http://lanazione.ilsole24ore.com/cronaca/2010/03/19/307059-abuso_figlio.shtml
Non sarà una semplice festa del papà quella che oggi vivrà un giovane padre. Finalmente dopo anni di sofferenze, di allontanamento forzato dal suo bambino e di accuse pesantissime — quali aver abusato sessualmente del piccolo da cui è stato ampiamente prosciolto — oggi potrà stare con suo figlio. «Sono felice e ho già programmato la nostra giornata insieme».
Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro di qualche anno. Una storia triste che si consuma nella civilissima terra senese. E’ qua che abita una giovane coppia e dal loro amore sei anni fa nasce un bellissimo bambino. Siamo costretti a non scrivere il cognome del padre per tutelare il minore e il piccolo lo indicheremo con l’affettuoso nomignolo che gli ha messo il genitore: «ometto». Il rapporto tra moglie e marito si esaurisce ed è in quel preciso momento che la donna presenta una denuncia con la quale paventa abusi sessuali del coniuge nei confronti del piccolo.
Sono giorni bui e di grande sofferenza per l’uomo. La «battaglia» giudiziaria si prospetta lunga. Gli viene imposto di stare lontano da suo figlio e non lo potrà vedere per oltre due anni neppure in fotografia. «Quante emozioni e quanti momenti — riflette oggi — ho perso. Non c’ero neppure la prima volta che è andato in bicicletta». E’ veramente troppo e quest’uomo, ancora giovane — ha 44 anni — mandato anticipatamente in pensione (era sottufficiale nella Finanza) proprio a causa di una situazione che gli era precipitata adosso e lo aveva praticamente azzerato nella mente e nella psiche, inizia a controbattere alle accuse della sua ex.
Sono i consulenti nominati dal giudice nel corso di un incidente probatorio a ristabilire la verità. «Il quadro psicologico e comportamentale — scrivono i medici — emerso dall’indagine clinica non appare compatibile con il quadro di minore vittima di abuso sessuale... L’attendibilità della denuncia fatta dalla madre è fortemente dubbia e priva di fondamento perché scaturita da un moto interno proprio in conseguenza del fantasma di abuso con cui la stessa ha guardato la relazione padre-figlio». E’ quanto basta per indurre il Gip a disporre l’archiviazione «perché gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio». Di più lo stesso giudice ad un certo punto scrive che il «bambino si trova al centro di una contesa priva di senso».
Intanto il piccolo cresce lontano da suo padre, poi finalmente genitore e figlio possono ricominciare a stare insieme. «Oggi per me sarà una festa del papà bellissima. Dopo anni durante i quali al mio ometto è stato fatto credere che ero cattivo e lo avevo abbandonato potrò festeggiare insieme a lui questa giornata. Ho già programmato tutto. Dopo la scuola lo porterò a Certaldo, andremo insieme sulla funicolare, poi una bella merenda e per finire una passeggiata come piace a noi. E’ un bambino molto intelligente anche se è confuso perché gli vengono dette spesso cose non vere. Si confida con me e mi racconta davvero tutto. Purtroppo è stato costretto a diventare grande prima del tempo. Ho sofferto tantissimo perché voglio un bene dell’anima a mio figlio e non poterlo veder crescere è stata davvero dura. Ho un sogno e un desiderio per lui: che possa essere sempre felice».
Cecilia Marzotti
Non sarà una semplice festa del papà quella che oggi vivrà un giovane padre. Finalmente dopo anni di sofferenze, di allontanamento forzato dal suo bambino e di accuse pesantissime — quali aver abusato sessualmente del piccolo da cui è stato ampiamente prosciolto — oggi potrà stare con suo figlio. «Sono felice e ho già programmato la nostra giornata insieme».
Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro di qualche anno. Una storia triste che si consuma nella civilissima terra senese. E’ qua che abita una giovane coppia e dal loro amore sei anni fa nasce un bellissimo bambino. Siamo costretti a non scrivere il cognome del padre per tutelare il minore e il piccolo lo indicheremo con l’affettuoso nomignolo che gli ha messo il genitore: «ometto». Il rapporto tra moglie e marito si esaurisce ed è in quel preciso momento che la donna presenta una denuncia con la quale paventa abusi sessuali del coniuge nei confronti del piccolo.
Sono giorni bui e di grande sofferenza per l’uomo. La «battaglia» giudiziaria si prospetta lunga. Gli viene imposto di stare lontano da suo figlio e non lo potrà vedere per oltre due anni neppure in fotografia. «Quante emozioni e quanti momenti — riflette oggi — ho perso. Non c’ero neppure la prima volta che è andato in bicicletta». E’ veramente troppo e quest’uomo, ancora giovane — ha 44 anni — mandato anticipatamente in pensione (era sottufficiale nella Finanza) proprio a causa di una situazione che gli era precipitata adosso e lo aveva praticamente azzerato nella mente e nella psiche, inizia a controbattere alle accuse della sua ex.
Sono i consulenti nominati dal giudice nel corso di un incidente probatorio a ristabilire la verità. «Il quadro psicologico e comportamentale — scrivono i medici — emerso dall’indagine clinica non appare compatibile con il quadro di minore vittima di abuso sessuale... L’attendibilità della denuncia fatta dalla madre è fortemente dubbia e priva di fondamento perché scaturita da un moto interno proprio in conseguenza del fantasma di abuso con cui la stessa ha guardato la relazione padre-figlio». E’ quanto basta per indurre il Gip a disporre l’archiviazione «perché gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio». Di più lo stesso giudice ad un certo punto scrive che il «bambino si trova al centro di una contesa priva di senso».
Intanto il piccolo cresce lontano da suo padre, poi finalmente genitore e figlio possono ricominciare a stare insieme. «Oggi per me sarà una festa del papà bellissima. Dopo anni durante i quali al mio ometto è stato fatto credere che ero cattivo e lo avevo abbandonato potrò festeggiare insieme a lui questa giornata. Ho già programmato tutto. Dopo la scuola lo porterò a Certaldo, andremo insieme sulla funicolare, poi una bella merenda e per finire una passeggiata come piace a noi. E’ un bambino molto intelligente anche se è confuso perché gli vengono dette spesso cose non vere. Si confida con me e mi racconta davvero tutto. Purtroppo è stato costretto a diventare grande prima del tempo. Ho sofferto tantissimo perché voglio un bene dell’anima a mio figlio e non poterlo veder crescere è stata davvero dura. Ho un sogno e un desiderio per lui: che possa essere sempre felice».
Cecilia Marzotti









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