8 aprile 2009

Uccise ex amante che la perseguitava
La donna è stata condannata a 6 anni

Perseguitata per sette mesi dall’ex amante che non accettava la fine della relazione, il 5 febbraio 2008, lo ha ucciso a coltellate nella sua abitazione a Rozzano. La donna, una marocchina regolarmente residente in Italia, è stata condannata a 6 anni e mezzo di reclusione
Milano, 8 aprile 2009 - Perseguitata per sette mesi dall’ex amante che non accettava la fine della relazione, il 5 febbraio 2008, lo ha ucciso a coltellate nella sua abitazione a Rozzano. Oggi la donna, una marocchina regolarmente residente in Italia, è stata condannata a 6 anni e mezzo di reclusione per omicidio volontario ma con il riconoscimento non solo delle attenuanti generiche, perché incensurata, ma anche della provocazione.

Secondo quanto riferisce il suo difensore, la marocchina prima dell’omicidio si era presentata qualche volta dai carabinieri per denunciare gli atti persecutori dell’uomo, un connazionale 36enne sposato e con due figli, ma non aveva mai sporto querela. All’epoca dei fatti non era ancora stata promulgata la legge contro lo stalking.

La coppia si era conosciuta circa un anno prima dell’omicidio. In base a quanto ricostruito dagli inquirenti dopo pochi mesi di relazione la donna, titolare anche di un permesso di soggiorno, aveva lasciato l’amante, che non avrebbe mai accettato la fine della relazione.

Nei mesi successivi, l’uomo avrebbe perseguitato l'ex, chiamandola in continuazione, pedinandola, aspettandola sotto casa, strappandole il cellulare dalle mani per scoprire se si vedeva con qualcun altro. Episodi che sarebbero avvenuti anche di fronte a conoscenti comuni e che hanno spinto la marocchina a rivolgersi in più occasioni ai carabinieri.

Gli stessi militari che la 29enne ha aspettato sotto shock dalla vicina di casa incaricata di chiamarli subito dopo l’omicidio, invece di usare la macchina e le risorse economiche di cui disponeva per fuggire. Pochi attimi prima la marocchina, esasperata dall’ex che per l’ennesima volta l’aspettava sotto casa a Rozzano, aveva acconsentito a farlo entrare nel proprio appartamento. Ne era nata l’ennesima discussione, durante la quale, è la versione dell’imputata, lui l’avrebbe aggredita.

Lei sostiene di aver impugnato il coltello con cui poi lo aveva ucciso, solo per difendersi. Una tesi che però non è stata accolta dal giudice per l’udienza preliminare Paolo Ielo, che non le ha riconosciuto la legittima difesa invocata dal difensore, né l’eccesso colposo di legittima difesa e neppure ha derubricato il reato contestato di omicidio volontario in omicidio preterintenzionale.

Una “sentenza giusta” è comunque il commendo del legale, l’avvocato Alessandra Caricato, che in ogni caso ha preannunciato il ricorso in appello. Il pubblico ministero Francesca Celle del resto aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di carcere con il solo riconoscimento delle attenuanti generiche.

link alla notizia

http://ilgiorno.ilsole24ore.com/milano/2009/04/08/163868-uccise_amante_perseguitava.shtml


1 commento:

Anonimo ha detto...

ormai per le donne basta dire di aver subito violenza ed è fatta....Ti assolvono..certo che è un ottimo alibi!

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