8 dicembre 2009

Dopo sei anni la verità viene fuori in tribunale. Un padre e due nonni cancellano l’etichetta di mostri che si portavano dietro da quando erano finiti sotto inchiesta, perché ritenuti di essere gli autori di abusi su una bambina di sette anni. Tutto era partito dalla denuncia presentata dalla mamma che era separata.
Dopo sei anni la verità viene fuori. Un padre e due nonni cancellano l’etichetta di mostri che si portavano dietro da quando erano finiti sotto inchiesta, perché ritenuti gli autori di abusi verso una bambina di sette anni. Quegli abusi, come ha chiarito la sentenza di primo grado, non c’erano mai stati. In aula, dopo alcune udienze, questa convinzione è pian piano diventata certezza. Non una prova, non una perizia che indicasse chiaramente la colpevolezza dei tre imputati, trasformati così in vittime di una vicenda assurda.

Tutto inizia nel 2003, quando la madre della bambina - i due genitori si erano separati qualche tempo prima e la donna era andata a vivere a Bosa - segnala che la figlia avrebbe riferito delle strane frasi. Si pensa che possano essere collegate a comportamenti sessuali di adulti e si tenta di capirne l’o rigine.
Parte l’inchiesta della procura che avvia vari accertamenti, tra cui quelli ginecologici. Tutti danno esito negativo: non ci sono segnali che possano far pensare che la bimba abbia subito abusi. Ma il reato ha varie configurazioni, per cui non è necessario che l’a buso sia consumato sino in fondo.

Così l’inchiesta va avanti, ma nemmeno le varie audizioni protette cui viene sottoposta la bambina danno esiti che possano far pensare ad un coinvolgimento del padre e dei nonni paterni negli abusi.
Il rinvio a giudizio, però, arriva ugualmente. Il padre è accusato per un episodio accaduto a Bosa, quando era andato a trovare la figlia. I nonni per alcuni episodi accaduti nella loro casa, quando ospitavano la bambina. Sulla base di questi capi d’imputazione inizia il processo, dove sfilano, come testimoni, la madre e tutte quelle persone che avevano avuto modo di esaminare la piccola.

Ma è un processo che sembra non avere pace. Il tribunale è costretto a cambiare diversi pubblici ministeri, anche se le udienze scorrono una dietro l’altra. Sino all’ultima, quella di ieri mattina, che ha visto il pubblico ministero Armando Mammone chiedere l’assoluzione con formula ampia per tutti e tre gli imputati. Il padre è sempre stato presente in aula, mentre i due nonni hanno preferito non partecipare ad una prova così ardua.
La requisitoria del pubblico ministero ha ovviamente trovato sponda nell’avvocato difensore Rosaria Manconi, che ha ribadito come dal processo e dalla precedente inchiesta non fosse emerso un solo indizio che provasse che gli abusi fossero stati realmente commessi.

A difendere l’ipotesi contraria è rimasto solamente l’avvocato di parte civile, che si era costituito per conto della madre della bambina. Ha insistito sulla veridicità delle accuse e sulla reale possibilità che gli abusi fossero stati commessi da tutti e tre gli imputati, basandosi proprio sulle dichiarazioni della bimba. Tesi che non è stata però accolta. I giudici Annie Cecile Pinello, Francesco Mameli e Mauro Pusceddu, dopo una camera di consiglio non troppo lunga hanno letto la sentenza di assoluzione. Che chiude un capitolo giudiziario durato sei anni e cancella le accuse che comunque avranno segnato passato e futuro di una famiglia.

Dall’avvio del processo infatti il padre, nonostante il tribunale dei minori mai avesse espresso un parere in tal senso, ha visto solo raramente la figlia.
Nell’ultimo anno, addirittura, i due non si sono mai incontrati. E ora sarà difficile riprendere da capo e far ripartire il rapporto interrotto all’improvviso.
link alla notizia:
lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/accusati-di-pedofilia-padre-e-nonni-assolti-dopo-sei-anni/1799392


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