9 aprile 2009

aggiornamento del 8 febbraio 2012
Venne arrestata e subito liberata per stalking nell’aprile del 2009. Fu una delle prime “vittime” della legge 11/2009, voluta dall’allora ministro Mara Carfagna. Il suo peccato fu quello di invaghirsi dell’uomo di un’altra.
Ora lei, dottoressa di 37 anni che lavora in un ospedale della provincia, è a processo per il reato previsto dell’art. 612 bis.
Lei, l’altra e il marito erano tutti medici nella stessa struttura. Ma i rapporti all’interno del “triangolo” non dovevano essere certo normali, visto che la moglie tradita depositò una querela ai carabinieri lamentando il fatto che da mesi riceveva lettere anonime infilate nella sua buchetta della posta in ospedale.
I sospetti ricaddero subito sulla 37enne, tanto che i militari, appostandosi vicino alla buchetta, videro l’odierna imputata inserirvi una busta. All’uscita dal nosocomio le formalizzarono l’accusa di stalking. Vennero quindi i due giorni nel carcere femminile della Dozza, l’udienza di convalida e il ritorno alla libertà.
Ieri si è tenuta un’altra udienza del processo che la vede imputata. Davanti al giudice Silvia Giorgi c’è stato il riconoscimento vocale di un registrazione telefonica raccolta dalla 37enne – difesa dall’avvocato Fabio Anselmo – tra lei e l’ex amante. All’udienza precedente venne sentita la moglie, costituitasi parte civile attraverso l’avvocato Piccaglia di Bologna. In quel frangente la donna motivò la denuncia spiegando che in quel periodo trascorse “una vita d’inferno”, costretta a “prendere psicofarmaci”. E poi quelle lettere. In particolare una che le segnalava come in un tal giorno il marito fosse in compagnia dell’amante in un albergo. A lei non rimase che verificare.

9 aprile 2009 - Lui, lei, l'altra. Medici tutti, colleghi e dipendenti di un ospedale della provincia. Lui e lei sposati, l’altra l’amante. Un intreccio amoroso che è costato carissimo al terzo incomodo, una dottoressa trentacinquenne arrestata lunedì sera dai carabinieri all’uscita dal nosocomio con l’accusa di stalking e resistenza. Ieri il giudice ha ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza in merito allo stalking, ha convalidato l’arresto per la sola resistenza e ha rimesso in libertà l’indagata.
Tutto parte dalla querela della moglie il 3 marzo. Racconta che da tempo riceve lettere anonime nelle quali viene invitata a fare attenzione al marito traditore. In quella querela allega solo una lettera, quella datata 3 marzo. Nelle successive settimane di missive ne troverà altre quattro, "fai qualcosa con tuo marito». Parte l’indagine, presto si risale alla mano dello scrivente: l’amante altro non è che una collega di tutti e due.
Lunedì il blitz: i Cc si appostano in ospedale, la trentacinquenne lascia una lettera nella buchetta riservata alla ‘rivale’ in amore. In quel momento viene fermata e dichiarata in arresto per stalking. Lei non capisce, nega, reagisce, per questo verrà pure indagata per resistenza a pubblico ufficiale. Trascorre due notti alla Dozza di Bologna, ieri pomeriggio l’udienza in tribunale. Per il giudice non sono sufficienti i gravi indizi di colpevolezza circa lo stalking, convaliderà l’arresto per la sola resistenza prima di rimetterla in libertà nonostante la richiesta di misura cautelare della procura.
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