La Tribuna di Treviso — 14 agosto 2009 pagina 17 sezione: CRONACA
Sedicenne denuncia un kosovaro diciottenne accusandolo di averla violentata. Scattano le indagini dei carabinieri: il giovane finisce sotto inchiesta e con lui anche il fratello sospettato di favoreggiamento. Ma due sms trovati dai carabinieri fanno vacillare la sua versione. E la ragazzina confessa: «Ho inventato tutto». Lo avrebbe fatto per nascondere una scappatella al fidanzatino. La vicenda ha per protagonista una ragazzina di 16 anni residente in un centro della Destra Piave. Lo scorso 31 luglio, la studentessa si presenta insieme alla madre alla caserma dei carabinieri di Montebelluna. E denuncia un fatto gravissimo: racconta di essere stata ripetutamente violentata da un ragazzo di 18 anni, di origini kosovare, residente a Treviso. Il giovane - conosciuto in compagnia di altre persone - l’avrebbe portata nella casa dove lui vive col fratello e costretta a subire rapporti sessuali. Il fatto si sarebbe ripetuto più volte nel periodo tra giugno e luglio: la ragazzina, terrorizzata, avrebbe inizialmente mantenuto il silenzio, decidendo successivamente di confidarsi con la madre. Che, immediatamente, l’ha accompagnata alla caserma di Montebelluna per presentare denuncia. I militari hanno raccolto il racconto della sedicenne. Il caso è stato segnalato alla Procura e il sostituto Giuseppe Salvo ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale. Nel registro degli indagati sono stati iscritti sia il diciottenne che il fratello ventenne, che abita in casa con lui e che - stando alle prime ricostruzioni - doveva essere al corrente dell’accaduto. I due giovani, sentiti dagli investigatori, si sono dichiarato innocenti. Il diciottenne ha ammesso di aver avuto una relazione con la sedicenne, spiegando però di non aver in alcun modo forzato la giovane ad avere rapporti sessuali. La loro, ha detto, era una «storia», nessun abuso, nessuna violenza. I carabinieri di Montebelluna hanno continuato comunque a cercare elementi a sostegno delle accuse della sedicenne. Sono scattatate le perquisizioni, sono stati sequestrati i cellulari. Ed è stato proprio l’esame di un telefonino a portare la luce alcuni sms diventati fondamentali per dare una svolta all’inchiesta: messaggini dai quali risultava un rapporto amichevole tra la sedicenne e il kosovaro. A questo punto gli investigatori hanno risentito la sedicenne per fare chiarezza su tale aspetto. E la giovane avrebbe confessato di aver aver inventato la violenza. Motivo? Quella col giovane kosovaro è stata una relazione clandestina, nata e finita in due mesi, nel periodo in cui il fidanzatino si trovava all’estero. Per nascondere la «scappatella» avrebbe così inventato lo stupro. Gli accertamenti comunque continuano, per escludere la violenza denunciata. (Sabrina Tomè)
Sedicenne denuncia un kosovaro diciottenne accusandolo di averla violentata. Scattano le indagini dei carabinieri: il giovane finisce sotto inchiesta e con lui anche il fratello sospettato di favoreggiamento. Ma due sms trovati dai carabinieri fanno vacillare la sua versione. E la ragazzina confessa: «Ho inventato tutto». Lo avrebbe fatto per nascondere una scappatella al fidanzatino. La vicenda ha per protagonista una ragazzina di 16 anni residente in un centro della Destra Piave. Lo scorso 31 luglio, la studentessa si presenta insieme alla madre alla caserma dei carabinieri di Montebelluna. E denuncia un fatto gravissimo: racconta di essere stata ripetutamente violentata da un ragazzo di 18 anni, di origini kosovare, residente a Treviso. Il giovane - conosciuto in compagnia di altre persone - l’avrebbe portata nella casa dove lui vive col fratello e costretta a subire rapporti sessuali. Il fatto si sarebbe ripetuto più volte nel periodo tra giugno e luglio: la ragazzina, terrorizzata, avrebbe inizialmente mantenuto il silenzio, decidendo successivamente di confidarsi con la madre. Che, immediatamente, l’ha accompagnata alla caserma di Montebelluna per presentare denuncia. I militari hanno raccolto il racconto della sedicenne. Il caso è stato segnalato alla Procura e il sostituto Giuseppe Salvo ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale. Nel registro degli indagati sono stati iscritti sia il diciottenne che il fratello ventenne, che abita in casa con lui e che - stando alle prime ricostruzioni - doveva essere al corrente dell’accaduto. I due giovani, sentiti dagli investigatori, si sono dichiarato innocenti. Il diciottenne ha ammesso di aver avuto una relazione con la sedicenne, spiegando però di non aver in alcun modo forzato la giovane ad avere rapporti sessuali. La loro, ha detto, era una «storia», nessun abuso, nessuna violenza. I carabinieri di Montebelluna hanno continuato comunque a cercare elementi a sostegno delle accuse della sedicenne. Sono scattatate le perquisizioni, sono stati sequestrati i cellulari. Ed è stato proprio l’esame di un telefonino a portare la luce alcuni sms diventati fondamentali per dare una svolta all’inchiesta: messaggini dai quali risultava un rapporto amichevole tra la sedicenne e il kosovaro. A questo punto gli investigatori hanno risentito la sedicenne per fare chiarezza su tale aspetto. E la giovane avrebbe confessato di aver aver inventato la violenza. Motivo? Quella col giovane kosovaro è stata una relazione clandestina, nata e finita in due mesi, nel periodo in cui il fidanzatino si trovava all’estero. Per nascondere la «scappatella» avrebbe così inventato lo stupro. Gli accertamenti comunque continuano, per escludere la violenza denunciata. (Sabrina Tomè)









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