26 marzo 2009

O paghi o le immagini della storia di sesso che hai avuto con me finiranno su Internet». Con questa minaccia due donne di Domodossola sono riuscite a estorcere ad un imprenditore cinquantenne, aronese, una cifra attorno ai trentamila euro in sette anni, dal 2002 ad oggi. Qualche giorno fa sono tornate alla carica alzando notevolmente la richiesta: «Questa volta vogliamo 60 mila euro» e' stato l'ultimatum.
All'uomo non e' restato che rivolgersi ai carabinieri della caserma di viale Baracca ad Arona dove ha raccontato tutto. I militari hanno incominciato a seguire le due ricattatrici e hanno predisposto la trappola in ogni minimo particolare.
Lunedi' alle 18 l'imprenditore aronese ha consegnato il pacchetto, confezionato per l'occasione, con le banconote: in parte vere e in parte carta di giornale. Luogo dell'appuntamento il piazzale antistante la stazione ferroviaria di Domodossola, dove appostati c'erano sei carabinieri in borghese. Le donne sono arrivate puntuali alle 18 a bordo di una Citroen Xsara station vagon di una delle due. Senza sospettare minimamente dell'agguato, si sono guardate attorno e si sono avvicinate alla loro vittima. Al momento della consegna, pero', sono entrati in azione i militari, ma le due sono riuscite ad allontanarsi velocemente. Ne e' nato un inseguimento che si e' concluso con lo speronamento della Citroen da parte di una delle vetture dei carabinieri, avvenuto in via Sempione, non lontano dalla caserma dei vigili del fuoco del capoluogo ossolano. Sull'auto c'erano V. P. e S. A., entrambe trentenni, residenti a Domodossola.
Colte in flagranza le due sono state portante in caserma ad Arona e interrogate a lungo. Hanno confessato che l'estorsione durava sin dal 2002.
In quell'anno l'imprenditore aronese, sposato e padre, in quell'anno aveva avuto una storia con V.P., che allora lavorava, come la sua complice S.A., in un'impresa di pulizie. La relazione era sfociata in un focoso rapporto intimo con V.P. che le ricattatrici sostenevano essere stato fotografato e filmato. Da allora le due donne, per anni, hanno minacciato di divulgare le immagini dell'incontro attraverso Internet. Foto scottanti di un amplesso che e' costato molto caro all'imprenditore. Alle prime richieste di denaro l'aronese ha ceduto e pagato pur di mantenere riservata la «scappatella» coniugale ai suoi familiari. Le pressioni per spillare soldi si sono ripetute per sette anni, dal 2002 sino al 2009: in totale una decina di tranche per un ammontare complessivo di 30 mila euro. «Se non paghi ti roviniamo la reputazione, visto che sei molto conosciuto, inserendo le immagini su un sito internet» questa la frase minacciosa che veniva ripetuta ogni volta che scattava una nuova domanda di denaro.
All'ultima richiesta di 60 mila euro dei giorni scorsi, l'imprenditore aronese, esasperato, non ha piu' voluto cedere e si e' rivolto alle forze dell'ordine che hanno architettato la trappola. Secondo il racconto dell'uomo solo V.P. avrebbe avuto un rapporto con lui. S.A. sembrerebbe essersi limitata a fare da spalla all'amica-complice accompagnandola in diverse occasioni a riscuotere il denaro. Le due donne da qualche tempo lavorano in una fabbrica di orologi in Svizzera.
Lunedi' pomeriggio si sono presentate puntuali all'appuntamento a bordo della Citroen Xsara ignare della trappola che i militari della compagnia di Arona, in trasferta in Ossola, avevano loro teso.
Tutte e due sposate e separate non avevano alcun precedente penale. I carabinieri pero' stanno vagliando se nel mirino delle due «strozzine» possano essere finiti in precedenza altri uomini, che, pur di non rendere nota la storia, hanno pagato senza sporgere denuncia. Le due ossolane sono state rinchiuse nel reparto femminile del carcere di Vercelli in attesa della convalida dell'arresto. Dell'episodio si sta occupando il magistrato verbanese Nicola Periani.
fonte: http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=9184753


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