aggiornamento del 12 aprile 2013
Il telefono di casa che squilla nella notte, e poi il silenzio dall'altra parte. Non una o due volte, ma per ben 160 volte in nemmeno un anno. Condanna a un mese di arresto con pena sospesa (la Procura ne aveva chiesti due) per una 35enne ravennate, che ha tempestato di telefonate il numero di casa della famiglia dell’ex fidanzato a Roncalceci, frazione di Ravenna.
Il giudice monocratico Milena Zavatti ha anche condannato la donna a pagare le spese legali e a risarcire in separata sede madre, padre e sorella dell’ex, costituitisi parte civile con l’avv. Maria Grazia Russo.
La telefonate erano iniziate a inizio marzo 2008, cioè subito dopo la fine della convivenza tra i due e il ritorno dell’ex fidanzato a casa con i genitori. Ed erano continuate almeno per tre anni, secondo quanto riferito dalle parti civili. Anche se il capo d’imputazione si fermava al 22 febbraio 2009.
In quello stesso periodo per la 35enne era stato aperto un secondo procedimento: questa volta per stalking nei confronti dell’ex. I carabinieri avevano delineato un quadro fatto di continui pedinamenti, appostamenti, immondizia sparsa nel cortile dell’uomo, danni alla vettura dell’ex, finti investimenti di lui con l’auto, insulti via Facebook e chiamate alla nuova compagna dell’uomo. Il 4 ottobre 2011 la ragazza aveva patteggiato sei mesi di carcere con pena sospesa.









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