5 novembre 2007
Un'insegnante d'asilo di 71 anni è stata accoltellata ed uccisa, con almeno dieci coltellate e ferito suo marito che ha cercato di difenderla. L'autrice una mamma di 43 anni di Casarano probabilmente mossa da un sospetto di pedofilia e di attenzioni sul figlio.
Fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_05/lecce_maestra_asilo_accoltellata.shtml
24 settembre 2009
CONFERMA IN APPELLO: 7 ANNI PER LA MAMMA "GIUSTIZIERA"
La 34enne di Casarano, nel novembre del 2007, a Parabita, accecata da un raptus, uccise a coltellate la moglie di Luigi Comapgnone, sarto 81enne in pensione, accusato aver molestato suo figlio
LECCE - Le toghe della Corte d’Appello di Lecce hanno deciso di confermare la condanna a sette anni di reclusione a carico della donna di 34 anni di Casarano che, il pomeriggio del 5 novembre del 2007 a Parabita, uccise con dieci coltellate Iolanda Provenzano, la maestra d’asilo moglie del presunto molestatore di suo figlio. Un raptus di follia, così si è giustificata. Una follia che forse può nascere spontanea anche in chi ha solo un briciolo d’istinto materno, quando nella mente s’insinua il sospetto che qualcuno possa aver rivolto delle attenzioni a sfondo sessuale nei confronti tua creatura, piccola e innocente. Il pensiero più atroce, per un genitore degno di essere qualificato tale. Il delitto l’ha commesso, su questo non c’è ombra di dubbio. Non ci si fa giustizia da sé, anche questo è un fatto acclarato. E per questo è stata giudicata colpevole.
Tutto iniziò quando il piccolo, che era ai primi anni della scuola dell’obbligo, iniziò a frequentare il doposcuola a casa della vittima e di suo marito, Luigi Comapgnone, 81 anni sarto in pensione. Il bambino, dopo un breve periodo, inziò a chiudersi in se stesso, a piangere, a non avere più appetito. Inizialmente i genitori non diedero peso alla cosa, ma poi la madre iniziò a chiedere al figlio il perché di questo suo atteggiamento. Il piccolo, incalzato dalle domande, riferì che in quella casa dove prendeva ripetizioni succedevano brutte cose. Da qui il campanello d’allarme nella mente della donna che, presa dallo sgomento, si è poi recata dell’abitazione di Compagnone per chiedere spiegazioni. Toccò alla maestra aprire la porta, dicendo che il marito non poteva parlare perché non stava bene. Ma la donna non si fermò e raccontò quanto le era stato riferito da suo figlio, di cosa realmente sarebbe avvenuto in quella casa.
Iolanda Provenzano avrebbe negato, ma la mamma non si accontentò delle sue risposte e salì le scale per affrontare personalmente il presunto molestatore. Compagnone, che era coricato nel suo letto, avrebbe confermato le molestie dicendo che al bambino “piaceva”. A quelle parole la donna perse completamente i lumi della ragione: afferrò un coltello che aveva in borsa e si scagliò contro il sarto ferendolo all’addome; in suo soccorso arrivò poi la moglie che, frapponendosi fra i due nel tentativo di salvare il marito, venne uccisa da ben 10 coltellate. Attualmente è in corso un processo a carico di Compagnone che lo vede imputato per il reato di pedofilia; a difenderlo gli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto. La madre del bambino è difesa dagli avvocati Luigi Corvaglia e Francesca Conte.
link alla notizia
http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=16529
LECCE - Le toghe della Corte d’Appello di Lecce hanno deciso di confermare la condanna a sette anni di reclusione a carico della donna di 34 anni di Casarano che, il pomeriggio del 5 novembre del 2007 a Parabita, uccise con dieci coltellate Iolanda Provenzano, la maestra d’asilo moglie del presunto molestatore di suo figlio. Un raptus di follia, così si è giustificata. Una follia che forse può nascere spontanea anche in chi ha solo un briciolo d’istinto materno, quando nella mente s’insinua il sospetto che qualcuno possa aver rivolto delle attenzioni a sfondo sessuale nei confronti tua creatura, piccola e innocente. Il pensiero più atroce, per un genitore degno di essere qualificato tale. Il delitto l’ha commesso, su questo non c’è ombra di dubbio. Non ci si fa giustizia da sé, anche questo è un fatto acclarato. E per questo è stata giudicata colpevole.
Tutto iniziò quando il piccolo, che era ai primi anni della scuola dell’obbligo, iniziò a frequentare il doposcuola a casa della vittima e di suo marito, Luigi Comapgnone, 81 anni sarto in pensione. Il bambino, dopo un breve periodo, inziò a chiudersi in se stesso, a piangere, a non avere più appetito. Inizialmente i genitori non diedero peso alla cosa, ma poi la madre iniziò a chiedere al figlio il perché di questo suo atteggiamento. Il piccolo, incalzato dalle domande, riferì che in quella casa dove prendeva ripetizioni succedevano brutte cose. Da qui il campanello d’allarme nella mente della donna che, presa dallo sgomento, si è poi recata dell’abitazione di Compagnone per chiedere spiegazioni. Toccò alla maestra aprire la porta, dicendo che il marito non poteva parlare perché non stava bene. Ma la donna non si fermò e raccontò quanto le era stato riferito da suo figlio, di cosa realmente sarebbe avvenuto in quella casa.
Iolanda Provenzano avrebbe negato, ma la mamma non si accontentò delle sue risposte e salì le scale per affrontare personalmente il presunto molestatore. Compagnone, che era coricato nel suo letto, avrebbe confermato le molestie dicendo che al bambino “piaceva”. A quelle parole la donna perse completamente i lumi della ragione: afferrò un coltello che aveva in borsa e si scagliò contro il sarto ferendolo all’addome; in suo soccorso arrivò poi la moglie che, frapponendosi fra i due nel tentativo di salvare il marito, venne uccisa da ben 10 coltellate. Attualmente è in corso un processo a carico di Compagnone che lo vede imputato per il reato di pedofilia; a difenderlo gli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto. La madre del bambino è difesa dagli avvocati Luigi Corvaglia e Francesca Conte.
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