TORINO 14/05/2009 - Dovrà affrontare un nuovo processo, e ancora una volta a Torino. Ieri mattina, Annamaria Franzoni è stata rinviata a giudizio con l’accusa di calunnia: paga il fatto di aver indicato in Ulisse Guichardaz, guardaparco di Cogne, l’assassino del figlio Samuele. I pubblici ministeri Giuseppe Ferrando e Annamaria Loreto ne avevano chiesto il giudizio, e giudizio sarà dopo la decisione del giudice per l’udienza preliminare Alessandra Bassi. A difendere Annamaria Franzoni, a partire dal 1° ottobre, saranno gli avvocati Paola Savio e Lorenzo Imperato.
Ma non sarà sola, Annamaria Franzoni. Accanto a lei, sul banco degli imputati, ci sarà anche Eric Durst, il perito svizzero accusato di frode processuale e assistito dall’avvocato Cesare Zaccone. Durst, ex consulente dell’ex difensore della Franzoni, Carlo Taormina, è accusato di aver lasciato l’impronta del proprio dito sulla maniglia della porta della camera da letto in cui fu ucciso il piccolo Samuele Lorenzi, all’interno della villetta in frazione Montroz, a Cogne. Quell’impronta venne impressa sulla maniglia durante il sopralluogo effettuato sulla scena del crimine dall’allora pool difensivo della donna. Quel sopralluogo avvenne nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2004, dieci giorni dopo la condanna di Annamaria Franzoni a 30 anni di reclusione nel primo grado celebrato ad Aosta.
Durante quel sopralluogo notturno vennero scoperte anche 35 presunte tracce all’interno del garage dell’abitazione. «Quelle tracce le ha lasciate l’assassino di Samuele - spiegò la difesa -, un uomo arrivato da fuori, un omicida che è entrato in casa approfittando dell’assenza di Annamaria. Ha ucciso il bambino ed è fuggito passando dal garage».
La Procura di Aosta, prima, e quella di Torino, poi, non ritennero tuttavia credibile la scoperta di nuove prove e aprirono un fascicolo d’inchiesta. Nacque così il Cogne bis, furono undici le persone iscritte nel registro degli indagati della Procura di Torino con le accuse di calunnia e frode processuale. Oltre ai nomi di Annamaria Franzoni ed Eric Durst, nel fascicolo dei pm Ferrando e Loreto trovarono posto anche i nomi di Stefano Lorenzi, il marito di Annamaria, Carlo Taormina, l’allora difensore della donna, Giuseppe Gelsomino, investigatore privato ingaggiato da Taormina, e quelli dei consulenti italiani e svizzeri chiamati a effettuare l’ormai famoso sopralluogo nella villetta del delitto. Undici persone, undici nomi in tutto. Ma alla fine di nomi ne restarono soltanto due, quello della donna condannata a 16 anni per l’omicidio del figlio e quello del perito svizzero colpevole di aver lasciato un’impronta sulla scena del crimine. Per gli altri nove indagati, la Procura ha chiesto l’archiviazione. Archiviazione che non è ancora arrivata. Per quella, infatti, occorrerà attendere la fine del processo che partirà a ottobre.
link alla notizia:
www.cronacaqui.it/news-accuso-del-delitto-un-uomo-innocente-la-franzoni-a-giudizio----_22193.html
29 settembre 2011 - Un'altra condanna per Annamaria Franzoni, la donna che il 30 gennaio 2002, nella villetta di Montroz (Aosta), ai piedi del Gran Paradiso, uccise il figlio Samuele. Questa volta l'accusa per la Franzoni era di calunnia ai danni di un vicino di casa, Ulisse Guichardaz, indicato dalla donna come possibile assassino di suo figlio.
Nella motivazione della sentenza che la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione, il giudice Roberto Arata ha sottolineato che la condanna per calunnia è motivata dal fatto che la Franzoni era consapevole che il vicino di casa, Ulisse Guichardaz, fosse innocente.
Secondo il magistrato, quando la Franzoni nel 2004 firmò la denuncia contro il vicino, sapeva bene che stava indirizzando i sospetti contro una persona innocente. Questo è il parere di Arata, che parla di un piano che mescolava «elementi falsi, supposizioni suggestive e manipolazioni della scena del delitto».
E «il carattere calunnioso della denuncia era così evidente - osserva Arata - che se ne era accorto anche Mario», il suocero della Franzoni, che se ne dissociò. La sentenza, inoltre, afferma che l'obiettivo della denuncia non era la condanna di Guichardaz, ma quello di suscitare clamore mediatico, seminando il dubbio di «un altro assassino possibile» nella mente dei giudici del processo d'appello.
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Ma non sarà sola, Annamaria Franzoni. Accanto a lei, sul banco degli imputati, ci sarà anche Eric Durst, il perito svizzero accusato di frode processuale e assistito dall’avvocato Cesare Zaccone. Durst, ex consulente dell’ex difensore della Franzoni, Carlo Taormina, è accusato di aver lasciato l’impronta del proprio dito sulla maniglia della porta della camera da letto in cui fu ucciso il piccolo Samuele Lorenzi, all’interno della villetta in frazione Montroz, a Cogne. Quell’impronta venne impressa sulla maniglia durante il sopralluogo effettuato sulla scena del crimine dall’allora pool difensivo della donna. Quel sopralluogo avvenne nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2004, dieci giorni dopo la condanna di Annamaria Franzoni a 30 anni di reclusione nel primo grado celebrato ad Aosta.
Durante quel sopralluogo notturno vennero scoperte anche 35 presunte tracce all’interno del garage dell’abitazione. «Quelle tracce le ha lasciate l’assassino di Samuele - spiegò la difesa -, un uomo arrivato da fuori, un omicida che è entrato in casa approfittando dell’assenza di Annamaria. Ha ucciso il bambino ed è fuggito passando dal garage».
La Procura di Aosta, prima, e quella di Torino, poi, non ritennero tuttavia credibile la scoperta di nuove prove e aprirono un fascicolo d’inchiesta. Nacque così il Cogne bis, furono undici le persone iscritte nel registro degli indagati della Procura di Torino con le accuse di calunnia e frode processuale. Oltre ai nomi di Annamaria Franzoni ed Eric Durst, nel fascicolo dei pm Ferrando e Loreto trovarono posto anche i nomi di Stefano Lorenzi, il marito di Annamaria, Carlo Taormina, l’allora difensore della donna, Giuseppe Gelsomino, investigatore privato ingaggiato da Taormina, e quelli dei consulenti italiani e svizzeri chiamati a effettuare l’ormai famoso sopralluogo nella villetta del delitto. Undici persone, undici nomi in tutto. Ma alla fine di nomi ne restarono soltanto due, quello della donna condannata a 16 anni per l’omicidio del figlio e quello del perito svizzero colpevole di aver lasciato un’impronta sulla scena del crimine. Per gli altri nove indagati, la Procura ha chiesto l’archiviazione. Archiviazione che non è ancora arrivata. Per quella, infatti, occorrerà attendere la fine del processo che partirà a ottobre.
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www.cronacaqui.it/news-accuso-del-delitto-un-uomo-innocente-la-franzoni-a-giudizio----_22193.html
29 settembre 2011 - Un'altra condanna per Annamaria Franzoni, la donna che il 30 gennaio 2002, nella villetta di Montroz (Aosta), ai piedi del Gran Paradiso, uccise il figlio Samuele. Questa volta l'accusa per la Franzoni era di calunnia ai danni di un vicino di casa, Ulisse Guichardaz, indicato dalla donna come possibile assassino di suo figlio.
Nella motivazione della sentenza che la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione, il giudice Roberto Arata ha sottolineato che la condanna per calunnia è motivata dal fatto che la Franzoni era consapevole che il vicino di casa, Ulisse Guichardaz, fosse innocente.
Secondo il magistrato, quando la Franzoni nel 2004 firmò la denuncia contro il vicino, sapeva bene che stava indirizzando i sospetti contro una persona innocente. Questo è il parere di Arata, che parla di un piano che mescolava «elementi falsi, supposizioni suggestive e manipolazioni della scena del delitto».
E «il carattere calunnioso della denuncia era così evidente - osserva Arata - che se ne era accorto anche Mario», il suocero della Franzoni, che se ne dissociò. La sentenza, inoltre, afferma che l'obiettivo della denuncia non era la condanna di Guichardaz, ma quello di suscitare clamore mediatico, seminando il dubbio di «un altro assassino possibile» nella mente dei giudici del processo d'appello.
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