PERUGIA (21 maggio) - Avrebbe imbottito la figlia di appena dieci anni di psicofarmaci, prima di ingerirne anch'ella una dose abbondante, la donna di quarant'anni ora ricoverata nell'ospedale di Spoleto insieme alla sua bambina.
Sono due le inchieste aperte dalla Procura della Repubblica di Spoleto e dalla Procura dei minorenni di Perugia per far luce su un giallo che già dalle prime risultanze sembra avere tutti i connotati per essere ricondotto a un drammatico tentativo di omicidio-suicidio.
La donna, secondo quanto emerso, era da tempo caduta in uno stato di profonda depressione, dovuta a quanto pare ai numerosi interventi di chirurgia estetica cui si era sottoposta e che avevano mutato in modo significativo la sua immagine.
Un cambiamento che l'aveva praticamente stravolta, facendola piombare nel buio della depressione. E quel male di vivere della mamma, probabilmente, era stato percepito anche dalla bimba, che come raccontato da alcuni conoscenti «soprattutto negli ultimi tempi le era molto vicina».
Un aspetto che lascia ipotizzare come la piccola, in una fase così delicata per sua madre, possa aver sentito su di sé una grande responsabilità, avvertendo anche la necessità di un vero e proprio scambio di ruoli.
Per ora si tratta di ipotesi, soltanto ipotesi, che dovranno essere scrupolosamente vagliate dagli inquirenti (le indagini sono condotte dai carabinieri di Spoleto).
A salvare madre e figlia dalla morte è stato il tempestivo intervento dei soccorsi. Anche il marito della donna, padre della bambina, è subito corso in ospedale, per stare vicino a entrambe in un momento così delicato.
Sfiorerebbero la cinquantina le pastiglie mancanti nelle scatole trovate in casa, anche se non è stato ancora accertato quante di queste siano state ingerite dalla madre e quante dalla figlia. Ad avere la peggio è stata comunque la bimba, la cui intossicazione ha rasentato l'avvelenamento, mentre le conseguenze per la mamma sono state molto più lievi.
La donna, del resto, faceva già uso di psicofarmaci, mentre quelle pastiglie (seppur presumibilmente assunte in quantità minore) hanno avuto una reazione devastante nel corpicino della piccola.
Entrambe, comunque, sono tuttora ricoverate in ospedale. Del caso, come avviene in fatti del genere, si stanno occupando anche i servizi sociali, subito attivati dalla procura dei minorenni. Quando le sue condizioni di salute lo consentiranno, e probabilmente con l'ausilio di uno psicologo, verrà ascoltata anche la bimba.
La posizione della mamma, invece, è ora al vaglio della procura di Spoleto, diretta dal dottor Gianfranco Riggio: nella migliore delle ipotesi la donna rischia di essere incriminata per lesioni colpose aggravate, anche se non è assolutamente da escludere la contestazione del tentato omicidio. Anche se l'intera vicenda potrà essere organicamente inquadrata solo quando sarà possibile ricostruire con certezza la dinamica dei fatti. Non sono peraltro da escludere, al di là degli aspetti prettamente penali, provvedimenti di altra natura, nel caso in cui il Tribunale dei minorenni li ritenesse utili nell'interesse della piccola.
Tra i dettagli sconcertanti, ma ancora tutti da vagliare nelle sedi opportune, ci sarebbe stata una frase sfuggita alla bimba durante le fasi concitate del ricovero: «Non volevo che la mamma partisse da sola per quel lungo viaggio».
link alla notizia:
www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=59065&sez=HOME_INITALIA









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