17 maggio 2010


18 luglio 2005 - Si è avvalsa stamani della facoltà di non rispondere, davanti al gip di Perugia, Tiziana Deserto, la madre di Maria Geusa, la bambina uccisa nell'aprile dell'anno scorso a Città di Castello che stamani doveva essere interrogata nell'ambito del processo con il rito abbreviato a Giorgio Giorni, l'imprenditore accusato del delitto.
La donna, 32 anni, originaria di Manduria (Taranto) deve rispondere di concorso nell'omicidio e nella violenza sessuale, nonché di maltrattamenti nei confronti della figlia. ''Risponderà quando ci sarà il suo avvocato'' ha spiegato all'uscita dall'aula l'avvocato Eugenio Zaganelli, uno dei legali della famiglia Geusa. Il difensore di fiducia della Deserto, l'avvocato Gianni Zaganelli, è infatti assente da tempo perché malato.
La madre di Maria Geusa - che si è sempre proclamata estranea agli addebiti - ha lasciato il palazzo di giustizia senza parlare con i giornalisti. Con lei, come sempre, il marito Massimo. Il processo con il rito abbreviato a Giorni - accusato di omicidio e di avere violentato la bambina - è stato quindi rinviato al 12 settembre per sentire i periti medico-legali.
Il 19 settembre compariranno invece davanti al gip gli esperti che hanno esaminato le tracce di Dna trovate sui vestiti della piccola. Dal 4 al 6 ottobre è stata invece fissata la discussione del processo.
Mercoledì riprenderà invece l'udienza preliminare a carico della Deserto (la posizione della quale era unita inizialmente a quella di Giorni ma è stata poi separata in seguito al malore dell'avvocato Gianni Zaganelli). Il gip sentirà, con la formula dell'incidente probatorio, l'imprenditore originario di Sansepolcro arrestato subito dopo l'omicidio.
Oggi il suo difensore, l'avvocato Giancarlo Viti, ha preferito non dire se il suo assistito (già interrogato il 28 maggio scorso nel processo a suo carico) risponderà alle domande del giudice.
Giorni ha sempre sostenuto di avere colpito la bambina (che gli era stata affidata dalla madre) nella sua abitazione di Città di Castello, negando però di averla voluta uccidere. Giorni ha inoltre sempre respinto l'accusa di avere violentato Maria Geusa.
fonte:
9 giugno 2010 - La Corte d'Assise d'Appello di Perugia ha confermato oggi la condanna a 15 anni di reclusione per Tiziana Deserto, la madre di Maria Geusa, la piccola morta a due anni e 7 mesi nell'aprile del 2004. La bambina era stata violentata sessuale e poi brutalmente picchiata da Giorgio Giorni, condannato all'ergastolo, a cui la Deserto affidava la bambina. La donna è stata condannata per concorso in omicidio e violenza sessuale ai danni della bambina, e assolta per l'accusa di maltrattamenti. Tiziana Deserto, si è sempre proclamata innocente, e lo ha fatto anche ieri rivolgendosi alla Corte, " giudicatemi serenamente perché sono innocente" aveva ripetuto. Il pg Giancarlo Costagliola aveva chiesto che la donna venisse condannata a 19 anni di reclusione (poi furono 15 quelli a sentenza, ndr.), come già era stato chiesto in primo grado dalla pubblica accusa. Per l'accusa Tiziana Deserto, avrebbe "ceduto" la bambina a Giorni, consapevole delle violenze dell'uomo. E Tiziana non poteva non essersi accorta di "segni inequivocabili". Per la Procura, c'era una "comunanza d'intenti" tra la donna e Giorni. Gli avvocati Gianni ed Eugenio Zaganelli, autori di un'appassionata difesa, avevano invece sollecitato l'assoluzione della loro assistita. Secondo la loro ricostruzione, la Deserto, insoddisfatta della vita che conduceva, avrebbe visto nel datore di lavoro di suo marito "una svolta". Secondo la difesa, la donna si era innamorata di lui, si fidava talmente tanto da affidargli la bambina, anche e soprattutto, in vista di una futura convivenza, data per certa dalla Deserto. Per questo quella fatidica mattina, quando lui si offrì di badare alla bimba invece di portarla all'asilo, lei ne fu ben felice, convinta che servisse per farli conoscere. Maria Geusa morì il 6 aprile 2004 nell'ospedale di Città di Castello dopo un giorno di coma irreversibile, due arresti cardiaci e sofferenze irripetibili testimoniate dal corpicino martoriato della piccola: lesioni interne ed esterne e gravi lesioni sessuali. Maria è morta per lo "Shaken baby syndrome", ovvero la sindrome del bambino scosso.
17 maggio 2012 - Per Tiziana Deserto la condanna per concorso nell’omicidio della figlia Maria Geusa, morta all’età di due anni e sette mesi a Città di Castello è ora definitiva. Dopo una lunga camera di consiglio la Cassazione ha infatti confermato stasera i 15 anni di reclusione (tre condonati) inflitti in primo e secondo grado dai giudici di Perugia, pur escludendo l’aggravante della crudeltà. Per la donna - indagata finora a piede libero - a breve si apriranno quindi, forse già domani le porte del carcere. Anche se lei si è sempre proclamata innocente.
«Devo accettarla. Non posso fare diversamente» ha detto la Deserto a uno dei suoi difensori, l’avvocato Eugenio Zaganelli, riferendosi alla sentenza, attesa nella casa della madre a Latiano (Brindisi). La donna è stata condannata anche per concorso nella violenza sessuale subita dalla figlia.
Alla Cassazione avevano fatto ricorso i suoi difensori, gli avvocati Gianni ed Eugenio Zaganelli, chiedendo l’annullamento della sentenza d’appello e quindi l’assoluzione della loro assistita.
Maria Geusa morì il 6 aprile del 2004 in seguito alle violenze subite dall’imprenditore edile Giorgio Giorni, condannato definitivamente all’ergastolo. Secondo la ricostruzione accusatoria, la Deserto gli affidò la figlia dopo essersi innamorata dei lui. Per Giorni lavorava anche il padre della bambina.
La Deserto si è sempre proclamata estranea alle accuse sostenendo di essere stata all’oscuro delle violenze sulla figlia e di essersi fidata di Giorni, per il quale lavorava il marito.
Dopo avere a lungo vissuto a Città di Castello la donna era tornata con la famiglia in Puglia, regione della quale è originaria e ora vive in un piccolo centro della provincia di Brindisi.


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