23 aprile 2010

14 marzo 2008

Vicenza - Una donna di Rossano Veneto, Angela Nichele, di 44 anni, ha ucciso nelle prime ore di stamane il marito Matteo Zanetti, 46 anni, colpendolo ripetutamente con un’accetta. L’omicidio è avvenuto nell’abitazione della coppia in via San Paolo. Subito dopo la donna ha chiamato i carabinieri per consegnarsi. Da quanto si è appreso, sino a questo momento l’uomo sarebbe rientrato ubriaco, provocando così l’ira della moglie.

La dinamica I carabinieri sono al lavoro per ricostruire le fasi dell’omicidio: la donna, madre di quattro figli, ha ucciso a colpi d’ascia il marito. L’uomo, secondo il racconto della donna, era ubriaco. Sarebbero stati proprio i figli della coppia, dai 17 ai 22 anni, a chiamare i carabinieri avvertendoli della tragedia avvenuta in casa. Angela Nichele, probabilmente esasperata dalla dipendenza all’alcol del marito, Matteo Zanetti, lo ha ucciso, per sua stessa ammissione, con due colpi d’ascia alla testa. Quando i militari dell’arma sono arrivati nell’abitazione, hanno trovato il corpo dell’uomo sul letto della camera matrimoniale. Il pm del tribunale di Bassano Giovanni Parolin, che coordina le indagini, ha incaricato il medico legale dell’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa (Vicenza), Lorenzo Meloni, di effettuare un primo esame del corpo della vittima.

link alla notizia:


23 aprile 2010

http://www.ilgiornaledivicenza.it/dossiers/Comunit%C3%A0/65/181/145790/


Angela Nichele, la donna che nel marzo del 2008 uccise il marito violento, è stata assolta anche in appello. La sentenza pronunciata nell'aula bunker di Mestre riforma parzialmente però la sentenza di primo grado, accogliendo di fatto le richieste del sostituto procuratore Giovanni Parolin, il magistrato che condusse l'inchiesta (e che si appellò alla sentenza).
La 46enne di Rossano, ha sentenziato la Corte, va assolta non per legittima difesa putativa, come stabilito in tribunale a Bassano, ma perchè incapace di intendere e di volere: un disagio psichico provocato dai soprusi che la donna era costretta a subire dal marito e rilevato da una perizia psichiatrica disposta durante le indagini. La Corte d'appello di Venezia, inoltre, ha anche disposto nei confronti di Angela Nichele la misura di sicurezza della libertà vigilata per un anno, sollecitando inoltre delle cure psicoterapiche (che la donna sta già seguendo).
«Siamo molto soddisfatti, - ha affermato l'avvocato trevigiano Ortis Pellizzer, difensore della donna -: per noi questa è comunque una vittoria perchè Angela è stata nuovamente assolta».
L'omicidio si consumò nella notte tra il 13 e il 14 marzo 2008 nella casa di campagna della famiglia Zanetti, in via San Paolo. Nel tardo pomeriggio di quel giorno, Matteo Zanetti, 46 anni, commerciante ambulante di ortofrutta, rincasò dal lavoro e litigò per l'ennesima volta con la moglie. L'uomo uscì per andare al bar e nella tarda serata rientrò ubriaco. Scoppiò un nuovo e violento litigio con la moglie, concluso solo prima di mezzanotte, quando andò a dormire. La donna, stanca di questa situazione, si recò nella legnaia, prese una mannaia, risalì in camera e sferrò almeno tre colpi alla testa dell'uomo mentre era steso a letto.
Quindi, avvisò i quattro figli, due dei quali andarono di persona a chiamare i carabinieri della stazione di Rosà. La donna venne arrestata per omicidio e rimase in carcere fino a quando le furono concessi i domiciliari in casa dei genitori, a Santa Croce Bigolina. Al termine del processo di primo grado con rito abbreviato condizionato, davanti al giudice Barbara Maria Trenti, nei confronti dell'imputata fu pronunciata la sentenza di assoluzione perchè «il fatto non costituisce reato».
Che il processo fosse destinato a concludersi positivamente per l'indagata era cosa prevedibile. Nella prima udienza, alla fine dell'ottobre 2008, venne infatti reso noto l'esito di una perizia psichiatrica di parte condotta sulla donna, secondo la quale al momento dell'omicidio Angela Nichele sarebbe stata incapace di intendere e di volere. Sulla scorta di quell'esame, il giudice ordinò una nuova consulenza, che ripropose nella sostanza le stesse conclusioni.


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