29 novembre 2009

RAVENNA - Aveva fatto la pipì nella brocca dell’acqua appena spillata per il pranzo dei bambini. Per quella singolare forma di protesta messa a punto da una 30enne governante filippina, il pm Francesco Alvino ha chiesto il rinvio a giudizio per maltrattamenti contro minori. Un caso destinato a fare discutere, qualsiasi sia la decisione che uscirà dall’udienza preliminare fissata per fine gennaio.

La donna, licenziata in tronco per quel suo gesto tutt’altro che carino, era quasi riuscita a farla franca nonostante la querela dei datori di lavoro. La procura, sebbene gli episodi fossero stati filmati da una telecamera nascosta, aveva infatti chiesto l’archiviazione del caso per quanto riguarda il reato ipotizzato in prima battuta: le tentate lesioni.

Ma a metà dello scorso aprile il gip Corrado Schiaretti, accogliendo l’opposizione all’archiviazione avanzata dall’avvocato Gabriele Sangiorgi che tutela la famiglia presa di mira, aveva deciso per l’imputazione coatta della donna - difesa d’ufficio dall’avvocato Luca Berger - rubricando appunto l’ipotesi di reato in maltrattamenti in famiglia.

La vicenda risale al maggio 2008. Da qualche tempo la filippina lavorava per quella famiglia ravennate benestante e con prole. Nell’ultimo periodo si erano però creati però alcuni dissapori per ragioni mai chiarite. Dissapori tali tuttavia da consigliare saggiamente il capofamiglia a tutelarsi. Dopotutto è il dubbio di tanti, specie se di mezzo ci sono dei bambini: che accade quando la governante rimane sola?

Secondo quanto a suo tempo esposto davanti al gip, i fatti sarebbero più che chiari e si rifarebbero a due precisi episodi, tutti verificatisi all’orario di pranzo, in cucina, e puntualmente registrati da una telecamera piazzata sul soffitto. Insomma, la governante filippina li aveva pianificati con una precisione svizzera.

Nel primo caso la donna, dopo avere controllato l’orologio, aveva riempito a metà una brocca, poi aveva scelto un angolo della stanza e si era accovacciata aggiungendo altro liquido all’acqua. Un “attimo mingente”, dopo il quale la filippina aveva esaminato in controluce il contenuto dell’ampolla per capire forse se la trasparenza si fosse modificata di troppo e dunque in tale modo se fosse stato possibile scoprire la sua bizzarra ritorsione corporea.

Nel secondo episodio - ancora secondo le descrizioni fornite a suo tempo davanti al gip - sempre all’orario di pranzo la donna aveva all’improvviso estratto dalla biancheria intima una boccetta, probabilmente del tipo di quelle usate per i profumi. E, quindi, cercando di occultarsi in un angolo della stanza, ne aveva versato il contenuto dentro al cibo.

Nessuno ha mai saputo cosa vi fosse dentro a quella misteriosa bottiglietta. Se insomma le sostanze avrebbero potuto in via teorica danneggiare i commensali ossia procurare loro lesioni. Di fatto nessuno era stato male. Ma il gip, alla luce del ruolo della filippina all’interno di quel nucleo familiare, aveva ritenuto giusto classificare i fatti sotto l’ipotesi dei maltrattamenti in famiglia (articolo 572 del codice penale). Per quanto riguarda la donna, da tempo se ne sono perse le tracce. Ma c’è da scommettere che del suo caso si parlerà a lungo.

Andrea Colombari

link alla notizia:

www.romagnanoi.it/News/Romagna/Ravenna/Cronaca/articoli/95651/A-processo-la-governante-dispettosa.asp


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