28 ottobre 2011

16 gennaio 2010 - Dovrà essere processata per omicidio volontario la donna pakistana madre della neonata di due mesi (nata prematura)trovata in fin di vita nel lettino della sua casa di Sarezzo la mattina di sabato 22 febbraio 2003 e poi deceduta.
La piccola è infatti morta per strangolamento avendo subito contemporaneamente anche una forte pressione sulla scatola cranica.
Lo ha stabilito il perito Giovanni Pierucci, medico legale consulente della procura della Repubblica di Brescia. Per anni il fascicolo con le indagini sulla morte della bimba è stato fermo per il trasferimento di un magistrato, ma ora il nuovo pubblico ministero Paolo Albritti pensa che non si si sia trattato di una disgrazia, ma che a uccidere la piccola sia stata la madre.
Era stato il padre, che lavorava come autotrasportatore in proprio, a trovare la piccola cianotica nel tornare a casa quella mattina di sabato, chiamando subito il 118. Il cuore della piccolina si era però fermato prima dell'arrivo all'ospedale e i medici avevano segnalato alle forze dell'ordine la presenza di un livido sul collo.
Il pm ha quindi chiesto il rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela di Nooren Shahzadi, 30enne che ormai è tornata in Pakistan con il marito. La donna non aveva neppure imparato a parlare l'italiano durante la sua permanenza nel nostro paese.
L'avvocato difensore della madre sostiene la tesi della tragica fatalità. E venerdì mattina nel corso dell’udienza preliminare ha presentato la richiesta di rito abbreviato condizionato all’audizione del consulente . Il gup Cesare Bonamartini l’ha accolta.
E il processo si svolgerà il prossimo 17 marzo davanti al giudice Enrico Ceravone, essendosi Bonamartini a suo tempo occupato del caso disponendo delle intercettazioni telefoniche.
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29 ottobre 2011 - Una leggera riduzione della pena in appello. Ma il reato non cambia: infanticidio. Si è concluso con una condanna a 14 anni, rispetto ai 16 del primo grado, il processo d'appello contro Nooren Shahzadi, trentenne pakistana.
La Corte d'assise d'appello, presieduta da Enrico Fischetti, dopo una camera di consiglio durata circa tre ore, ha ritenuto la donna responsabile dell'omicidio della figlioletta di due mesi.
I fatti risalgono al 22 febbraio del 2003. La donna - che da tempo ha lasciato l'Italia - viveva a quel tempo a Sarezzo con il marito, il figlioletto di un anno e la piccola di due mesi. La bambina, nata prematuramente, era stata dimessa dall'ospedale il giorno prima. La mattina di sabato 22 febbraio il padre della piccola, rincasando, si accorse che la piccola era in gravi condizioni di salute. Chiamò subito il «118», che intervenne immediatamente, ma ogni tentativo di salvare la piccola si rivelò inutile.
Gli accertamenti sanitari successivi alla morte della neonata evidenziarono un livido sul collo. E da lì partì la segnalazione alle forze dell'ordine.
I carabinieri iniziarono le indagini e interrogarono i genitori. Il padre della bimba prese le difese della moglie, avvalorando l'ipotesi di un incidente. Quanto alla donna, l'interrogatorio non produsse effetti, visto che non parlava italiano.
Ma la sua posizione si fece sempre più pesante: la convinzione degli investigatori, fatta propria dagli inquirenti, è sempre stata quella che la bambina sia morta dopo essere stata strozzata e per le pressioni che sarebbero state esercitate sul cranio.
La coppia in passato si era già trovata alle prese con una tragedia simile, la morte di una figlia di 15 giorni. Ma in quel caso non vi fu alcun dubbio: si trattò sicuramente di un caso di morte in culla. Nessun segno di violenza o presunta tale venne rilevato sul corpo della piccola.
Tutto, dal punto di vista investigativo, prese un'altra direzione in occasione della seconda morte. Si arrivò dunque al processo di primo grado con la condanna a 16 anni, ridotta a 14 al termine del ricorso celebrato ieri.


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