26 marzo 2009

Stupro ancora senza colpevole
L'accusato è rimesso in libertà



Due mesi fa a Villadose una ragazza venezuelana, all'epoca incinta, venne violentata. L'esito della perizia sui pneumatici dell'auto ha convinto il gip a scarcerare il presunto autore, un uomo di 38 anni residente a Taglio di Po

Rovigo, 26 marzo 2009 - E' tornato in libertà l’uomo accusato della violenza nei confronti di una giovane venezuelana, residente in Argentina e arrivata in Polesine, nel mese di gennaio, per trascorrere alcuni giorni di vacanza da un cugino che sta lavorando al terminal gasiero.
A scagionare l’uomo, un muratore serbo 38enne residente a Taglio di Po, sposato con due figli, è la perizia disposta dal gip Alessandra Testoni e relativa alla tracce lasciate dai pneumatici dell’auto. L’esito della perizia, infatti, dimostrerebbe che il serbo non sarebbe mai arrivato nel punto che la 27enne venezuelana (che tra l’altro era incinta) aveva indicato come quello nel quale si sarebbe consumata la violenza. Per cui, alla luce di questo, il gip Testoni ha deciso di revocare la misura di custodia cautelare in carcere. Il muratore serbo, che era dietro le sbarre dal 30 gennaio, è pertanto tornato in libertà. Su di lui pesava l’accusa di violenza sessuale aggravata.

I fatti, come abbiamo detto, risalgono alla fine di gennaio: la ragazza era in Polesine per trascorrere alcuni giorni di vacanza da un cugino che sta lavorando per l’Adriatic Lng al terminal gasiero. Una mattina la 27enne (che è sposata con un immobiliarista argentino) ha chiesto informazioni per strada al muratore serbo per poter raggiungere Venezia per una gita turistica. A quel punto il serbo, approfittando della sua buona fede, si sarebbe offerto di darle un passaggio facendola salire sulla sua auto, una Rover 200 di colore blu. Poi, strada facendo, il 38enne si sarebbe offerto di farle da ‘guida turistica’ convincendola con i suoi modi di fare eleganti ed educati.

Ma l’epilogo della giornata, per la ragazza argentina, sarebbe stato il più triste che una donna può immaginare. Secondo la versione dell’accusa, infatti, attorno alle 22.30, il serbo, percorsa l’A13, sarebbe uscito al casello di Boara Pisani e, una volta imboccata la Regionale 443 che porta verso Adria e il Delta, all’altezza di Villadose, avrebbe improvvisamente svoltato in una strada laterale di campagna dove avrebbe costretto la ragazza ad avere un rapporto intimo completo con lui minacciandola poi di morte se avesse denunciato il fatto alle forze dell’ordine.

La 27enne, invece, è andata subito dai carabinieri della stazione di Porto Viro, e ha raccontato il dramma che aveva vissuto. A quel punto, mentre i militari accompagnavano la ragazza in ospedale, i colleghi del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia si sono recati a Taglio di Po, a casa dello slavo. "La Procura ha eseguito una perizia tesa a valutare la corrispondenza fra i pneumatici dell'uomo e le tracce rinvenute sul presunto luogo della violenza — spiegano Antonio Pavan e Andrea Cirillo, legali del serbo— Ebbene, la relazione tecnica ha negato che l’indagato fosse mai stato in tal luogo. Ciò, aggiunto alla mancanza di ogni altro elemento indiziario a carico del serbo, getta una forte luce di inattendibilità sull’intera versione fornita in atto di denuncia".link alla notizia:


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