21 marzo 2009

"Stuprata da un quindicenne"
Ma aveva inventato tutto

La ragazzina coetanea ha ammesso la falsa denuncia ed è stata indagata per calunnia. Intanto il legale della famiglia del ragazzo chiede centomila euro di risarcimento ai genitori dell'adolescente
Reggio Emilia, 21 marzo 2009. «MAMMA, io delle donne non ne voglio più sapere». E’ rimasto traumatizzato, uno studente di 15 anni, da una love story trasformatasi in un’accusa infondata di stupro nei confronti di una coetanea. La sua amichetta si era inventata tutto per paura di perdere l’amicizia di un maggiorenne di cui era invaghita, e le intercettazioni dei carabinieri, che evidentemente non erano granchè convinti del suo racconto, hanno permesso di appurarlo.

Indagata per calunnia, ha ammesso la falsa denuncia ed è stata destinata a dodici mesi di «messa in prova» dal tribunale dei minorenni di Bologna. Una settimana fa l’ultimo colpo di scena. Il legale della famiglia del ragazzino, l’avvocato Nino Giordano Ruffini, ha presentato un’azione civile davanti al tribunale. Centomila euro è la cifra che i genitori chiedono come risarcimento danni alla controparte, vale a dire mamma e papà della ragazzina. La motivazione: «inadeguatezza dell’educazione e omessa vigilanza su minore».

La scabrosa vicenda prese il via l’anno scorso. A presentarsi in caserma fu la mamma della ragazzina. Riferì di aver appreso dalla figlia la notizia della violenza. Uno stupro che l’adolescente confermò. I carabinieri però misero sotto intercettazioni il cellulare della ragazzina e dopo breve tempo scoprirono la verità. Parlando con l’amico adulto, l’adolescente confidava di aver incolpato il coetaneo che nel frattempo era finito nel mirino della procura dei minori. Lui ne uscì a testa alta, lei finì nei guai.

Sconvolto il ragazzino, sconvolta la famiglia di lui. Danni patrimoniali tra medici, avvocati, perdita di giornate di lavoro per assistere il figlio choccato; danni morali ed esistenziali per il danno biologico subito e il condizionamento che la vicenda ha provocato sulla crescita e sull’equilibrio del ragazzo che soffre di insonnia. E a pagare, secondo questi genitori e il loro legale, devono essere i loro «colleghi»: i genitori della ragazzina.


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