Sarebbero stati la figlia sposata e il genero gli autori della rapina in cui è rimasta gravemente ferita il 26 settembre scorso una pensionata di 73 anni di Mascalucia bloccata a letto da un ictus. La vittima è ricoverata in coma farmacologico con la prognosi riservata all'ospedale "Cannizzaro" di Catania.
È la soluzione al giallo trovata dai carabinieri della Compagnia di Gravina di Catania, che hanno fermato per concorso in tentativo di omicidio a scopo di rapina Alfia Angelica Sciacca, di 35 anni, e Raffaele Tanino Ciaramella, di 41. I due avrebbero ammesso di avere rubato i 4mila euro che la donna teneva in casa, provento della vendita di un terreno, per far fronte a debiti che avevano contratto.
Ad entrare in casa, con una copia delle chiavi, sarebbe stato il genero, che indossava un casco integrale per non farsi riconoscere: ma la suocera ha cominciato ad urlare e lui, per fermarla, l'ha colpita più volte al viso e l'ha fatta cadere dal letto.
La donna ha sbattuto violentemente la testa, entrando in coma. La figlia della vittima sarebbe stata complice del marito e avrebbe tenuto lontano da casa sua sorella, che vive ed assiste la madre affetta dai postumi di un ictus.
IL MODUS OPERANDI. Lei ha tenuto occupata la sorella, nubile che assisteva la madre, chiedendole di accompagnarla a fare spesa in un centro commerciale; nel frattempo suo marito è entrato in casa della suocera per rapinarla, ma la pensionata ha urlato e lui l'ha colpita facendola cadere dal letto e ferendola gravemente.
Sarebbero stati quindi la figlia sposata ed il genero, sommersi dai debiti. Ha trovato così soluzione il "giallo" secondo i carabinieri che hanno fermato per concorso in tentativo di omicidio a scopo di rapina Alfia Angelica Sciacca, di 35 anni e Raffaele Tanino Ciaramella, di 41.
Ad entrare in casa, con una copia delle chiavi, sarebbe stato il genero, che si era preso un giorno di permesso dall'ufficio in cui lavora come impiegato spiegando di dovere partecipare ad un inesistente matrimonio.
La figlia della vittima, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sarebbe stata complice del marito ed avrebbe tenuto lontano da casa sua sorella, che vive e assiste la madre che è disabile per i postumi di un ictus. Il suo compito, per l'accusa, era quello di distrarla fino al ritorno del marito. La donna, secondo quanto è stato ricostruito, avrebbe detto al marito che, nel caso cui fosse stato necessario, avrebbe potuto anche uccidere la madre ma velocemente, senza farla soffrire.
Dopo l'aggressione Ciaramella, si è cambiato gli abiti sporchi di sangue, buttandoli assieme al casco integrale, si è recato nel centro commerciale a riprendere la moglie e la cognata, che è risultata completamente estranea alla vicenda.









Nessun commento:
Posta un commento