Sopprime il neonato badante arrestata
OTRANTO - È stata arrestata una badante romena di 49 anni, accusata di infanticidio. Nella casa dove lavorava presso un' anziana è stato trovato il corpo di un neonato in una busta di plastica. Il piccolo, del peso di 2,5 kg, sarebbe morto per soffocamento. I carabinieri erano stati avvisati dal personale del 118, intervenuto per soccorrere la donna, colta da emorragia.
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FETO MORTO SOFFOCATO: CONCEPITO IN ITALIA O FUORI?
La Procura cerca di fare piena luce sul caso della 49enne badante rumena accusata d'infanticidio. Nella bocca del bimbo trovata stoffa di un maglione. L'autopsia potrebbe svelare altri particolari
Si vuole fare completa chiarezza sulla morte del bimbo di due chili e mezzo di sette-otto mesi trovato circa 48 ore fa in una casa del centro storico di Otranto. il pubblico ministero Maria Cristina Rizzo che in giornata ha acquisito il fascicolo inizialmente sul tavolo del pm Imerio Tramis ha disposto il test del Dna sul corpo del piccolo per compararlo con quello del padre e dei suoi due figli. Un passaggio importante nelle indagini secondo il magistrato. Bisogna accertare se il bimbo sia stato concepito in Italia o in Romania. La differenza potrebbe rivelarsi importante per ricostruire il movente anche perché la badante rumena in stato di fermo, la 49enne Elena Chivaran, proprio sabato avrebbe fatto rientro in Romania.
Prima però verrà effettuata l’autopsia sul bambino, incarico conferito al medico legale Alberto Tortorella e previsto per venerdì mattina alle 8. Intanto importanti elementi potranno arrivare dall’interrogatorio di convalida del fermo della romena, arrestata dai carabinieri della compagnia di Maglie con le accuse di infanticidio e occultamento di cadavere davanti al gup Andrea Lisi ed alla presenza dell’avvocato difensore Milco Panareo. Intanto dopo un sopralluogo effettuato dai carabinieri nell’abitazione della famiglia in cui era ospitata la Chiaravan sarebbe stato accertato come il bambino sia morto soffocato con un maglione. Lo accerterebbero i pezzetti di stoffa ritrovati in bocca. Gli investigatori hanno provveduto a sequestrare il telefonino cellulare della donna per ricostruire attraverso i tabulati telefonici gli ultimi movimenti della Chiaravan che potrebbe essere stata aiutata da un’amica nel post-parto.
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http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=11768
Si vuole fare completa chiarezza sulla morte del bimbo di due chili e mezzo di sette-otto mesi trovato circa 48 ore fa in una casa del centro storico di Otranto. il pubblico ministero Maria Cristina Rizzo che in giornata ha acquisito il fascicolo inizialmente sul tavolo del pm Imerio Tramis ha disposto il test del Dna sul corpo del piccolo per compararlo con quello del padre e dei suoi due figli. Un passaggio importante nelle indagini secondo il magistrato. Bisogna accertare se il bimbo sia stato concepito in Italia o in Romania. La differenza potrebbe rivelarsi importante per ricostruire il movente anche perché la badante rumena in stato di fermo, la 49enne Elena Chivaran, proprio sabato avrebbe fatto rientro in Romania.
Prima però verrà effettuata l’autopsia sul bambino, incarico conferito al medico legale Alberto Tortorella e previsto per venerdì mattina alle 8. Intanto importanti elementi potranno arrivare dall’interrogatorio di convalida del fermo della romena, arrestata dai carabinieri della compagnia di Maglie con le accuse di infanticidio e occultamento di cadavere davanti al gup Andrea Lisi ed alla presenza dell’avvocato difensore Milco Panareo. Intanto dopo un sopralluogo effettuato dai carabinieri nell’abitazione della famiglia in cui era ospitata la Chiaravan sarebbe stato accertato come il bambino sia morto soffocato con un maglione. Lo accerterebbero i pezzetti di stoffa ritrovati in bocca. Gli investigatori hanno provveduto a sequestrare il telefonino cellulare della donna per ricostruire attraverso i tabulati telefonici gli ultimi movimenti della Chiaravan che potrebbe essere stata aiutata da un’amica nel post-parto.
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INFANTICIDIO OTRANTO, LA VERITA' DAGLI SMS
Scritto da Trnews.it
Sabato 25 Aprile 2009 19:23
La svolta sulle indagini dell'infanticidio di Otranto potrebbe arrivare dai risultati della perizia tecnica sul cellulare della badante rumena,che ha ucciso il figlio appena partorito. La donna non è sopravvissuta al tragico parto avvenuto il 27 novembre scorso. E’ morta il 24 febbraio nel reparto di rianimazione dove era stata ricoverata inseguito all’emorragia seguita al parto. Elena Chiravan aveva partorito in un’abitazione del centro storico di Otranto, dove aveva trovato lavoro come bandante. Il piccolo,messo alla luce, era stato soffocato con la manica di un maglione. E probabilmente sarebbe riuscita anche a far sparire il corpicino (già infilato in una busta) se non ci fosse stata l’emorragia e, quindi, l’intervento del 118. Con la morte della donna, l’intera vicenda è rimasta avvolta nel mistero, lasciando in piedi mille interrogativi come quello sulla paternità. In soccorso degli investigatori, arrivano le conclusioni della perizia sul cellulare della bandante. L’ingegnere informatico,Luigina Quarta, è riuscita a ricostruire i contatti avuti dalla donna nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti all’infanticio. Il materiale, adesso, è al vaglio degli inquirenti che, dopo aver individuato i titolari di quelle utenze telefoniche, potrebbero passare alla fase degli interrogatori. Fra i tanti sospetti vi è pure quello che la bandante, giunta ad Otranto nella primavera del 2008 e che era pronta a ritornare in Patria, avesse voluto liberarsi del piccolo per nascondere alla famiglia una relazione extraconiugale.
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