"sviluppo del caso"
Lecce (salento) - A marzo due colpi messi a segno nella stessa serata. Presero di mira un bar a Novoli e un noto negozio di elettronica a Lecce. Fingevano malori per facilitare la fuga.
Condannate entrambe a quattro anni di reclusione, così come era stato richiesto dal pubblico ministero Buffelli, le due donne che con i loro finti malesseri avevano favorito in due occasioni la fuga di altrettanti rapinatori loro complici.
Il giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso, che ha presieduto il rito abbreviato, le ha giudicate colpevoli contestando loro i reati di rapina pluriaggravata, ricettazione, lesioni e porto abusivo di arma da fuoco. La ventisettenne di Monteroni Alessia Attanasio e la sua “collega” Giuliana Ricchiello, tre anni più giovane, si trovavano ai domiciliari già dal 25 marzo scorso, giorno in cui si era tenuta l'udienza di convalida del loro arresto avvenuto ad opera dei carabinieri. In quella stessa data le due donne di Monteroni avevano preso parte a due importanti colpi messi a segno a distanza di pochi minuti e con il medesimo modus operandi tra Novoli e la periferia di Lecce.
Nel corso del primo assalto, il gruppo armato aveva preso di mira il “Bar Stazione” di Novoli, riuscendo ad ottenere un bottino di quasi duecento euro. Due malviventi con il volto coperto da passamontagna avevano fatto irruzione nel locale imbracciando un fucile da caccia. Nell'occasione rimase ferito anche l'anziano titolare dell'esercizio commerciale che, tentando di opporsi al sopruso, venne colpito al volto con il calcio dell'arma necesittando succesivamente dell’intervento del 118.
Poco dopo lo stesso commando, a bordo di una Fiat Punto, avrebbe agito presso il negozio di elettronica Trony che sorge sulla via di collegamento tra Lecce e San Cesario. Il lavoro dei malviventi fu agevolato in quel caso da un leggero malore accusato da una cliente, una donna incinta che alcuni istanti prima dell’arrivo dei rapinatori si era sentita male attirando su di sé l'attenzione del personale. Le porte d’uscita vicine alle casse, solitamente chiuse, vennero aperte per favorire l'intervento dei sanitari e proprio da lì si intrufolarono con estrema facilità i banditi. Gli uomini del 118 riconobbero che si trattava della stessa giovane signora che poco prima era stata soccorsa a Novoli in un'analoga situazione.
I carabinieri, informati riguardo tale strana coincidenza, identificarono la donna e scoprirono che si trattava di una componente della banda il cui ruolo era quello di seminare scompiglio con false richieste di aiuto per far guadagnare ai complici una più agevole via di fuga.
Ieri l'udienza, con l'accoglimento della richiesta di pena inoltrata dal pm Buffelli e la condanna a quattro anni di reclusione valida per entrambe le componenti della banda. L'avvocato Massimo Bellini, difensore delle imputate, ha già annunciato l'intenzione di ricorrere in appello per chiedere la riduzione di una pena che “appare decisamente eccessiva considerando che le ragazze coinvolte erano incensurate e che nel corso delle due rapine avevano avuto un ruolo sicuramente importante ma non determinante”.
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www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10102:lecce-condannate-per-rapina-andremo-in-appello&catid=19&Itemid=56









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