con il padre.

Nel 2010 il rapporto matrimoniale fra Alessandra (difesa dall'avv. Molinari) e Paolo (assistito dall'avv. Gozzi) era arrivato al capolinea.

Reggio E. - Bambino rapito dalla madre - il padre pestato dai parenti di lei
10 ottobre 2014 - Il giudice di Mantova aveva deciso di affidarlo al padre e ai nonni paterni. Alla madre - 29enne ballerina di night, con alle spalle una diagnosi di tipo psichiatrico e un paio di tentativi di suicidio - il diritto di incontrare il figlio di quando in quando, sotto il controllo dei servizi sociali.
La storia del ragazzino, che ha dieci anni, ha preso una brusca svolta quando, con il consenso del padre e delle assistenti sociali, è andato a trascorrere quattro settimane nell’attuale abitazione della madre, a Reggio Emilia.
Forse il bambino s’è anche trovato bene, ma tra i genitori e i servizi sociali c’era un accordo: sabato 13 settembre, giorno successivo all’inizio delle scuole, il bambino sarebbe stato riconsegnato al padre.

Non è stato così. «Sono a Napoli, il bambino non te lo do più, vieni a prendertelo se sei un uomo...» è la sfida lanciata dalla donna all’ex marito nel corso di una telefonata in cui l’uomo rivendicava il legittimo diritto di vedersi restituire il figlio.

Ma quando l'uomo è venuto a Reggio per riprenderselo, è stato pestato dall'attuale compagno della donna e da altri due uomini nei pressi della stazione.

Cagliari - Bimba sparisce con la madre - Il padre: "negato il mio diritto di vederla"
28 novembre 2014 - Protagonisti della vicenda sono un uomo che lavora sulle navi da crociera e la sua ex moglie, una ragazza straniera conosciuta proprio durante un viaggio per mare.
I due si sono sposati e dal matrimonio è nata una bambina che, dopo la separazione, è diventata oggetto del contendere. La donna ha lasciato la Sardegna insieme alla bambina che il papà, nonostante quanto disposto dal Tribunale, ora non riesce più a vedere. Da luglio, addirittura, non ne sa più nulla.


Milano- Padre sgrida figli: moglie lo aggredisce e lo manda all'ospedale
17 Maggio 2015 - Un uomo di di 43 anni è stato aggredito dalla moglie, a Milano, dopo aver redarguito i figli di 12 e 21 anni accusandoli di non aiutare la madre nei servizi casalinghi. 
La donna, di 41 anni, ha prima difeso i figli dicendo che era il marito a essere un nullafacente, poi lo ha colpito provocandogli diverse escoriazioni.
A quel punto il capo famiglia ha chiamato la polizia per chiedere aiuto e si è fatto trasportare all'ospedale Sacco per le medicazioni.

Castelnovo Sotto (RE) - Madre denuncia padre perché prende la figlia da scuola tre ore prima

15 dicembre 2015 - Invece di andare a prendere la figlioletta alle 16, all’uscita dalla scuola materna, ha voluto anticipare alle 13. «Per poter trascorrere più tempo con lei» ha spiegato l’uomo. Ma l’iniziativa, contraria agli accordi di affidamento stabilita davanti al tribunale dei minori con la sua ex, è costata al papà una denuncia e un processo. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a un mese. Alla fine, però, il giudice Cristina Beretti lo ha assolto, per la tenuità del fatto.
Nel contesto di una separazione difficile, anche la gestione dei figli diventa motivo di scontro. Il processo che si è celebrato ieri mattina nel palazzo di giustizia di Reggio Emilia ne è l’emblema.
I fatti si riferiscono al 2011, quando la figlioletta della coppia frequentava la materna. Gli accordi definiti davanti al giudice erano chiari: papà avrebbe dovuto andare a prendere la piccola il venerdì pomeriggio dopo la scuola. Poi, dopo averla riportata a scuola il giorno dopo, questa sarebbe dovuta restare con lui l’intero fine settimana. Invece, di sua iniziativa, il genitore ha anticipato l’uscita da scuola della figlia e l’indomani ha trattenuto a casa la bambina, perché questa faceva i capricci e la sera, ha raccontato, aveva la febbre.
Probabilmente, non si trattava del primo scontro tra ex nella gestione della bambina. Ma prima la procura, poi il giudice, hanno analizzato solo la situazione specifica. Quella che ha portato la madre a denunciare e il pm a chiedere la condanna. La difesa, con l’avvocatessa Romina Ferrari, ha spiegato come tutto fosse dovuto al desiderio del padre, che vive lontano dalla piccola, di stare con la figlia. E alla fine l’assoluzione è arrivata. Quattro anni dopo i fatti.



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