10 dicembre 2008
da L'Espresso
LIVORNO. Lei il delitto l’aveva ispirato, lui l’ha eseguito. Lei è in carcere, alle Sughere, dove sia lui non si sa, ma la polizia è fiduciosa di riuscire ad acciuffarlo chissà dove. L’indagine sull’omicidio di Danilo Marzi, il 60enne trovato morto nelle campagne tra Cecina e Rosignano il 3 aprile scorso, è a una svolta. La Procura della Repubblica di Livorno ha emesso due fermi a carico di Luz Maria Godoy Del Toro, 39 anni, vedova di Marzi, e di Yosmari Armas Castilla, 29 anni, amico assai stretto della donna, cubano come lei.
Luz Maria è nel penitenziario livornese da alcuni giorni. E ieri il giudice per le indagini preliminari Elsa Iadaresta ha convalidato il fermo, davanti al silenzio della donna che si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Dove sia Armas Castilla, invece, non si sa. E’ scomparso all’improvviso, si è volatilizzato nel nulla, forse poche ore prima che arrivassero a casa sua i poliziotti. Però c’è un dato che lo inchioda: l’arma del delitto. La pistola che ha ucciso Danilo Marzi è il revolver calibro 38, marca Smith & Wesson, di proprietà del cognato di Yosmeri Armas Castilla. Ma lui, Sergio Ballatori, marito della sorella del 29enne cubano, lo disse subito ai poliziotti che quell’arma lui non la usava da una ventina d’anni e che era custodita nella camera degli ospiti del suo appartamento. Dove, guarda caso, dormiva proprio Armas Castilla. La pistola era in un armadio, insieme a un sacchetto contenente 82 proiettili calibro 38: 46 caricati a «palla scamiciata» in solo piombo, 36 a palla camiciata. Erano di due tipi differenti, dunque, ma mischiati gli uni agli altri. Non sfuggì ai poliziotti, al momento della perquisizione, che i proiettili - ben quattro - trovati nel cadavere di Marzi erano proprio di due tipi diversi.
L’arma è stata analizzata a Firenze, dal gabinetto regionale della polizia scientifica. E il risultato ha inchiodato l’uomo. Secondo gli inquirenti, dunque, il duo che ha progettato e messo in atto l’omicidio si è tradito. Se Yosmeri Armas Castilla è stato l’uomo che ha esploso i quattro colpi alla schiena di Danilo Marzi, e per questo è accusato di omicidio volontario premeditato, la moglie di Marzi, Luz Maria Godoy Del Toro è considerata l’istigatrice di tutto.
Per motivi economici, questo è il movente che sembra farsi largo dalle maglie dell’indagine. Il marito voleva scaricarla: a quanto si è capito, il loro matrimonio era giunto alla fine e la donna aveva paura di perdere la tranquillità. Per questo - secondo gli inquirenti - avrebbe scelto la strada dell’eliminazione del marito.
Fra i due cubani, probabilmente, c’era qualcosa di più di una semplice amicizia: una relazione che ha portato fino al delitto di aprile. Luz Maria ha provato fino all’ultimo a ostacolare le indagini, arrivando a dire ai carabinieri che suo marito pochi giorni prima di essere ammazzato aveva avuto una lite con alcuni rumeni. Una pista che però si è rivelata del tutto infondata, un ballon d’essai buono solo per ritardare le scoperte degli inquirenti: la donna avrebbe voluto mettere le mani sul patrimonio del marito - la palazzina dove abitava con la moglie e le due figlie di lei, un appartamento a Saint Vincent e la metà di un terreno - prima che il matrimonio, valido formalmente ma basato su un rapporto ormai freddo, fosse annullato anche ufficialmente per volontà del Marzi.
18 novembre 2010
http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/11/18/news/il_killer_e_la_moglie_mandante_condannati_all_ergastolo-9264139/
Condanna all'ergastolo per Luz Maria Godoy Del Toro, cubana, 42 anni, accusata di essere la mandante dell'omicidio del marito, Danilo Marzi, 60 anni, di Cecina (Livorno), trovato morto il 4 aprile del 2008 in una strada di campagna, nel Livornese. Ergastolo anche per Yosmeri Armas Castilla, 31 anni, cubano, accusato di essere stato il killer. E' la sentenza emessa stasera, dopo circa cinque ore di camera di consiglio, dalla corte d'assise di Livorno.
Il pm Giuseppe Rizzo aveva chiesto una condanna a 30 anni per entrambi gli imputati, ritenendo di non poter contestare la premeditazione. Marzi venne trovato morto la mattina del 4 aprile 2008 nella zona del Tripesce, tra i comuni di Cecina e Rosignano: era stato ucciso con quattro colpi di pistola. Ad ammazzarlo, sempre in base all'accusa, sarebbe stato Armas Castilla. La mandante sarebbe stata Luz Maria Godoy Del Toro.
Movente: la volontà di Marzi di separarsi da lei.
Tra le prove a carico dell'uomo, una perizia balistica che ha individuato nella pistola del cognato di Armas l'arma del delitto e i tabulati telefonici, che hanno dato per certa la presenza dell'imputato all'ora e nel luogo del delitto. Il collegamento con la Godoy, invece, sarebbe fatto risalire soprattutto a una telefonata di oltre un minuto fatta, a circa mezz'ora da delitto, da una cabina telefonica che si trova a 20 metri dall'abitazione di Armas a un cellulare della donna. Entrambi gli imputati hanno sempre negato un loro coinvolgimento nel delitto.
da L'Espresso
LIVORNO. Lei il delitto l’aveva ispirato, lui l’ha eseguito. Lei è in carcere, alle Sughere, dove sia lui non si sa, ma la polizia è fiduciosa di riuscire ad acciuffarlo chissà dove. L’indagine sull’omicidio di Danilo Marzi, il 60enne trovato morto nelle campagne tra Cecina e Rosignano il 3 aprile scorso, è a una svolta. La Procura della Repubblica di Livorno ha emesso due fermi a carico di Luz Maria Godoy Del Toro, 39 anni, vedova di Marzi, e di Yosmari Armas Castilla, 29 anni, amico assai stretto della donna, cubano come lei.
Luz Maria è nel penitenziario livornese da alcuni giorni. E ieri il giudice per le indagini preliminari Elsa Iadaresta ha convalidato il fermo, davanti al silenzio della donna che si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Dove sia Armas Castilla, invece, non si sa. E’ scomparso all’improvviso, si è volatilizzato nel nulla, forse poche ore prima che arrivassero a casa sua i poliziotti. Però c’è un dato che lo inchioda: l’arma del delitto. La pistola che ha ucciso Danilo Marzi è il revolver calibro 38, marca Smith & Wesson, di proprietà del cognato di Yosmeri Armas Castilla. Ma lui, Sergio Ballatori, marito della sorella del 29enne cubano, lo disse subito ai poliziotti che quell’arma lui non la usava da una ventina d’anni e che era custodita nella camera degli ospiti del suo appartamento. Dove, guarda caso, dormiva proprio Armas Castilla. La pistola era in un armadio, insieme a un sacchetto contenente 82 proiettili calibro 38: 46 caricati a «palla scamiciata» in solo piombo, 36 a palla camiciata. Erano di due tipi differenti, dunque, ma mischiati gli uni agli altri. Non sfuggì ai poliziotti, al momento della perquisizione, che i proiettili - ben quattro - trovati nel cadavere di Marzi erano proprio di due tipi diversi.
L’arma è stata analizzata a Firenze, dal gabinetto regionale della polizia scientifica. E il risultato ha inchiodato l’uomo. Secondo gli inquirenti, dunque, il duo che ha progettato e messo in atto l’omicidio si è tradito. Se Yosmeri Armas Castilla è stato l’uomo che ha esploso i quattro colpi alla schiena di Danilo Marzi, e per questo è accusato di omicidio volontario premeditato, la moglie di Marzi, Luz Maria Godoy Del Toro è considerata l’istigatrice di tutto.
Per motivi economici, questo è il movente che sembra farsi largo dalle maglie dell’indagine. Il marito voleva scaricarla: a quanto si è capito, il loro matrimonio era giunto alla fine e la donna aveva paura di perdere la tranquillità. Per questo - secondo gli inquirenti - avrebbe scelto la strada dell’eliminazione del marito.
Fra i due cubani, probabilmente, c’era qualcosa di più di una semplice amicizia: una relazione che ha portato fino al delitto di aprile. Luz Maria ha provato fino all’ultimo a ostacolare le indagini, arrivando a dire ai carabinieri che suo marito pochi giorni prima di essere ammazzato aveva avuto una lite con alcuni rumeni. Una pista che però si è rivelata del tutto infondata, un ballon d’essai buono solo per ritardare le scoperte degli inquirenti: la donna avrebbe voluto mettere le mani sul patrimonio del marito - la palazzina dove abitava con la moglie e le due figlie di lei, un appartamento a Saint Vincent e la metà di un terreno - prima che il matrimonio, valido formalmente ma basato su un rapporto ormai freddo, fosse annullato anche ufficialmente per volontà del Marzi.
18 novembre 2010
http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/11/18/news/il_killer_e_la_moglie_mandante_condannati_all_ergastolo-9264139/
Condanna all'ergastolo per Luz Maria Godoy Del Toro, cubana, 42 anni, accusata di essere la mandante dell'omicidio del marito, Danilo Marzi, 60 anni, di Cecina (Livorno), trovato morto il 4 aprile del 2008 in una strada di campagna, nel Livornese. Ergastolo anche per Yosmeri Armas Castilla, 31 anni, cubano, accusato di essere stato il killer. E' la sentenza emessa stasera, dopo circa cinque ore di camera di consiglio, dalla corte d'assise di Livorno.
Il pm Giuseppe Rizzo aveva chiesto una condanna a 30 anni per entrambi gli imputati, ritenendo di non poter contestare la premeditazione. Marzi venne trovato morto la mattina del 4 aprile 2008 nella zona del Tripesce, tra i comuni di Cecina e Rosignano: era stato ucciso con quattro colpi di pistola. Ad ammazzarlo, sempre in base all'accusa, sarebbe stato Armas Castilla. La mandante sarebbe stata Luz Maria Godoy Del Toro.
Movente: la volontà di Marzi di separarsi da lei.
Tra le prove a carico dell'uomo, una perizia balistica che ha individuato nella pistola del cognato di Armas l'arma del delitto e i tabulati telefonici, che hanno dato per certa la presenza dell'imputato all'ora e nel luogo del delitto. Il collegamento con la Godoy, invece, sarebbe fatto risalire soprattutto a una telefonata di oltre un minuto fatta, a circa mezz'ora da delitto, da una cabina telefonica che si trova a 20 metri dall'abitazione di Armas a un cellulare della donna. Entrambi gli imputati hanno sempre negato un loro coinvolgimento nel delitto.









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