23 aprile 2010

La sera di Capodanno del 2006 una tranquilla impiegata di banca di 47 anni, ebbra per il troppo champagne bevuto, discute in modo animato con il figlio diciottenne, che era rimasto in casa con lei per i festeggiamenti di San Silvestro. Il ragazzo, dato che la madre non si calma, chiama il 113. Ma quando gli agenti entrano in casa scoppia il finimondo. La donna scaglia contro i poliziotti, tutto ciò che si trovava sul tavolo imbandito per la festa, ferendo i due agenti che, con grande fatica, sono alla fine riescono a immobilizzarla. Per questo motivo oggi il tribunale di Roma ha condannato la donna a 4 mesi e 15 giorni di reclusione. Il giudice monocratico ha concessole attenuanti generiche e riconosciuto il vincolo della continuazione tra i reati e il beneficio della sospensione condizionale della pena. La donna, difesa dall'avvocato Gianluca Arrighi, è stata mandata a giudizio con le accusse di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, rifiuto di fornire le generalità e danneggiamento aggravato su beni (l'auto della Polizia) di proprietà dello Stato. Il pubblico ministero Laura Condemi ne aveva chiesto la condanna ad un anno di reclusione. L'avvocato Arrighi ha spiegato: "I fatti del processo hanno stigmatizzato il profondo malessere e il grande disagio sociale vissuto dall'imputata, elemento che è stato ben valutato dal giudice il quale ha correttamente inflitto alla mia assistita una pena circoscritta entro il limite minimo previsto dalla legge".


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